La Puglia e l’eterno ritorno. Giorgio de Chirico a Conversano

Castello di Conversano, Bari – fino al 1° novembre 2016. Cinquanta opere di Giorgio de Chirico, padre dell’arte metafisica, approfondiscono il possibile rapporto fra il mito, la modernità e la contemporaneità. Sullo sfondo di una Puglia che racchiude in sé importanti legami con l’antico.

Giorgio de Chirico, Due cavalli in riva al mare,1964
Giorgio de Chirico, Due cavalli in riva al mare,1964

LEGAMI ATAVICI
È un legame sotterraneo e archetipo con il mito, con la cultura classica e con le terre del sud che rende peculiare e riconoscibile la produzione di Giorgio de Chirico (Volos, 1888 – Roma, 1978).  La Puglia, con i suoi paesaggi arcaici e solitari, si confronta con le atmosfere immobili e senza tempo di radice schopenhaueriana – dalle piazze deserte agli edifici impenetrabili e disabitati – in cui dimorano potenti presenze antropomorfe. Gli scenari rarefatti e raggelati di Arnold Böcklin, che de Chirico ha guardato, sono sospesi nelle visioni tormentante dai cieli verdastri e cupi da cui emergono le ciminiere, le stazioni e i treni di città fantasma dalla vita assente.

PUGLIA METAFISICA
I manichini divengono sculture e Muse Inquietanti, le quali rimandano intensamente all’iconografia del mondo ellenico che la Puglia trattiene in sé, nelle proprie radici, nei paesi candidi delle architetture arabo-normanne e nella statuaria grave dagli echi orientalizzanti.
La città antica di Conversano ospita in questa rassegna dedicata a Giorgio de Chirico, dal titolo Ritorno al Castello, cinquanta opere che sviluppano, nella propria genesi, il concetto di narrazione, di riapparizione del mythos come elemento perturbante nella dimensione metafisica.  Dimorano in paesaggi inspiegabili i cavalieri erranti, sperduti nella natura ambigua e senza logica della non-realtà; essi vagano senza dimora in città dalle solenni forme, che pero poi si tramutano in spazi utopici delimitati dai profili complessi dell’archeologia post-industriale.
Le ombre taglienti degli anonimi manichini amplificano il rapporto estraniante con il reale, lo dilatano e lo immobilizzano, proiettando nella contemporaneità le sospese scene mitologiche che, come nelle immagini dominate dalle figure androgine di Fernand Khnopff, riemergono da una dimensione onirica.

Giorgio de Chirico, Archeologi, 1968
Giorgio de Chirico, Archeologi, 1968

LA MAGIA DELLA MAGNA GRECIA
Il pensiero di Nietzsche, che negava la possibilità di un senso logico nell’arte, trova nell’iconografia severa di de Chirico la propria iperbole. L’ansia e l’incertezza dello scorrere del tempo, messe in scena in questi teatri dell’attesa, sono degli enigmi che mettono a dura prova la logica del fruitore, laddove più gli elementi sono tangibili e codificabili più risultano estranianti e lontani da ogni interpretazione.
Questi spazi perturbanti di de Chirico, magici e arcani, si fondono con la storia della Magna Grecia, con le città pugliesi che trovano, in questa mostra, profondi legami con il mondo cavalleresco, fiabesco e fantastico. Lo affermava bene Mario Praz nel 1974: “La Puglia è un piccolo miracolo appartato e tranquillo, il riflesso tutto di fantasia di una cultura per sentito dire, come fosse polline venuto da lontano, portato dal vento e lì caduto”; e l’opera complessa di de Chirico racchiude in se questo incomprensibile incantesimo.

Fabio Petrelli

Conversano // fino al 1° novembre 2016
Giorgio de Chirico – Ritorno al Castello
a cura di Mariastella Margozzi
CASTELLO DI CONVERSANO
Corso Morea – Piazza della Conciliazione
393 9990505
[email protected]
www.dechiricoconversano.com

MORE INFO:
https://www.artribune.com/dettaglio/evento/55551/giorgio-de-chirico-ritorno-al-castello/

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Fabio Petrelli
Nato nel 1984 ad Acquaviva delle Fonti, è uno storico dell’arte. Laureato nel 2006 presso l’Accademia di Belle Arti di Roma con una tesi in storia dell’arte (Storie notturne di donne. La rappresentazione perturbante della donna dal XV secolo ad oggi), nel 2013 si laurea in Storia dell’arte presso l’Università degli studi di Roma Tor Vergata con una tesi in Arti visive del XXI secolo (Imago Mortis. La rappresentazione della morte nell’arte contemporanea). Ha collaborato per diversi musei e gallerie; autore di molteplici saggi a carattere demo-etno-antropologico e storico-artistico, in ambito critico attinge agli studi sull’universo simbolico dei rituali religiosi e di come tali forme culturali si riverberano nell’universo archetipico della storia dell’arte dall’antichità al contemporaneo.