Una trama semplice. Alighiero Boetti a Firenze

Accademia delle Arti del Disegno, Firenze – fino al 20 maggio 2016. Un Boetti intimo e raccolto torna nel capoluogo toscano dopo la mostra del 2015. Intessendo un filo ben visibile, nato da una trama di semplicità, parole e pensieri.

Alighiero Boetti, Niente da vedere niente da nascondere, s.d.
Alighiero Boetti, Niente da vedere niente da nascondere, s.d.

UN RITORNO SPONTANEO
Alighiero Boetti (Torino, 1940 – Roma, 1994) torna a Firenze ed è più intimo. Il filo del pensiero che viene tessuto negli spazi dell’Accademia delle Arti del Disegno di via Ricasoli è quanto di più lontano dall’ultimo Boetti visto nel 2015 a Palazzo Vecchio. L’anno scorso erano due grandi mappe di tre metri per sei che facevano da scenografia all’incontro mondiale dei sindaci, oggi sono piccoli pensieri intimi, nei quali si fondono arte e manodopera – quella delle donne afghane al quale Boetti fece realizzare i ricami.
“Mio padre un giorno mi scrisse: un lavoro è valido proprio quando è semplice il suo meccanismo, quando senti nelle cose la facilità, la spontaneità, lo stupore della cosa nata con niente”. Così Agata Boetti, figlia dell’artista e direttrice dell’archivio Alighiero Boetti di Roma, presente all’inaugurazione della mostra insieme alla presidente dell’Accademia del Disegno e delle Arti Cristina Acidini.

RICAMI E SEMPLICITÀ
È la stessa semplicità (di parole, di senso, di arte) che sta alla base di questa mostra, curata da Luca Tomìo, il quale ha avuto un grande merito: pensare un percorso essenziale dove i ricami di Boetti, accompagnati dalle fotografie di Randi Malkin Steinberger, emergessero da soli, naturalmente, in un gioco in cui la sottrazione paga quanto e più dell’addizione.
Si può prendere come un gioco, appunto, questo puzzle di ricami, quasi tutti di piccole dimensioni: “multipli unici”, come li definiva Boetti, opere a ricamo che fissano pensieri, idee, auspici dove non c’è Niente da vedere niente da nascondere.

Ricamatrice afghana - photo Randi Steinberger
Ricamatrice afghana – photo Randi Steinberger

PAROLE E COINCIDENZE
Ma bisogna Dare tempo al tempo per trovare in queste Divine astrazioni quel qualcosa che permetta di Far quadrare tutto. È Un’idea brillante fatta di Segno e disegno dove L’energia iniziale conduce a Le infinite possibilità di esistere. Perché spesso Le cose nascono dalla necessità e dal caso: “I quadri, le opere d’arte sono sorgenti continue di parole e pensieri […] c’è un pensiero fatto di mille coincidenze, sincronismi, ricordi direi quasi biologici, forse di tempi antichissimi in cui eravamo un’altra cosa e forse non eravamo neanche sulla terra”. Così Alighiero Boetti a Sergio Givone.

Luca Giuntini

Firenze // fino al 20 maggio 2016
Alighiero Boetti – Il filo del pensiero
a cura di Luca Tomìo
ACCADEMIA DELLE ARTI DEL DISEGNO
Via Ricasoli 68
055 216261
[email protected]
www.aadfi.it

MORE INFO:
https://www.artribune.com/dettaglio/evento/52919/alighiero-boetti-il-filo-del-pensiero/

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Luca Giuntini
Giornalista professionista, dopo un decennio da collaboratore, redattore e addetto stampa per diverse testate giornalistiche, mi sono lanciato in una nuova sfida personale e professionale re-inventandomi freelance. Lavoro per una delle principali agenzie di comunicazione a livello internazionale, sviluppando contenuti di storytelling giornalistico. Collaboro con ElleQuadro Documenti - Archivio internazionale di arte contemporanea e design, dove mi occupo dell'organizzazione degli eventi e del rapporto con gli artisti. Co-Autore di "Con Calce e Martello - La storia della casa del popolo di Quarrata". Vincitore del premio speciale 2011 dell'Unione Nazionale Cronisti Italiani per il documentario "A Porte Chiuse". Scrivendo tanto per lavoro ho imparato che le parole sono importanti e vanno trattate con rispetto: soprattutto se non sono le tue.