La teoria di Gian Maria Tosatti. A Roma

Zoo Zone Art Forum, Roma – fino al 23 settembre 2016. Un nuovo progetto di Gian Maria Tosatti sul vissuto e sulla vivacità intellettuale dell’artista. Perché “i pittori devono anche scrivere, devono fare critica, devono fare politica”.

Gian Maria Tosatti, La teoria della relatività, 2016, installation view at Zoo Zone Art Forum, Roma 2016
Gian Maria Tosatti, La teoria della relatività, 2016, installation view at Zoo Zone Art Forum, Roma 2016

Densa di rimandi al proprio vissuto emotivo e creativo, la personale di Gian Maria Tosatti (Roma, 1980) organizzata negli spazi della ZooZone Art Forum di Roma si pone come un discorso la cui totalità è data mediante frammenti, pensieri, epistole, riflessioni. Legata a un processo che fa i conti con le vivacità intellettuali dell’artista – di un artista capace di riflettere sul proprio tempo, di pendere posizioni, di assecondare un impeto passionale e all’occorrenza di fare critica (“i pittori devono anche scrivere, devono fare critica, devono fare politica”) – La teoria della relatività è un saggio visivo non concluso, parte di un viaggio in progress che si nutre di luoghi, di incontri (e tra gli incontri ci sono anche gli scontri costruttivi, le reazioni, le letture di una vita – come il Cristo si è fermato a Eboli, 1945), di occasioni. Se da una parte 55 documenti a parete invitano a scorrere lo spaccato biografico e creano lungo il perimetro della galleria una forma perfetta che fa pensare ad una collana con pendenti di varia grandezza, dall’altra la presenza di una pianta da appartamento (cromema necessario e simbolo di sviluppo, di divenire), di una scrivania con carta da scrivere e una Olivetti Lettera 35 mostrano l’irrisolto, lo schizzo, l’abbozzo, il desiderio di una costante spinta in avanti e di una altrettanto costante voglia di crescere, di vivere e registrare le pulsazioni del proprio presente.

Antonello Tolve

Roma // fino al 23 settembre 2016
Gian Maria Tosatti – La teoria della relatività
ZOO ZONE ART FORUM
Via del Viminale 39
06 48913588
[email protected]
http://zoo-zoneroma.blogspot.it/

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/54733/gian-maria-tosatti-la-teoria-della-relativita/

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Antonello Tolve
Antonello Tolve (Melfi 1977) è teorico e critico d’arte. Dottore di ricerca presso l’Università di Salerno, insegna Pedagogia e Didattica dell'Arte e Antropologia dell'Arte all'Accademia di Belle Arti di Macerata. Studioso delle esperienze artistiche e delle teorie critiche del Secondo Novecento, con particolare attenzione al rapporto che intercorre tra arte, critica d’arte e nuove tecnologie. Pubblicista, collabora regolarmente con diverse testate del settore. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, in Italia e all'estero e vari cataloghi di artisti. Collabora, a Salerno, con la Fondazione Filiberto Menna e dirige con Stefania Zuliani, per l’editore Plectica, la collana Il presente dell’arte. Tra i suoi libri Giardini d’utopia. Aspetti della teatralizzazione nell’arte del Novecento (2008), Gillo Dorfles. Arte e critica d'arte nel secondo Novecento (2011), Giuseppe Stampone. Estetica Neodimensionale / Neodimensional Aesthetics (2011), Bianco-Valente. Geografia delle Emozioni / Geography of Emotions (2011).

3 COMMENTS

  1. BYOA (Bring Your Own Art) – Thanks to Tosatti e Tolve: mi metto a scrivere – non con una Olivetti che non ho ma con l’iPad e con Siri, che ci sta riportando alla tradizione orale, prassi ancora precedente alla macchina da scrivere e allo stesso tempo contemporanea – per mettere in pratica lo spunto che mi offre il lavoro di Tosatti, secondo le indicazioni di Tolve. Cerco così di cogliere il presente, registrarne le pulsazioni: guardo la foto dell’artista intento a battere i tasti e sotto vedo che indossa delle scarpe Nike e mi viene in mente la sua frase “i pittori …devono fare critica, devono fare politica”. Ma come si può fare critica e politica indossando delle Nike? Un po’ deluso, attendo risposte per continuare a meglio cogliere il presente.

  2. tra trent’anni guarderemo a un intervento con un giovane uomo che scrive come si scriveva trent’anni prima
    quindi fanno sessanta

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