La vera fotografia di Gianni Berengo Gardin. A Roma

Palazzo delle Esposizioni, Roma – fino al 28 agosto 2016. Una potentissima indagine antropologica sull’Italia dal dopoguerra a oggi, attraverso gli scatti di Gianni Berengo Gardin: paesaggi, architetture, corpi e genti, per comprendere come la fotografia sia uno strumento di conoscenza e di percezione. Quando sapere osservare diviene arte e poesia.

Gianni Berengo Gardin, Milano, 1986
Gianni Berengo Gardin, Milano, 1986

UNA FOTOGRAFIA MALINCONICA
Vi è nell’opera alta e complessa di Gianni Berengo Gardin (Santa Margherita Ligure, 1930) una vena profondamente melanconica. Attraverso l’uso sapiente della fotografia in bianco e nero, i reportage in mostra al Palazzo delle Esposizioni di Roma narrano nella loro totalità e ampiezza uno spaccato d’Italia che alla fine del secondo conflitto mondiale appare dilaniato nel suo interno più intrinseco. Berengo Gardin ritrae la Venezia della fine degli Anni Cinquanta, una città di dolce e pacata tristezza, ampliata dai forti contrasti chiaroscurali. Le gondole del lutto, che silenziosamente trasportano un feretro, avanzano in una laguna spaesante che diviene surreale nello scatto in cui si ritrae la città innevata, dove dal fondo bianco si stagliano le sagome incerte degli uccelli in volo, ma al tempo stesso, fissi e vitrei contorni resi immobili dall’istante dello scatto.

Gianni Berengo Gardin, Milano, 1986
Gianni Berengo Gardin, Milano, 1986

CAMBIAMENTI E DRAMMI
Trasferitosi a Milano nel 1962, Berengo Gardin documenta i veloci cambianti sociali di un paese sconvolto. Le fotografie realizzate nelle imponenti fabbriche descrivono le dure vite degli operai immigrati dal sud in una Milano in fermento, in cui si affastellano le linee convulse che disegnano i binari dei tram, ma anche e soprattutto di una città labile, fatta di anonime periferie e di stazioni ferroviarie tramutate nell’emblema dell’attesa e delle partenze perpetue. Tragica è poi la serie dedicata agli istituiti psichiatrici; orrore, dramma e desolazione di corpi abbandonati nei propri deliri, in una società completamente cieca. La denuncia diviene urlo sociale nel reportage sulla vita degli zingari, dove si testimoniano porzioni di esistenze nei maggiori campi nomadi dell’intero paese.

Gianni Berengo Gardin, Venezia, 2013
Gianni Berengo Gardin, Venezia, 2013

VERA FOTOGRAFIA, IERI E OGGI
La fotografia, nell’opera di Berengo Gardin, è quindi indagine e conoscenza, il volere immobilizzare il tempo e fissarlo su carta diviene un rito. “Vera fotografia” è il timbro che contraddistingue il retro di ogni foto di Gianni Berengo Gardin, ma anche è la titolazione della mostra che vuole percorrere la lunga carriere del fotografo. L’ultima sezione è dedicata alle gradi navi da crociera che approdano nella Venezia antica, ostruendone la visione, in un paesaggio oramai in metamorfosi, lontano dai bianchi e neri evanescenti e nostalgici come nello scatto del 1959 dei due amanti che si baciano nella magica città che fu per il fotografo il luogo del principio.

Fabio Petrelli

Roma // fino al 28 agosto 2016
Gianni Berengo Gardin – Vera fotografia: reportage, immagini, incontri
a cura di Alessandra Mammì e Alessandra Mauro
Catalogo Contrasto
PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI
Via Nazionale 194
06 39967500
[email protected]
www.palazzoesposizoni.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/53695/gianni-berengo-gardin-vera-fotografia/

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Fabio Petrelli
Nato nel 1984 ad Acquaviva delle Fonti, è uno storico dell’arte. Laureato nel 2006 presso l’Accademia di Belle Arti di Roma con una tesi in storia dell’arte (Storie notturne di donne. La rappresentazione perturbante della donna dal XV secolo ad oggi), nel 2013 si laurea in Storia dell’arte presso l’Università degli studi di Roma Tor Vergata con una tesi in Arti visive del XXI secolo (Imago Mortis. La rappresentazione della morte nell’arte contemporanea). Ha collaborato per diversi musei e gallerie; autore di molteplici saggi a carattere demo-etno-antropologico e storico-artistico, in ambito critico attinge agli studi sull’universo simbolico dei rituali religiosi e di come tali forme culturali si riverberano nell’universo archetipico della storia dell’arte dall’antichità al contemporaneo.