Art Layers è una mostra di filtri Instagram d’artista curata da Valentina Tanni per il decennale di Artribune. Il progetto include le opere di dieci artisti italiani, visibili sul nostro profilo ogni due settimane. Il settimo filtro, online da oggi, è quello di Chiara Passa, che abbiamo intervistato.

Cominciamo dal filtro che hai realizzato, “Object Oriented Filter”. Da dove nasce l’idea?
Object Oriented Filter fa parte della serie di opere Object Oriented Space (da cui prende anche il titolo la mia mostra personale romana del 2019 al museo MLAC) a cui avevo iniziato a lavorare già nel 2015 con la serie software-art Object Oriented Icons. L’idea dell’opera-filtro è sempre legata alla costruzione di uno spazio virtuale orientato agli oggetti software. Lo spazio in Object Oriented Filter è sospeso tra la nostra visione ontologica di esso e la percezione di una realtà mista in cui il pubblico, trovandosi in una posizione liminale, può entrare e uscire continuamente.

Chiara Passa - MLAC, Roma, 2019
Chiara Passa solo show – MLAC, Roma, 2019

Qual è il suo funzionamento?
L’opera sfrutta la tecnologia della realtà aumentata per portare inaspettatamente lo spettatore in un ambiente immersivo fatto in realtà virtuale, ribaltando così l’impiego tecnologico del mezzo usato.
Quando adoperiamo Object Oriented Filter sul nostro volto non appare nessun filtro mediato dall’elaboratore, ma ci si trova alle spalle un’animazione astratta esplorabile a 360° ruotando le dita tutt’intorno. Inoltre, con i movimenti di testa, occhi e ciglia è possibile muovere le sculture particellari che girano circolarmente intorno alla nostra testa.

È il tuo primo filtro Instagram o ne avevi già realizzati altri? Cosa ne pensi in generale di questo strumento?
Si, è il mio primo filtro realizzato per Instagram, anche se lavoro con la tecnologia della realtà aumentata praticamente da quando esiste. La uso per scuotere e manipolare digitalmente la dimensione spaziale reale, provocando nello spettatore slittamenti di senso imprevisti. Il software adoperato da tutti gli artisti coinvolti nel progetto Art Layers è uno strumento abbastanza standard e con molte funzioni prestabilite, quindi poco versatile. D’altra parte, è uno strumento semplicissimo che dà la possibilità di creare opere in realtà aumentata senza dover programmare una sola riga di codice. Quindi più che imparare a adoperare il software, ho dovuto indagarne bene la semantica capendo come potevo piegarlo per disegnare realtà virtuale invece che realtà aumentata. È sempre così: più mi trovo alle strette e con mezzi imposti o limitati e meglio reagisco allo stimolo di creare qualcosa di particolare.
L’idea del filtro d’artista penso possa trasformarsi in uno strumento efficace per veicolare l’arte attraverso la realtà aumentata ad un ampio pubblico. Art Layers in futuro potrebbe magari trasformarsi in uno spazio espositivo ad hoc per progetti artistici AR!

Still Life AR - Chiara Passa
Chiara Passa, Still Life AR

Ci sono delle autrici e degli autori di filtri Instagram che segui?
Ovviamente seguo con curiosità e interesse il progetto Art Layers da quando è nato, ma prima di allora non avevo visto altri filtri d’artista. Non è facile scovarli nel mare magnum di filtri che ormai offre Instagram. L’arte si perde confondendosi facilmente tra i vari progetti amatoriali e di puro svago. Ugualmente succede per le opere digitali veicolate tramite NFT che inevitabilmente si mescolano alle figurine, ai rendering 3D e ai vari gadget. Trovo che sia necessario un programma curatoriale come questo che indirizzi il pubblico alla comprensione del progetto artistico.

Nella tua ricerca artistica hai spesso lavorato sul concetto di spazio, cercando di esplorare le differenze tra l’architettura dei luoghi fisici e quella dei luoghi virtuali. In questo contesto, che ruolo hanno nel tuo lavoro strumenti tecnologici come la realtà aumentata e la realtà virtuale?
VR e AR sono strumenti a me molto cari che adopero ad ampio raggio per creare declinazioni illusorie dello spazio reale dove prendono vita eco digitali che ampliano il campo della percezione.
Il tema dello spazio è sempre stato ben presente nella mia ricerca artistica sin dagli esordi, infatti già nel 1997 ho iniziato a sviluppare un profondo interesse per lo spazio architettonico e per come esso si trasforma all’interno del linguaggio informatico. Dalla creazione della serie Live Architectures, opere della fine anni Novanta, tipo CAVE (Cave Automatic Virtual Environment), sono arrivata ad adoperare realtà virtuale e aumentata quando sono state commercializzate. 
La realtà aumentata mi serve per estroflettere e far vibrare lo spazio reale, la realtà virtuale per penetrarlo fino al punto d’origine e scovarne le parti nascoste. Attraverso AR e VR continuo ancora oggi ad esplorare la dualità liminale tra luogo tangibile e virtuale, disegnando installazioni in realtà mista che collegano lo spazio fisico a quello liquido con l’obiettivo di generare bizzarre oscillazioni tra loro, provocando spesso nello spettatore la sensazione di rimanere sospeso.

Sei stata una delle prime a sperimentare con il telefono cellulare come luogo espositivo; la tua Widget Art Gallery ospita opere d’arte digitali dal 2009 ed è ancora attiva oggi. Ce ne puoi parlare?
In realtà la Widget Art Gallery nasce nel 2008 sotto forma di widget (ancora funzionante e contenente tutte le mostre passate) per la dashboard OSX di Apple. L’avevo inaugurata con un’animazione di una mia studentessa. Poi nel 2009 ho lanciato ufficialmente anche la web-app seguendo una linea espositiva abbastanza coerente dove le opere – la maggior parte GIF animate – si sono materializzate nell’intuizione di media diversi, ovvero come proiezioni, performance, installazioni, collage, etc. Come ha scritto Elena Giulia Rossi in un’intervista uscita nel 2016 su Arshake: “le opere si sono materializzate in un’allucinazione percettiva all’interno della piccola stanza virtuale ma non per questo appaiono meno reali”.

Com’è cambiata la tua idea di esposizione online nel corso degli anni?
Dopo cinque o sei anni, e dopo avere invitato ormai quasi tutti gli artisti digitali miei colleghi, il mio interesse si è spostato verso l’ibridazione dei linguaggi. Quindi, ho pensato di invitare una serie di artisti visivi e materici, curiosa di vedere come se la sarebbero cavata con la stanzetta digitale. Il risultato è stato interessantissimo sia per gli artisti che per l’attività espositiva della WAG. 
Tomaso Binga (Bianca Pucciarelli) per esempio, ha riproposto ad hoc per la WAG Donna Ingabbiata, una performance del 1974 dove l’artista si faceva nutrire attraverso una gabbia da una mano maschile. Nella WAG la gabbia dondolava dal soffitto come un’altalena con la testa dell’artista all’interno. Penso anche all’opera di Michael C. Andrews, artista americano conosciuto per il suo lavoro legato al Fiber Art Movement. Ha riempito la stanza WAG con sculture tessili tridimensionali virtualizzate che performavano uno spogliarello diverso ogni settimana per l’intera durata della mostra. Nella performance le fibre virtuali senza un vero e proprio corpo, si sfaldavano attorcigliandosi eroticamente fino ad esplodere sulle pareti della galleria virtuale.
Da qualche anno la Widget Art Gallery ospita le opere degli studenti di Arti Multimediali e Tecnologiche dell’Accademia di Belle Arti di Roma che vogliono confrontarsi con il linguaggio artistico della GIF animata.

Chiara Passa, Still Life
Chiara Passa, Still Life

A cosa stai lavorando in questo periodo? Ci puoi dare qualche anticipazione sui progetti futuri?
La mia attività artistica e lavorativa in generale è molto fervida, anche in questo difficile periodo di pandemia. In autunno ho vari progetti espositivi, sia virtuali che in situ. Pandemia permettendo, le esposizioni in situ vedranno la realizzazione di opere AR e VR in contesti specifici, anche museali. Da sei mesi sto lavorando inoltre al libro di Ideasonair – Blogging as an open art project che dovrebbe uscire sempre in autunno come progetto transmediale di restauro dell’opera di Net art che è esistita sotto forma di blog dal 2005 al 2012.

– Valentina Tanni

Chiara Passa (Roma, 1973) si è formata presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. La sua produzione combina media e approcci differenti: animazioni e videoinstallazioni interattive, arte digitale in contesti pubblici, progetti legati a internet, video-mapping, dispositivi per piattaforme mobile. Partendo dagli strumenti che le nuove tecnologie mettono a disposizione, Passa ne sperimenta in modo rigoroso e personale possibilità inedite di impiego, riflettendo sulle specificità dei media stessi. Il suo lavoro è stato ospitato presso importanti istituzioni artistiche, quali: Vancouver Art Gallery; MAK – Museum of contemporary art, Vienna; MAXXI, Roma e Centro de Arte Reina Sofía, Madrid; Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Prato; MACRO, Roma; GAM, Torino; Biennale di Venezia.

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AutoreChiara Passa
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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma e Milano. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020).