Il poema inaccessibile di Simon Starling

Pianeti, meteoriti e satelliti disegnano cosmografie impossibili. Tra informazioni scientifico-culturali e materia come forze in tensione, il poema concepito dall’ex Turner Prize è il dialogo tra installazioni, l’opera di Merz e i divertissement di astronomi del passato. Sono i confini e le illusioni di Simon Starling. Fino al 15 gennaio alla Fondazione Merz.

Simon Starling e Mario Merz - The inaccessibile poem - veduta dell’installazione presso la Fondazione Merz, Torino 2011

The inaccessible poem è il titolo della personale di Simon Starling (Epson, 1969; vive a Copenhagen) negli spazi della Fondazione Merz. Tanto immediato e accessibile, infatti, il suo poema non è. Sempre che per immediato, ripercorrendone l’etimo, si intenda ‘senza mediazione’. Abbandonando filtri, stereotipi e pregiudizi, specie su tante opere sempre più globalmente simili secondo una sorta di british style, la mostra rappresenta un momento sospeso denso di tensioni e contrapposizioni.
In doppia veste di artista-curatore (altri autori partecipano in effetti al poema inaccessibile), l’ex Turner Prize fugge così etichette e definizioni, collocandosi in una dimensione neutra che si nutre al tempo stesso di scienza, natura e tecnologia. Il risultato è una serie di micro-mondi che si manifestano come storie; racconti del tutto personali carichi di quella poesia che, per quanto impenetrabile, disegna una cosmografia incantata e meditativa.
Forti le analogie con la poetica di Mario Merz e, tra chimica e alchimia, le opere presentate da Starling sembrano in un certo senso riflettere sulla materia e sulle energie che muovono l’universo, temi cari a molti artisti dell’Arte Povera.

James Nasmyth e James Carpenter - Illustration for The Moon: Considered as a Planet, a World, and a Satellite - 1874 - photo Simon Starling

Muovendosi per “collage associativi” – per usare le parole dell’artista inglese – le installazioni sembrano generarsi una dall’altra come un flusso ininterrotto di sillogismi. All’imponente triplo igloo di Merz, archetipo primordiale che conserva, protegge e si apre con le sue forme al cosmo, Starling contrappone 1,1,2, eco della serie numerica di Fibonacci qui presentata in un gioco di forze attraverso solide masse marmoree pendenti. Il dialogo è poi frammentato da pause, spazi che, nella serie di disegni dei due astronomi Carpenter e Nasmyth (schizzi ottenuti dall’osservazione al telescopio della superficie lunare e a loro volta utilizzati per costruire modellini fotografati), scandiscono la narrazione orbitale della costellazione Starling. Tra finzione e realtà è invece A Guide to Campo Cielo, installazione del duo argentino Faivovich & Goldberg dedicata al mistero di un meteorite precipitato 4.000 anni fa e in seguito leggendariamente scomparso.

Simon Starling - 1,1,2 - 2011 - courtesy l’artista & neugerriemschneider, Berlino - photo Paolo Pellion

Il ritorno alla natura è espresso dall’artista in Under Lime, un ramo di tiglio sospeso attraverso una montacarico e in cui è innestata una motosega. Ambiente spezzato e inquinato, il tronco è il simbolo della demarcazione dello spazio, della cultura intesa come tradizione che sconfina con i suoi eccessi (l’albero è presente dopotutto a livello globale nell’associazione con il Natale e in alcune popolazioni si riferisce alla Cuccagna).
Al piano interrato, infine, è il video che chiude il poema di Starling. Si tratta di Project for a Masquerade, un sagace documento sulla lavorazione della maschere giapponesi del teatro No, dove i manufatti assumono i contorni somatici di noti personaggi storici, da Enrico Fermi a Mussolini, tutti coinvolti in modi diversi nella costruzione e diffusione della bomba atomica. Verso una dispersione d’energia.

Claudio Cravero

Torino // fino al 15 gennaio 2012
Simon Starling – The inaccessible poem

a cura di Maria Centonze

FONDAZIONE MERZ

Via Limone 24

011 19719437
[email protected]
www.fondazionemerz.org


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Claudio Cravero
Claudio Cravero (Torino, 1977). Curatore di base a Dubai, dal 2014 al 2018 è direttore artistico della sezione contemporanea del Museo King Abdulaziz Center in Arabia Saudita. La sua ricerca indaga l’arte contemporanea quale forma di resistenza contro la censura pubblica nell’area del Golfo e del Medio Oriente. Dal 2008 al 2014 è co-direttore artistico presso il PAV-Centro Sperimentale d’Arte Contemporanea di Torino dove, con Piero Gilardi, si è occupato di ecologia culturale e socially engaged art. Nel 2014 è curatore di Onufri Prize, promosso dalla National Gallery of Fine Arts di Tirana, Albania. Ha inoltre collaborato con il Castello di Rivoli, Museo d’Arte Contemporanea (2004-2006) e con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino (2002-2004). È membro di comitati di giuria internazionali (Coal e Domaine de Chamarande, entrambi a Parigi) ed è lecturer e coordinatore del Master in Curatorial Practice presso lo IED di Venezia. È infine autore di saggi raccolti in diversi cataloghi e articoli pubblicati su art magazine e blog (Artribune, Roma; Sleek Magazine, Berlino; Freemuse, Copenaghen).