Riflessioni laiche sulla crocifissione. A Lugano

Spazio -1, Lugano – fino al 29 maggio 2016. Alla collezione Olgiati si affianca una piccola ma intensa mostra sul tema della croce e del martirio. Le ingiustizie e i soprusi perpetrati contro l’individuo contemporaneo simboleggiati da opere di Marini, Fontana, Burri, Paci, Kounellis….

Adrian Paci, Via Crucis, 2011 - Un progetto di artache, Milano - Courtesy Martina Fiocchi
Adrian Paci, Via Crucis, 2011 - Un progetto di artache, Milano - Courtesy Martina Fiocchi

NON POSSIAMO NON DIRCI CRISTIANI?
L’annosa distanza tra religione e arte contemporanea sembra essersi accorciata negli ultimi tempi: in vari casi le istituzioni religiose si aprono alla ricerca artistica odierna, mentre l’arte affronta – laicizzandoli – argomenti propri della religione. È quanto avviene anche allo spazio -1 di Lugano, che accoglie ormai da qualche anno la Collezione dei coniugi Olgiati. Alle opere della raccolta si affianca ora la mini-mostra Sulla croce – composta da lavori in prestito scelti da Danna Olgiati – che illustra il tema della sofferenza e del martirio con una selezione di opere del Novecento e contemporanee.
Una scelta che può sorprendere, per il percorso personale dei collezionisti e per il tipo di opere che compongono la loro collezione. Ma lo stesso Giancarlo Olgiati, presentando l’esposizione, ha chiarito lo spirito dell’iniziativa, rifacendosi al Benedetto Croce del “non possiamo non dirci cristiani”: un richiamo “laico” al messaggio di base del cristianesimo, che valeva in tempi tragici come la Seconda guerra mondiale e che per Olgiati vale anche per i tempi odierni.

MARTIRIO CONTEMPORANEO
Nessun taglio esistenzialista, dunque, ma una denuncia a suo modo politica delle sofferenze patite dall’individuo di oggi e dei crimini perpetrati contro di lui. Simboleggiati da opere come le due intensissime sculture di Marino Marini (il Prigioniero del 1943 e il Giocoliere del 1946), la Via Crucis postmoderna, multietnica e postpasoliniana di Adrian Paci e l’Uomo sdraiato (e smembrato) di Paloma Varga Weisz. Altre opere declinano in varie versioni il simbolo della croce – in forma astratta nel caso di Roberto Ciaccio, poverista per Kounellis (Punto croce, 2013, in cui la croce di ferro è imbrigliata in una fitta trama di cotone). Nella “crocifissione” di Burri (una stupenda Combustione plastica del 1964), poi, il tormento a cui è sottoposta la materia coincide con il supplizio evocato, in una emozionante mescolanza di figurazione e astrazione.

Jannis Kounellis, Punto croce, 2013 - Galleria Christian Stein, Milano - photo Peppe Avallone
Jannis Kounellis, Punto croce, 2013 – Galleria Christian Stein, Milano – photo Peppe Avallone

DUELLO TRA FORMA E FIGURA
Lo stesso duello tra figura e forma pura si trova nella Deposizione di Fontana, mentre il Bambino ebreo di Medardo Rosso diventa simbolo universale (ma niente affatto qualunquista) della vittima d’ingiustizia; così come accade per la Testa di fanciullo di Fontana.
Alla mostra si accompagna una pubblicazione in forma di giornale con svariati scritti di riflessione filosofica sull’argomento. E anche durante la rassegna, gran parte dello spazio -1 rimane comunque dedicato alla collezione, imperdibile per qualità delle opere e per aggiornamento rispetto alle evoluzioni più recenti dell’arte contemporanea: dal Futurismo all’Arte Povera, dal Nuovo Realismo alle opere di artisti come Kelley Walker, Tillmans, Orozco, Danh Vo.

Stefano Castelli

Lugano // fino al 29 maggio 2016
Sulla Croce
a cura di Danna Olgiati
SPAZIO -1
Riva Caccia 1
+41 (0)58 8664230
[email protected]
www.collezioneolgiati.ch

MORE INFO:
https://www.artribune.com/dettaglio/evento/52285/sulla-croce/

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (nato a Milano nel 1979, dove vive e lavora) è critico d'arte, curatore indipendente e giornalista. Laureato in Scienze politiche con una tesi su Andy Warhol, adotta nei confronti dell'arte un approccio antiformalista che coniuga estetica ed etica. Nel 2007 ha vinto il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli. Pubblica regolarmente i suoi articoli dal 2007 su Arte, dal 2011 su Artribune e dal 2018 su IL-mensile de Il Sole 24 ore. Collabora anche con Antiquariato. Dal 2004 a oggi ha curato numerose mostre in spazi privati e pubblici, di artisti affermati ed emergenti. Dal 2016 è nel comitato curatoriale del Premio arti visive San Fedele. Nel 2020 ha pubblicato il saggio "Radicale e radicante – Sul pensiero di Nicolas Bourriaud" (Postmediabooks) e tradotto il saggio "Inclusioni" di Nicolas Bourriaud (Postmediabooks).