Imparare a guardare. Con Marco Tirelli

Fondazione Pescheria, Pesaro – fino al 28 settembre 2014. Marco Tirelli presenta un’installazione site specific pensata come punto di osservazione di nuovi spazi. Un’occasione per “guardare con attenzione” il suo lavoro per tutta l’estate.

Marco Tirelli in mostra a Pesaro

Lo spazio della Chiesa del Suffragio si trasforma per la personale di Marco Tirelli (Roma, 1956) in un punto di osservazione. La vista, senso predominante nel mondo dell’arte come in quello quotidiano, è il centro della riflessione dell’artista, che chiede – a se stesso e a chi guarda – di trattarla con maggiore attenzione; un invito al recupero di uno sguardo meno superficiale, che vada oltre il limite concreto delle cose, un dialogo con il pubblico, come nell’installazione alla 55. Biennale di Venezia, quando l’artista ha esposto al Padiglione Italia.
Con chiari riferimenti al Quadrato nero di Malevic, Tirelli apre uno sguardo sul possibile: i tondi che dominano lo spazio sono buchi neri pieni di infinite possibilità, ma anche di mistero. Sono contemporaneamente un salto nel passato e nel futuro; sul limite tra questo confine si frappongono oggetti geometrici, idealizzati, che confondono il concetto di vicino e lontano, recuperando una memoria di cui gli artisti contemporanei, una volta superata la necessità avanguardistica di considerare solo ciò che è nuovo e rompere con il passato, hanno sempre più bisogno per costruire il proprio spazio. Questa ambiguità tra passato e futuro è lo specchio dell’incertezza che domina questo tempo. Aspirazione alla perfezione, all’infinito, alla purezza e all’equilibrio è il percorso che Marco Tirelli suggerisce come sua visione dell’arte.

In Osservatorio, dice l’artista, è come affacciarsi da una finestra buia, dove c’è l’infinito possibile. È un paesaggio della percezione che suggerisce un modo di porsi davanti all’idea di infinito o infiniti che c’è dietro tutte le cose: quello di farsi domande. Chi guarda si trova in equilibrio tra due modi di essere possibili: rimanere statici in questo luogo e dare per scontato che il mondo sia solo invisibile, oppure aprirsi al possibile e all’infinito. Per la sua mostra marchigiana, Marco Tirelli diventa – così forse inconsapevolmente – leopardiano, sottraendo ogni limite allo sguardo.
Nel loggiato della ex Pescheria, Tirelli espone su grandi dipinti e disegni tutto il suo archivio visivo. Una raccolta di immagini e forme tratte dal patrimonio mentale e materiale dell’artista, rielaborate in una dimensione ancora una volta in bilico, incerta tra percezione e ricordo, concretezza e immaginazione.

Annalisa Filonzi

Pesaro // fino al 28 settembre 2014
Marco Tirelli – Osservatorio
a cura di Ludovico Pratesi
FONDAZIONE PESCHERIA
Corso XI Settembre 184
0721 387651/653
[email protected]
www.centroartivisivepescheria.it

 

 

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Annalisa Filonzi
Laurea in Lettere classiche a Bologna, torno nelle Marche dove mi occupo di comunicazione ed entro in contatto con il mondo dell'arte contemporanea, all'inizio come operatrice didattica e poi come assistente alla cura di numerose mostre per enti pubblici e privati del territorio. Dell'arte mi interessano soprattutto i nuovi linguaggi e gli artisti che si fanno portavoce e anticipatori delle emozioni del nostro tempo: video, fotografia, street art, contaminazioni di linguaggi. Nel 2007 fondo l’associazione culturale GLAZonART per la quale curo la mostra “VIDEOGLAZ Mario Sasso e l’immagine elettronica” presso il Museo d’Arte Moderna di Mosca. Ora insegno di ruolo Lettere negli istituti superiori, alternando l’attività didattica a quella di critica, principalmente per la rivista Artribune, e di curatrice indipendente, per la quale collaboro con gallerie e festival come l’Associazione AOCF58 di Roma, il festival Nottenera di Serra de’ Conti e altre realtà del territorio. Dal 2013 curo il progetto dello spazio espositivo USB Gallery a Jesi (AN), una homegallery a cui ho dato vita nella mia abitazione e che gestisco nello spirito di assoluta libertà, ricerca e incontro insieme agli artisti ospitati, per dare forma alla complessità e alla profondità dei nostri tempi che solo l’arte contemporanea può indagare.