Gino Paoli, morto a 91 anni nella notte tra il 23 e il 24 marzo 2026, è stato uno dei principali artisti di quella che è stata chiamata “la scuola genovese”, e in generale è stato uno dei più importanti cantautori italiani. Con la sua canzone Il cielo in una stanza è stato anche ispirazione per una delle più importanti voci del mondo del videogioco, Porpentine Charity Heartscape.
La canzone “Il cielo in una stanza” di Gino Paoli
Il cielo in una stanza, incisa da Mina nel 1960, fu la canzone con cui Gino Paoli trovò effettivamente il successo dopo una serie di dischi almeno inizialmente sottovalutati. Paoli, allora non ancora iscritto alla SIAE, neanche la firmò. Il soffitto viola era quello della casa chiusa il Castagna a Genova, in vico dei Castagna 4, e il testo parla del momento dell’orgasmo, “quell’attimo in cui tu sei proiettato nell’infinito, sei tutto e non sei niente”, raccontato però senza poter parlarne esplicitamente, come Gino Paoli spiega a Laura Rizzo nel libro Il cielo in una stanza (GM Press, 2020). “Quel momento, puoi provarci cento volte, ma non riuscirai mai a delinearlo. Però se tu racconti come una spirale tutto quello che c’è intorno, è come se ricostruissi il centro. Così ho scritto Il cielo in una stanza: le pareti, la finestra, la musica da fuori, e ho cercato di ricostruire il momento”.

Il videogioco “The Sky in the Room” di Porpentine
Realizzata per l’evento Ludum Dare 24 del 2012, The Sky in the Room di Porpentine èuna breve storia interattiva (una “interactive fiction”) cyberpunk. Non è un videogioco fatto di sfide e fallimenti, ma un racconto da leggere ed esplorare cliccando su alcune parole evidenziate. Inizia dolcemente, citando l’incipit della canzone di Gino Paoli, prima nell’originale italiano e poi in una traduzione in inglese. Ma alla dolcezza segue un’esplosione di violenza, e una pioggia di frammenti di vetro. Incontriamo il personaggio principale mentre sta uccidendo una creatura “deumana” per impossessarsi di una fiala di una fantascientifica sostanza e portarla nel suo appartamento per una notte di droga e sesso. È un rito in cui corpi e generi si confondono, e che supera anche il timore di infettarsi con qualche malattia, o di averla già contratta. Una “messa” che, come affermò Gino Paoli, fa “diventare la brutta stanza di un casino una cattedrale con gli alberi che toccano il cielo” (da Ornella Vanoni e Gino Paoli con Enrico de Angelis, Noi due, una lunga storia, Mondadori, 2004).
L’innovazione di Porpentine Charity Heartscape
L’artista che ha sviluppato The Sky in the Room, Porpentine, è uno dei più importanti esempi di un nuovo modo di fare e intendere il videogioco sorto intorno all’inizio degli Anni Dieci. A partire da quel periodo, strumenti di sviluppo sempre più facili da approcciare, come Twinecon cui fu realizzata The Sky in the Room, hanno portato sulla scena videoludica le esperienze di persone che fino a quel momento ne erano rimaste in gran parte escluse. Molte di loro, come Porpentine, sono persone trans che in opere come proprio The Sky in the Room hanno cambiato il racconto del corpo e del genere nel medium. The Sky in the Room di Porpentine Charity Heartscape è disponibile all’interno della sua raccolta Eczema Angel Orifice (2015).
Matteo Lupetti
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