Armand Schulthess, l’antiborghese. A Lugano

Palazzo Reali, Lugano – fino al 19 giugno 2016. L’istituzione elvetica raccoglie i sorprendenti manufatti dell’autore svizzero, esponente dell’Art Brut. E si trasforma così in un mondo a parte, popolato da assemblaggi che hanno l’ambizione di raccogliere e trasmettere tutto lo scibile umano.

Armand Schulthess, Schlumpf, 1971
Armand Schulthess, Schlumpf, 1971

UN PROGETTO TOTALIZZANTE
Il secondo piano del Cantonale (ormai ribattezzato Palazzo Reali) si trasforma in un mondo a parte, in un suggestivo “antro” che contiene una storia di vita e una visione del mondo. Merito della mostra dedicata ad Armand Schulthess (Neuchâtel, 1901 – Auressio, 1972), autore che con la sua Art Brut incrocia arte e vita, progetto speculativo e linguaggio artistico.
Impiegato dell’amministrazione federale, nel 1951 Schulthess compie un gesto di libertà estrema: lascia il lavoro e si isola, trasferendosi in una proprietà precedentemente acquistata ad Aressio, in Ticino. Il rifiuto degli obblighi borghesi gli consente di dedicarsi a un progetto totalizzante: la raccolta, catalogazione, trascrizione (con conseguente sublimazione in forma artistica) e trasmissione dello scibile umano. A tal fine raccoglie libri delle discipline più diverse – letteratura, musica, astronomia, scienze – e riviste di attualità e spettacolo; le trascrizioni pervadono supporti di recupero, in maggioranza lastre di metallo spesso riciclate da contenitori smembrati. Legate tra loro in assemblaggi precari ma dalla struttura misteriosamente coerente e appese agli alberi dell’ampio terreno circostante la casa, le trascrizioni si moltiplicano a dismisura.

Armand Schulthess, Schlumpf, Lüscher
Armand Schulthess, Schlumpf, Lüscher

IL SOSTEGNO DI HARALD SZEEMANN
Sorprende la strutturalità del linguaggio che si riscontra in un’espressione in apparenza così disordinata: gli artigianali manufatti sono dotati di un’estetica da assemblaggio neoavanguardista. Non a caso Daniel Spoerri fu tra gli artisti che rimasero affascinati dal progetto di Schulthess; tra gli altri, lo sostennero e gli resero molte volte visita Harald Szeemann e Ingeborg Lüscher. La scelta antiborghese rimase invece incompresa dalla famiglia di Schulthess, che bruciò la proprietà e quasi tutti gli artefatti dopo la sua morte nel 1972.
La mostra, curata con intelligenza da Lucienne Peiry, immerge il visitatore nel mondo segregato, bizzarro ma non sregolato, anzi a suo modo sistematico di Schulthess. Affiancati da fotografie e documenti, sono esposti alcuni degli “assemblaggi” che si trovavano nel suo parco, oltre a libri e giornali da lui raccolti e a suoi appunti.

Armand Schulthess , Demoiselle en uniforme, 1932
Armand Schulthess , Demoiselle en uniforme, 1932

UNA TOTALE AUTONOMIA
Con arguzia, la mostra fa entrare per flash, per impressioni nel giardino magico e oscuro dell’artista, ma non tenta una ricostruzione completa e illusionistica. E l’opera di Schulthess è un ulteriore esempio di come l’Art Brut non sia sinonimo di problemi psichiatrici, ma di isolamento, autonomia totale, marginalità nel senso più ampio del termine.
In contemporanea, Palazzo Reali propone altre due mostre: la personale di Giona Bernardi (1976-2015), artista ticinese prematuramente scomparso, e l’edizione 2016 di Che c’è di nuovo?, esposizione triennale dedicata a giovani ticinesi – l’annata è un po’ più magra rispetto alle edizioni precedenti, va detto, ma spiccano comunque le opere di Alan Bogana e Karim Forlin (quest’ultimo vincitore del premio Migros Ticino, contestuale alla mostra).

Stefano Castelli

Lugano// fino al 19 giugno 2016
Armand Schulthess – Il giardino enciclopedico
a cura di Lucienne Peiry
PALAZZO REALI
Via Canova 10
+41 091 8157971
[email protected]
www.masilugano.ch

MORE INFO:
https://www.artribune.com/dettaglio/evento/52317/armand-schulthess-che-ce-di-nuovo/

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (nato a Milano nel 1979, dove vive e lavora) è critico d'arte, curatore indipendente e giornalista. Laureato in Scienze politiche con una tesi su Andy Warhol, adotta nei confronti dell'arte un approccio antiformalista che coniuga estetica ed etica. Nel 2007 ha vinto il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli. Pubblica regolarmente i suoi articoli dal 2007 su Arte, dal 2011 su Artribune e dal 2018 su IL-mensile de Il Sole 24 ore. Collabora anche con Antiquariato. Dal 2004 a oggi ha curato numerose mostre in spazi privati e pubblici, di artisti affermati ed emergenti. Dal 2016 è nel comitato curatoriale del Premio arti visive San Fedele. Nel 2020 ha pubblicato il saggio "Radicale e radicante – Sul pensiero di Nicolas Bourriaud" (Postmediabooks) e tradotto il saggio "Inclusioni" di Nicolas Bourriaud (Postmediabooks).