Documentari e realtà virtuale: una questione di empatia

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L’industria dell’intrattenimento sta attraversando un momento di importante rivoluzione tecnologica, soprattutto nei settori della produzione, dell’innovazione e dei processi di fruizione. Il giornalismo immersivo e i docu-VR sono i risultati più importanti dell’incontro tra il settore documentaristico e le tecnologie emergenti

Il tradizionale raggio d’azione si sta ampliando, non solo in termini di linguaggi utilizzati, ma anche in termini di ibridazioni, collaborazioni e avanzamenti tecnologici. Avanzamenti tecnologici che porteranno ad avere, molto presto, un piccolo dispositivo dal peso di un cellulare in tasca che proietterà le immagini di documentari e film a 360 gradi intorno a voi.
Registi, designer e artisti, grazie alle nuove tecnologie, stanno rivoluzionando il modo di raccontare, cambiando le possibilità empatiche della narrazione: prospettive a 360 gradi, nuovi metodi di coinvolgimento sensoriale, nuove forme di testimonianza attraverso la realtà virtuale iniziano ad avere un potenziale significativo per informare il dibattito pubblico.

PAESAGGI MOZZAFIATO DIRETTAMENTE IN SALOTTO

National Geographic è di certo uno dei leader nella creazione di documentari ambientali in VR, realizzati in posti suggestivi e più inaccessibili della terra.  Allo stesso modo, This is climate change è una serie di docu-VR che dà la possibilità agli spettatori di visitare gli angoli più nascosti del pianeta per sensibilizzare e far conoscere i volti delle persone che vivono nei luoghi più colpiti dal cambiamento climatico. Sin dal suo debutto al Tribeca Film Festival nel 2018, questa serie originale offre una visione immersiva ed esperienziale di come le persone affrontano ogni giorno gli effetti del riscaldamento globale, della deforestazione, degli incendi, della siccità e della carestia.

National Geographic. Explore VR
National Geographic. Explore VR

I NUOVI CAMPI DI SPERIMENTAZIONE

Grazie alle tecnologie immersive, i registi possono trasportare e immergere gli utenti in un ambiente diverso dalla loro “confort zone”, mettendoli nei panni degli altri e mostrando differenti punti di vista. Il risultato del connubio tra tecnologia e produzioni è una macchina efficace per la creazione di empatia, che permette, a chi guarda, di acquisire esperienze in prima persona degli eventi o delle situazioni presentati nei documentari, trovandosi immersi all’interno delle scene.
Questo trend risponde alla necessità della società di creare e aumentare la consapevolezza su un’ampia gamma di tematiche sensibili: dall’inclusione e disabilità alla necessità di promuovere modelli di ruolo femminili, educare sui cambiamenti climatici, sradicare i pregiudizi razziali e molti altri argomenti che necessitano di molta attenzione.

THE EMPATHY MACHINE

Il film delle Nazioni Unite Clouds over Sidra, trasmesso per la prima volta nel 2015, fu la prima produzione che cercò di cancellare i limiti delle persone, invitandole a guardare oltre il semplice schermo piatto. Il documentario mostra il campo di Za’atari per rifugiati siriani in Giordania, dove Sidra, una rifugiata di 12 anni, conduce gli spettatori rendendoli parte della sua visione della vita. Questo film ha spianato la strada a una serie altri documentari in VR immersivi, che evidenziano i problemi dell’ingiustizia sociale attraverso esperienze immersive, come Daughters of Chibok, un cortometraggio virtuale girato in Nigeria che racconta la storia di Yana Galang, la cui figlia venne rapita dal dormitorio scolastico insieme ad atre 275 ragazze da Boko Haram nell’aprile 2014.  Reeducated, di The New Yorker, ad esempio espone le crude verità all’interno dei campi di prigionia dello Xinjiang. Grazie all’utilizzo di illustrazioni ricostruite in uno spazio tridimensionale, il documentario mostra e racconta le dure le testimonianze di tre uomini kazaki sopravvissuti ai campi di internamento.
Traveling While Black è un altro importante esempio. Il documentario VR di 20 minuti, nominato per un Emmy nella categoria Outstanding Original Interactive Program nel 2019, mostra agli spettatori la lunga storia di restrizioni degli Stati Uniti per i neri americani. Il film unisce immagini del passato e del presente, tra cui filmati storici e prove contemporanee di violenza della polizia contro uomini neri disarmati, permettendo così allo spettatore di sentirsi come se fosse seduto, in prima persona, proprio di fronte ai protagonisti mentre raccontano le loro storie di segregazione, pregiudizio e violenza.

REALTÀ VIRTUALE E DOCUMENTARI. IL FUTURO

La realtà virtuale e i video 360 sono ormai uno strumento di lavoro importante. Grazie a essi i filmmaker sono in grado di offrire alla propria audience documentari di impatto, soprattutto quelli che promuovono questioni sociali, aumentandone l’efficacia. Aumentando il coinvolgimento e l’interazione da parte degli spettatori, questo strumento può aiutare nella promozione di un reale cambiamento verso una società più inclusiva, più sostenibile e più responsabile da lasciare a chi potrà apprezzarla in futuro.

‒ Elisabetta Rotolo

MIAT ‒ Multiverse Institute For Arts & Technology è un centro creativo ed educativo per le arti immersive e le tecnologie emergenti.

www.miat.tech

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Elisabetta Rotolo
Elisabetta Rotolo è una business strategist e brand management executive, creative & executive producer, interior architect e keynote speaker, con una esperienza internazionale in VR, AR, spatial computing, mondi virtuali e Metaverso. È CEO e founder di MIAT Multiverse Institute For Arts and Technology e ha oltre 20 anni di esperienza come Global Chief Marketing Officer, Corporate Communication Director e Strategic Consultant in branding, marketing, comunicazione, innovazione e cambiamento per organizzazioni internazionali come lo Stato di New York, Omnicom Group, Walt Disney, Mattel, Heinz, Plasmon, Ferrovie dello Stato, i Giochi Olimpici. Ha un degree in Interior Architecture e un MBA presso l'Università di Liverpool.