Il futuro nelle attese. Mimmo Jodice a Napoli

Madre, Napoli – fino al 24 ottobre 2016. Un progetto espositivo che si rende perfetto apparato di comunicazione, una mano curatoriale ferma e sensibile. Le attese, la sospensione, la sempiterna attualità dei giorni negli inconfondibili monocromi fotografici di Mimmo Jodice.

Mimmo Jodie, Attesa, opera n. 2, 2012 - Collezione dell’artista
Mimmo Jodie, Attesa, opera n. 2, 2012 - Collezione dell’artista

IL FUTURO
Se troppo spesso capita di imbattersi in mostre che risultano essere un contenitore scollato o ingombrante rispetto al contenuto, la grande retrospettiva dedicata dal Madre a Mimmo Jodice (Napoli, 1934) evidenzia come sia possibile fare sintesi e anche celebrazione di una carriera ormai consacrata, ma nell’ottica di apertura a nuovi punti di partenza e proiezioni nel futuro.
La curatela del direttore Andrea Viliani orchestra l’itinerario espositivo a struttura chiastica: ad abbracciare il tutto, una sala – parcellizzata in camere quasi laboratoriali – che può fruirsi tanto a inizio quanto a fine percorso, in cui le testimonianze sperimentali di Jodice evidenziano la consapevolezza metalinguistica che lo ha reso padre della didattica universitaria italiana in ambito fotografico e pioniere nel riconoscimento di una dignità autonoma a un’arte che, precedentemente, era vista come mera registrazione del reale.

LA MOSTRA
Così connotato, il suo lavoro è suddiviso in tre sezioni che, per la loro successione, individuano un tempo sincronico e acronico, sospeso, in aderente congruità col messaggio autoriale di Jodice, basato su dimensioni spaziotemporali misteriche e universali, che racchiudono l’essenza ontologica, ma anche la potenzialità evocativa, dei mondi fotografati. A inizio percorso le famose visioni archeologiche e in coda Transiti, serie che ricercano, in chiave di empatia umana, la sempiterna attualità di sguardi e suggestioni antiche; ma è a metà dell’itinerario, con un’illogicità diacronica che sugella appunto la valenza ciclica della propulsione creativa dell’artista, il più recente progetto Attese, scenografie metafisiche per l’universale condizione della sospensione, dell’attendere.

LA CURATELA
In tal modo, la mano curatoriale scansa la trappola, rischiosa quando si lavora sugli established, di fossilizzare in una celebrazione quasi preclusiva di futuro quella che invece si percepisce come un ricerca tuttora in fermento. Lo stesso approccio fa sì che anche gli accostamenti – pregnanti e illuminanti – tra il classicismo e la sospensione di Jodice e quelli di sculture archeologiche o capolavori di René Magritte, Giovan Battista Piranesi, Jusepe de Ribera, Giorgio Morandi, Giorgio de Chirico e Mario Sironi sembrino aprire nuove direzioni interpretative e progettuali, piuttosto che chiudere il tutto in una consacrazione solo musealizzante.

Diana Gianquitto

Napoli // fino al 24 ottobre 2016
Mimmo Jodice – Attesa. 1960-2016
a cura di Andrea Viliani
MADRE
Via Settembrini 79
081 19313016
[email protected]
www.madrenapoli.it

MORE INFO:
https://www.artribune.com/dettaglio/evento/54783/mimmo-jodice-attesa-1960-2016/

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Diana Gianquitto
Sono un critico, curatore e docente d’arte contemporanea, ma prima di tutto sono un “addetto ai lavori” desideroso di trasmettere, a chi dentro questi “lavori” non è, la mia grande passione e gioia per tutto ciò che è creatività contemporanea. Collaboro stabilmente con Artribune dal suo nascere, dopo aver militato fino al 2011 in Exibart. Curo rassegne, incontri, mostre, corsi, workshops e seminari in collaborazione, tra gli altri, con il Pan – Palazzo delle Arti Napoli, il Forum Universale delle Culture 2010, la Facoltà di Sociologia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, l’Accademia di Belle Arti di Napoli, l’Università Parthenope e le gallerie Overfoto e Al Blu Di Prussia. Sono da anni ideatrice, curatrice e docente di corsi e laboratori di avvicinamento all’arte contemporanea in numerosi enti culturali, condotti secondo una metodica sperimentale da me ideata che sintetizzo sotto il label di CCrEAA - Comprensione CReativa e Empatico Ascolto dell'Arte e che mira a promuovere un ascolto empatico dell’arte allo scopo di una sua comprensione, comunicazione, divulgazione e veicolazione più profonda e incisiva. La mia ricerca è orientata in particolare verso le forme espressive legate alle tecnologie digitali, all’immateriale, alla luce e all'evanescenza, a un’evocazione di tipo organico, a una ricognizione olistica del senso antropico ed esistenziale capace di armonizzare indagine estetica, sensoriale, cognitiva, emotiva e relazionale. [ph: Giuliana Calomino (particolare)]