Mambo. Quando le donne si raccontano al mondo

Quarantadue donne artiste italiane dell’ultima generazione. Una nuova attenzione alla manualità, al quotidiano, alla tradizione. E insieme la consapevolezza di una marcata identità femminile. Che non è “un incontro mancato” con l’altro, ma un camminare con l’altro, custodendo la propria ragione e il proprio sentimento. Al MAMbo di Bologna, fino al 1° settembre.

Anna Maria Maiolino, Por um Fio (serie Fotopoemação), 1976 - Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma

Rebirth sarà l’evento performativo che domenica 1° settembre chiuderà la rassegna Autoritratti. Iscrizioni del femminile nell’arte italiana contemporanea, in cui 42 artiste testimoniano il passaggio da una posizione marginale e quasi clandestina a una centrale e riconosciuta. Ideata da Annalisa Cattani, la performance metterà in scena un microcosmo formato da “palloni metereologici” che funzioneranno da involucri in cui poter entrare e uscire, come se si trattasse di un metaforico parto, o meglio, di una riscoperta del sé attraverso il contatto con l’altro. Il tutto accompagnato dalla voce della poetessa e attrice Mariangela Gualtieri, che toccherà questioni profonde, come quelle dello scambio e della condivisione sociali.

Grazia Toderi, Orbite Rosse # 73, 2009 - Courtesy Galleria Vismara
Grazia Toderi, Orbite Rosse # 73, 2009 – Courtesy Galleria Vismara

La mostra era nata, all’interno del museo, come un laboratorio ideale per “inscenare e sperimentare nuove forme di relazione” da parte delle artiste che facevano parte dello stesso staff del Mambo (coordinate da Uliana Zanetti). Ma il progetto si è presto esteso, coinvolgendo altre artiste pensatrici, critiche, e dando vita a una costellazione di visioni che sfuggivano a qualsiasi tentativo di una sistemazione definitiva. “Non è una mappatura esemplare ed esauriente del femminile in Italia”, afferma ancora Zanetti, “né una celebrazione del genio delle donne; né un tentativo di definire una specificità di genere”. È una possibilità d’azione, di “costruzione” della storia passata e di quella a venire. Il discorso sul genere ha esaurito la sua fase dirompente e scandalosa: alla teatralità elementare, alla ribellione, all’esibizionismo degli Anni Settanta si è sostituito l’uso del corpo, inteso come deposito della propria memoria culturale. L’artista trova cioè la sua identità direttamente riflettendo, costruendo, evocando. Così ci si confronta con un  “rinnovato interesse per le microstorie, il quotidiano, ciò che è vicino, la riscoperta della dimensione intima e la necessità di tenerne conto parlando del sociale” (come scrive Emanuela De Cecco).

Sabrina Mezzaqui, I quaderni di Simone Weil, 2010-13 - Collezione privata, Monza
Sabrina Mezzaqui, I quaderni di Simone Weil, 2010-13 – Collezione privata, Monza

È il caso della decana Maria Lai con la sua distesa di pagine di scrittura intrecciata da esili cordicelle che sembrano stringere una storia senza tempo; è il caso di Claudia Losi, che incastra in cerchio otto sedie come si faceva nelle veglie dei contadini o quello degli aghi di Christiane Löhr dai quali pendono dei fili che vibrano leggeri nell’aria; è il caso di Eva Marisaldi che scrive sul soffitto retroilluminato la parola ‘prossimamente’, come a dire che tutto è fluttuante, etereo, dilazionato o quello dei progetti grafici di Grazia Toderi che stanno alla base dei suoi futuri diorami cosmici.
Uno dei nuclei tematici in cui la mostra è divisa porta il titolo di (M)others, l’impronta della madre che trapassa nell’essere della figlia, aprendo un gioco di relazioni capace di attraversare le epoche. È così per Anna Maria Maiolino che si raffigura seduta tra la madre e la figlia, con un cordone che le lega, passando da una bocca all’altra o per Letizia Renzini che fotografa prima la madre nel proprio salotto e poi se stessa in quello di casa sua, dando vita a un gioco infinito di rimandi identitari tra autore e soggetto rappresentato.

Claudia Losi, Dialogo Tondo, 2010 - Courtesy l’artista e Galleria Monica De Cardenas, Milano / Zuoz
Claudia Losi, Dialogo Tondo, 2010 – Courtesy l’artista e Galleria Monica De Cardenas, Milano / Zuoz

Autoritratti (il titolo è ripreso da un testo di Carla Lonzi) in fondo vuole significare proprio il senso dell’autocoscienza: l’esperienza della propria vita (della propria creatività) insieme a quella degli altri.

Luigi Meneghelli

Bologna // fino al 1° settembre 2013
Autoritratti. Iscrizione del femminile nell’arte italiana contemporanea
a cura di Uliana Zanetti
Catalogo Corraini
MAMBO
Via Don Giovanni Minzoni 4
051 6496611
[email protected]
www.mambo-bologna.org

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Luigi Meneghelli
Laureato in lettere contemporanee, come critico d'arte ha collaborato e/o collabora a quotidiani (Paese Sera, L'Arena, L'Alto Adige, ecc.) e a riviste di settore (Flash Art, Le Arti News, Work Art in progress, Exibart, ecc.). Ha diretto e/o dirige testate culturali come Veronalive. Come curatore ha collaborato con spazi pubblici, tra cui Mart, Palazzo Forti, Museion e in occasione di mostre personali ha pubblicato saggi su Kantor, Novelli, Turcato, Vedova, Chiari, Fioroni, Boetti, Mambor, Masuyama, Hernandez, ecc. Ha curato mostre tematiche e di gruppo in Italia e all'estero, come La Pop Art Italiana, La Nuova Scuola Romana, L'Arte Povera, La Body Art. Si è interessato di Pubblic Art con esposizioni e dibattiti. E' stato selezionatore per il Triveneto delle nuove emergenze per riviste ed esposizioni. E' stato commissario italiano per la rassegna internazionale “Frontiera 92” (BZ) e commissario alla Biennale di Venezia (’93)… Insegna presso l'Accademia di Belle Arti di Verona.