Non è il solito lunedì. Camille Henrot a Roma

Fondazione Memmo, Roma – fino al 6 novembre 2016. L’istituzione capitolina ospita la prima mostra personale in Italia dell’artista francese Camille Henrot. Primo passo di un progetto più ampio, che trova nella quotidianità la sua fonte di ispirazione.

Camille Henrot, It is a Poor Heart That Never Rejoinces, 2016 - Courtesy the artist & Fondazione Memmo, Roma - photo Daniele Molajoli
Camille Henrot, It is a Poor Heart That Never Rejoinces, 2016 - Courtesy the artist & Fondazione Memmo, Roma - photo Daniele Molajoli

IL LUNEDÌ IN MOSTRA
Consacrata al grande pubblico in occasione della Biennale di Venezia del 2013, con tanto di leone d’argento, Camille Henrot (Parigi, 1978) presenta al pubblico capitolino tutta un’altra storia – non più video ma affreschi e sculture –, realizzando un racconto fantastico abitato da figure allegoriche e simboli che intendono riflettere su una serie di questioni nodali legate all’ordinarietà del quotidiano [raccontate da lei in questa intervista, N.d.R.]
Attraverso la metafora della settimana, Monday – prima mostra di un più ampio corpus di opere che includerà tutti e sette i giorni – diventa l’innesco, il primo step, la prima pietra sulla quale edificare l’architettura del tempo (interiore) ordinando in tal senso la sequenzialità degli eventi che si ibridano in una lettura frammentaria fatta di figure leggere, eteree che associano paraumani a oggetti o simboli a carte e documenti d’artista, riletti attraverso suggestioni astrologiche per contribuire alla costruzione di un rituale di rinnovamento collettivo che pone al centro della riflessione l’esperienza umana.

Camille Henrot, A Long Face, 2016 - Courtesy the artist & Fondazione Memmo, Roma - photo Daniele Molajoli
Camille Henrot, A Long Face, 2016 – Courtesy the artist & Fondazione Memmo, Roma – photo Daniele Molajoli

ATTENZIONE ALLA QUOTIDIANITÀ
E sono proprio gli aspetti legati all’esperienza umana – quella quotidiana, connessa alla routine della vita di ognuno – che la Henrot prova a rileggere mediante l’ausilio di una sorta di alfabeto personale che ne identifica la propria cifra stilistica.
Affascinata dalle bellezze cittadine, l’artista esibisce in mostra una serie di suggestioni e ispirazioni legate alla sua curiosità esplorativa e ovviamente alla città, un mirabile esempio è costituito dalla personalissima interpretazione della Disperazione di Mardocheo, ai più nota come La derelitta, attribuita a Botticelli e conservata negli spazi di Palazzo Pallavicini-Rospigliosi. Ma oltre a ogni probabile riferimento o citazione, l’aspetto che più affascina è senz’altro costituito dalla coerenza stilistica e iconografica che l’artista progetta, conduce e realizza, avvalendosi di tecniche diverse come la scultura in bronzo e l’affresco.
Tutto si muove tra una sorta di astrazione – legata più che altro alle sculture – e figurazione – costituita dagli affreschi – che in un contrappunto sinuoso bilanciano il peso delle immagini e delle forme.

Camille Henrot, A Dog’s Life, 2016 - Courtesy the artist & Fondazione Memmo, Roma - photo Daniele Molajoli
Camille Henrot, A Dog’s Life, 2016 – Courtesy the artist & Fondazione Memmo, Roma – photo Daniele Molajoli

STATI EMOTIVI
Ecco che fra una serie di allegorie aleggianti tra le figure dipinte e quelle fuse, la Henrot inscena gli stati d’animo emotivi e intellettuali dell’essere umano, analizzando temi collettivi come la malinconia, la solitudine, la pazienza o l’ozio, quello creativo che ricorda Proust nella sua stanza rivestita di sughero o Matisse che dipinge dal suo letto ma anche quell’ozio creativo di ispirazione benedettina suggellato dalla locuzione “Ora et labora”.
Del resto il lunedì – essendo preceduto da un giorno di inattività – rimane pur sempre il primo giorno di cre-azione sul quale impostare la settimana.
Un periodo espositivo molto fecondo, questo, per la Henrot che la vedrà – il primo luglio – inaugurare la sua prima mostra istituzionale dal titolo Luna di Latte presso il museo Madre di Napoli, dove presenterà circa 100 tra disegni preparatori, collage e 7 sculture bozzetti che raccontano e approfondiscono la genesi di Monday, alla quale seguirà, nel 2017, la grande retrospettiva al Palais de Tokyo che ospiterà l’intero corpus di opere fino alla domenica.

Gino Pisapia

Roma // fino al 6 novembre 2016
Camille Henrot – Monday
a cura di Cloè Perrone
FONDAZIONE MEMMO
Via di Fontanella Borghese 56b
06 68136598
[email protected]
www.fondazionememmo.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/53543/camille-henrot-monday/

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Gino Pisapia
Classe 1981, Gino Pisapia è critico d’arte e curatore indipendente, indaga e si occupa di ricerca sulle ultimissime esperienze artistiche, vive e lavora a Firenze. Nel 2006 si è laureato in Storia dell'arte Contemporanea all'Università di Napoli, nel 2007 ha conseguito un master in Management dei Beni Culturali promosso dalla Regione Campania. Ha ideato e realizzato progetti di didattica museale integrata, nel 2008 ha scritto e diretto il documentario Astrazione Napoletana sull'opera di Renato Barisani e dal 2007 al 2010 ha collaborato con la Galleria Lia Rumma di Napoli/Milano. Ha tenuto lezioni di storia dell'arte e fatto parte di varie giurie per l'assegnazione di premi legati alla cultura e all'arte contemporanea. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati tra cui Memories; vertigine [di]segno; Tempus edax rerum; Elements; Cleo Fariselli. I suoi contributi critici sono presenti in diverse pubblicazioni. Scrive per Exibart, ArsKey e Artribune.