Nuovo giro nuova corsa. Ancora su Carsten Höller

Ancora un’esercitazione a partire dalla mostra di Carsten Höller tenutasi nei mesi scorsi all’HangarBicocca di Milano. A firmarla, una studentessa della NABA. Con testo e fotografie che lavorano ai fianchi dell’esposizione.

Guardo una giostra simile a quella di allora, con seggiolini che non volano...
Guardo una giostra simile a quella di allora, con seggiolini che non volano...

Il lungo corridoio buio era come un viaggio nel tempo. Ti catapultava di nuovo laggiù, nell’infanzia. Tutto quello che era stato dopo era come se non fosse mai accaduto. Tutto doveva ancora accadere.
E rieccomi lì. Rieccomi nel letto d’estate a fissare figure immaginarie nel soffitto. Tutto è talmente fermo che sento la Terra muoversi sotto di me, nei suoi eterni moti di rotazione e rivoluzione. La luce bianchissima entra nella stanza alle tre di pomeriggio, l’aria è calda e immobile. Ma ad ogni ora sembrano essere le tre di pomeriggio. La scuola è da poco finita e ora ci si può annoiare.
Mio nonno mi chiama, con la sua voce sempre troppo alta: “Sono arrivati i cami!”.
Guardo fuori dalla finestra e vedo strani movimenti nel cortile. I camion delle giostre fanno manovra: devono restare parcheggiati lì per tutto il mese. In cambio io, come tutti gli anni, ho i biglietti gratis. Mi sento privilegiata. Non devo chiedere niente a nessuno: per me c’è sempre ancora un ultimo giro.
Sono giù al pratone quella sera e tutte le sere successive tra il tirassegno con la scritta Terminator, i labirinti di specchi, le montagne russe e le bancarelle che vendono spirali di liquirizia, nuvole di zucchero rosa e caramelle gommose. C’è un gran frastuono, come quando ognuno prova a dire la sua: ci sono ritornelli estivi, i ritmi ossessivi delle giostre dei grandi, le canzoni dei cartoni animati e le voci che urlano al megafono “nuovo giro, nuova corsa”. Poi c’è chi grida perché ha paura. Lo dico a mia mamma ma lei mi dice che gridano perché si stanno divertendo. Io penso allora che il divertimento non lo capisco. Poi mi ricordo che ho i biglietti gratis e che sono privilegiata.

Guardo una giostra simile a quella di allora, con seggiolini che non volano...
Guardo una giostra simile a quella di allora, con seggiolini che non volano…

Così scelgo di andare sull’autoscontro. Io scelgo sempre l’autoscontro: guidare mi piace, mi fa sentire libera seppur in settanta metri quadri. Ma i miei amici finiscono i biglietti e mi dicono che si annoiano e che vogliono andare sul calcinculo. Loro preferiscono il calcinculo, a me invece tutto quel girare fa girare la testa perché le cose scorrono via troppo veloci. Forse semplicemente c’è chi si sente a suo agio nello stare nel vortice e chi no. Forse è solo questione di attitudine. Poi La Simo insiste, mi dice che c’è Il Nico e che forse si sono rimessi insieme. Allora io vado con loro.
Sali?
No, non salgo.
Resto a guardarli mentre girano su loro stessi nella loro convulsa felicità.
Chiudo gli occhi e torno qui. Tutto è già accaduto.
Guardo una giostra simile a quella di allora, con seggiolini che non volano, e penso a quell’equilibrio di forze fisiche che facevano sì che lei potesse rimanere aggrappata al seggiolino di lui. Il movimento non doveva essere né troppo lento, né troppo veloce. Accade di rado, ma accade.

Eleonora Roaro

Milano // fino al 31 luglio 2016
Carsten Höller – Doubt
a cura di Vicente Todolí
HANGARBICOCCA
Via Chiese 2
02 66111573
[email protected]
www.hangarbicocca.org

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/52546/carsten-holler-doubt/

Prendendo spunto dalla visita ad alcune importanti mostre realizzate a Milano recentemente, gli studenti del Biennio di Arti Visive e Studi Curatoriali di NABA hanno realizzato dei brevi testi cercando di trasformare la scrittura giornalistica in un’esperienza di viaggio all’interno delle opere. Tra i numerosi contributi prodotti durante l’esercitazione finale del corso di Critical Writing abbiamo scelto quelli che più attraversano i confini disciplinari del raccontare l’arte contemporanea.  

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  • Stefano

    Ho visto la mostra ed era alquanto ridicola, una serie di trovate da parco giochi di provincia strombazzata come arte, appiccicando patetiche riflessioni, con una pompa magna pubblicitaria degna del miglior detersivo per piatti.