Digitalizzare il corpo. La mostra virtuale 3D di MEET Milano

Curata da Julie Walsh, la mostra Synthetic Corpo-Reality è allestita sulla piattaforma online Mozilla Hubs e accessibile digitalmente. Una riflessione sul corpo nell’epoca del distanziamento sociale.

Restart di Miao Xiaochun. Courtesy MEET, Milano
Restart di Miao Xiaochun. Courtesy MEET, Milano

Stiamo parlando con un elefante, un elefante 3D realizzato in uno stile da cartone animato e con i capelli colorati. Magari penserete che ci stiamo parlando perché siamo in un qualche videogioco, ma non è esattamente così: siamo all’interno della mostra Synthetic Corpo-Reality, curata da Julie Walsh per il centro internazionale di Cultura Digitale MEET di Milano e realizzata in un ambiente virtuale 3D sulla piattaforma online Mozilla Hubs. E l’elefante dai capelli colorati è l’avatar digitale di Tim Deussen, uno degli artisti esposti in questo mondo.
La mostra, che riunisce undici opere di artisti internazionali, investiga la rappresentazione digitale del corpo umano in un’epoca in cui questa rappresentazione ha assunto una nuova importanza a causa della pandemia, “quando le conversazioni faccia a faccia sono state sostituite dalle chiamate su Zoom e dai post su Facebook”, come Walsh spiega nella presentazione dell’evento. Invece di accontentarsi di festeggiare la digitalizzazione e le sue opportunità, le opere scelte da Walsh la problematizzano, mostrando il complesso rapporto tra corpo digitale e corpo fisico.

Conversazione con l'avatar di Tim Deussen in Mozilla Hubs
Conversazione con l’avatar di Tim Deussen in Mozilla Hubs

LE OPERE IN MOSTRA

Arrivati all’interno di Synthetic Corpo-Reality possiamo ammirare direttamente nella sua sala principale The Divers VI di Sophie Kahn, sculture 3D nate dalla frammentaria scansione di corpi. Kahn le definisce “un monumento alla perdita” perché raccontano ciò che viene smarrito quando la macchina cerca (senza successo) di catturare e digitalizzare nella sua totalità la complessità del corpo umano, in questo caso il corpo di ballerini Butō, una serie di tecniche e forme di danza contemporanea giapponesi. Mentre Kahn ha in passato creato stampe tridimensionali partendo da queste scansioni, in Synthetic Corpo-Reality ha l’opportunità di realizzare le sue sculture su una scala monumentale e in uno spazio privo di gravità. Grazie a Mozilla Hubs è possibile persino volare intorno e all’interno delle sculture, compenetrandone gli spazi, e vi consigliamo di farlo anche visitando le opere di Carla Gannis (Origins of The Universe: Dimensioning), Claudia Hart (Alice Inside) e Auriea Harvey (che su queste pagine abbiamo incontrato come parte del duo artistico Tale of Tales/Song of Songs).
Al centro, vicino all’ingresso della mostra, possiamo entrare invece in Lend Me Your Face! di Tamiko Thiel /p, che oltre ad aver collaborato con Steven Spielberg è stata lead product designer per i supercomputer Connection Machine CM1 e CM2, macchina che nel 1989 fu premiata per la sua potenza di calcolo dalla Association for Computing Machinery. Nella stanza digitale di Lend Me Your Face! un grande video centrale mostra un frammento di un discorso di una figura pubblica mentre quattro schermi digitali più piccoli trasmettono altrettanti volti di persone a noi ignote (partecipanti alla installazione da cui quest’opera proviene), catturate digitalmente e poi animate da una Intelligenza Artificiale per ripetere i gesti dei volti mostrati al centro. Tramite le tecniche dette “deepfake” a volti qualsiasi vengono associate frasi che non hanno mai detto ed espressioni che non hanno mai assunto; attraverso la digitalizzazione del corpo, il digitale crea una nuova (una sua) verità.
Notevoli anche gli altri video disponibili: c’è la stop motion di The Gooey Gentlemen di Zhou Xiaohu, l’animazione 3D di Restart di Miao Xiaochun e i video tecnicamente più tradizionali, riprese di persone reali, di Rebecca Allen, che all’inizio degli Anni Ottanta, durante lo sviluppo di uno dei primi sistemi di animazione 3D, animò il primo avatar femminile realizzato da Ed Catmull (co-fondatore di Pixar) nel 1972. I due video di Allen, Figure Crawling e Figure Waiting (che fanno parte della serie Figures in Motion), sono riuniti in uno spazio virtuale chiamato Figures Crawling ed è impossibile guardarli senza pensare alla pittura di Francis Bacon: le opere sono studi del corpo umano in movimento, riprese di persone nude che strisciano per terra, di dettagli che diventano nell’ingrandimento forme astratte e aliene.
Merita di essere infine menzionata all alone together di Martina Menegon, artista italiana che vive a Vienna e lavora da un po’ di tempo in Mozilla Hubs. Da Menegon viene anche l’espressione “corporalità sintetica” che dà il titolo alla mostra. all alone together è una danza disordinata, un’estasi bacchica di scansioni 3D del corpo dell’artista: i corpi, sottratti alla corporeità e precipitati in una nuova realtà algoritmica (e dall’inatteso risultato di un algoritmo viene il loro movimento) ci circondano, si compenetrano e ci compenetrano.
In generale, questa mostra è un’interessante opportunità per ragionare su cosa sia il nostro corpo nell’epoca dell’apparente acorporeità del digitale, e per saperne di più su Synthetic Corpo-Reality abbiamo raggiunto la curatrice Julie Walsh su Zoom (l’intervista è stata largamente tagliata ed editata per brevità e chiarezza).

The Divers VI di Sophie Kahn. Courtesy MEET, Milano
The Divers VI di Sophie Kahn. Courtesy MEET, Milano

INTERVISTA A JULIE WALSH

Quando abbiamo parlato via email lei ha definito questa mostra “un evento storico.” Perché?
Perché per la prima volta in questa mostra abbiamo le pioniere dell’arte digitale in un evento di tale scala, realizzato tra l’altro all’interno di Mozilla Hubs, e con una istituzione italiana come MEET alle spalle. Una istituzione che afferma l’importanza dell’arte digitale.

Come ha scelto gli artisti?
Devo tornare indietro a come è nata l’idea di questa mostra. Ho pensato a come, a causa della pandemia, abbiamo passato tanto tempo a fare videochiamate su Zoom, videochat, a scrivere sui social media… Mi sono anche resa conto di come le persone iniziassero a ragionare sulla fragilità e la resilienza del corpo, perché erano preoccupate per la loro salute. Lì è nata l’idea di Synthetic Corpo-Reality. Ho cominciato a ragionare su quali fossero gli artisti che stavano usando il corpo come punto di partenza per il loro lavoro, ho iniziato a visitare, virtualmente, i loro studi, ho parlato con loro dell’idea della mostra e ho dato loro la libertà di inventare qualcosa per l’occasione. Ci sono appunto alcune delle pioniere dell’arte digitale, persone che hanno trascorso tutta la loro vita nel mondo della tecnologia e dell’arte come Tamiko Thiel, Rebecca Allen, Claudia Hart, Auriea Harvey e Zhou Xiaohu e Miao Xiaochun che sono nomi di primo piano in Cina, ma non ci sono solo loro. Tim Deussen [l’artista che ci è apparso come elefante, N.d.R.] per esempio non ha una storia così lunga come artista multimediale, ma penso che la sua opera [The Loving Ones, N.d.R.] sia piuttosto interessante, e quella che vedete è la terza versione di questo suo lavoro: inizialmente era pensata come una mostra fotografica in uno spazio reale, con immagini sovrapposte in Realtà Aumentata alle foto, poi è stata ripensata per la Realtà Virtuale e ora per Mozilla Hubs. Diverse opere in mostra sono state adattate a partire da forme diverse di arte digitale. Inoltre, ma non è qualcosa che ho fatto volontariamente, la maggior parte degli artisti presenti sono donne, e penso che questo possa davvero mettere alla prova le idee preconcette che le persone hanno su cosa sia l’arte digitale.

Come ha strutturato la mostra?
È una mostra costruita a strati, come una cipolla. Arrivi nello spazio digitale e ti sembra di essere all’interno di un museo con le sue sculture, i suoi video e i suoi quadri. Volevo che le persone si rendessero immediatamente conto di trovarsi di fronte a qualcosa di riconoscibile come arte. Volevo mettere nel giusto contesto persone che magari non erano mai state a una mostra digitale, rendendo la mostra il più accessibile possibile e dandole l’aspetto istituzionale che le conferisce l’essere ospitata in qualcosa che sembra un museo. Ma poi ti rendi conto di poterti teletrasportare all’interno delle opere che vedi nel museo, accedendo ai mondi creati dagli artisti. A causa della pandemia, in qualche modo la nostra esperienza del mondo fisico si è ristretta, quindi volevo qualcosa che aggiungesse un tocco di magia alla nostra vita.

La pandemia, con il suo distanziamento sociale e i lockdown, ha aumentato le opportunità per gli artisti digitali e ha influito positivamente sul riconoscimento e l’accettazione dell’arte digitale?
Con la pandemia, le opportunità per chi si occupa di arte digitale sono enormemente aumentate. Un museo non deve neanche pagare per i biglietti del mio aereo o il mio alloggio per farmi curare una mostra ora. Ma c’è voluto tempo perché l’arte digitale fosse riconosciuta come una legittima forma d’arte, e i musei ancora faticano. Ora anche artisti che lavorano in formati analogici, come gli scultori, si stanno spostando in digitale: non possono andare fisicamente nel loro studio, ma possono crearne una versione digitale, e se hai lo studio in uno spazio digitale persone da tutto il mondo possono visitarlo premendo un tasto sul loro smartphone. Penso che tutti gli artisti scopriranno che la digitalizzazione facilita l’accesso alle loro opere, anche da parte di comunità marginalizzate, ed è una cosa che rimarrà dopo la pandemia.

Matteo Lupetti

Synthetic Corpo-Reality è visitabile gratuitamente online dal proprio browser Internet sulla piattaforma Mozilla Hubs fino al 25 aprile 2021. È possibile visitarla anche in compagnia, comunicando con i nostri amici attraverso un microfono (ma non parlate troppo forte o disturberete gli altri visitatori virtuali).

www.meetcenter.it/it/synthetic-corpo-reality/

Dati correlati
Spazio espositivoMEET
IndirizzoViale Vittorio Veneto 2 - Milano - Lombardia
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Matteo Lupetti
Diplomato in Fumetto alla Scuola Internazionale di Comics di Firenze nel 2010, gestisce il collettivo di fumettisti indipendenti Gravure e scrive di videogiochi per varie testate italiane ed estere. È diplomato in sommelerie all’interno dell’associazione FISAR ed è direttore artistico del festival di narrazioni di realtà CreteCon.