Parole che fanno rumore. Olivia Plender a Bolzano

Ar/ge Kunst, Bolzano – fino al 13 febbraio 2016. La mostra si trasforma in una lettura pubblica. Alle pareti, gli articoli di Urania, rivista fondata da un gruppo di suffragette. Un’interazione continua tra parole e immagini. Tra scambi di identità e contaminazioni tra maschile e femminile, si dà voce ai temi di genere.

Olivia Plender – Many Maids Make Much Noise – veduta della mostra presso ar:ge kunst, Bolzano 2015 - photo aneres
Olivia Plender – Many Maids Make Much Noise – veduta della mostra presso ar:ge kunst, Bolzano 2015 - photo aneres

Many Maids Make Much Noise è il titolo dell’ultima mostra che ar/ge kunst dedica alla tematica del gruppo. A essere rievocata è la voce collettiva di un gruppo di suffragette che a inizio Novecento diedero vita al magazine Urania, un’utopia in cui la duplice organizzazione dell’umanità in uomini e donne non doveva più esistere. Olivia Plender (Londra, 1977), artista inglese interessata alla ricerca storica ma anche a pratiche di diffusione artistica come comic book e graphic novel, in questa mostra si interroga sul concetto di “dare voce” attraverso la parola scritta, ascoltata, letta, ma anche sostituita dalle immagini. A essere esplorata è la capacità della parola di influenzare il corso degli eventi storici. Stendardi in cui si accampano parole, poster in cui illustrazioni scarne in bianco e nero interpretano gli articoli di Urania, un’opera sonora di esercizi vocali, solo apparentemente innocui, che attraverso la ripetizione potrebbero passare da un corpo all’altro.

Antonella Palladino

Bolzano // fino al 13 febbraio 2016
Olivia Plender – Many Maids Make Much Noise
a cura di Emanuele Guidi
AR/GE KUNST
Via Museo 29
0471 971601
[email protected]
www.argekunst.it

MORE INFO:
https://www.artribune.com/dettaglio/evento/50208/olivia-plender-many-maids-make-much-noise/

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Antonella Palladino
Ha studiato Storia dell’arte presso le Università di Napoli e Colonia, laureandosi in Conservazione dei Beni Culturali con una tesi dal titolo “Identità e alterità dalla Body Art al Post-Human”. Ha proseguito la propria formazione alla Fondazione Morra e poi al Mart di Rovereto. Ha collaborato come assistente con la Galleria Umberto di Marino e con Filippo Tattoni -Marcozzi, ex direttore della Goss- Michael Foundation. Nel 2009 si è trasferita in Trentino–Alto Adige dove ha iniziato l’attività di critico scrivendo per Artribune, Juliet Art Magazine, Exibart, Kulturelemente, Salto.bz. Ha curato la mostra Noisy di Gianluca Capozzi, Lichtkammer di Harry Thaler, Walking in Beuys Woods di Hannes Egger e i relativi eventi collaterali. È critico d’arte e docente di Storia dell’arte titolare nella provincia di Pavia.