L’edizione 2020 del festival Ars Electronica ha risposto alla pandemia con un programma “diffuso”, che ha connesso artisti e idee provenienti da 120 Paesi. Puntando moltissimo sull’online.

Quest’anno il festival Ars Electronica si è svolto quasi interamente online e il tema del Giardino di Johannes Keplero (che è anche l’Università di Linz dove si svolgono le varie attività) diventa il punto d’incrocio fra i diversi livelli di lavoro presenti nel festival e le sue diverse direzioni: dall’arte applicata alla robotica e dalla ricerca puramente creativa alla realtà della comunicazione telematica in continua espansione. La “armonia del mondo” di Keplero è il riferimento concettuale dei temi proposti dalla rassegna. I fitti contatti presi nel passato con vari organismi internazionali permettono di raggruppare 120 realtà da centri digitali, laboratori universitari, organizzazioni creative-digitali sparsi in tutto il mondo.

IL FESTVAL ARS ELECTRONICA ONLINE

In Kepler’s Garden, a Journey mapping the ‘new’ world” è la definizione di un viaggio più che di una mostra. Che dalla pandemia il mondo sarebbe stato cambiato è argomento dibattuto ossessivamente negli ultimi mesi. Ma è molto difficile dire se abbia prevalso l’utopia o la distopia. Il festival punta su un dato certo: la diffusione delle ricerche digitali su spazi ormai globali, dai piccoli Stati alle grandi nazioni, dai Paesi ancora nella fase di sottosviluppo alle nuove potenze economiche che fronteggiano i Paesi occidentali in modalità competitive.
Le 120 realtà collocano fisicamente il loro lavoro nel proprio Paese d’origine in diverse parti del mondo. E si collegano con il festival per via telematica. In tal modo si verifica una realtà sempre suggerita nei progetti digitali e finora mai realizzata in maniera così radicale: è possibile trasmettere un progetto d’arte a distanza? I musei e le fiere d’arte si sono già confrontati con l’esistenza online delle mostre e delle vendite, ma è ancora presto per trarre conclusioni. E lo stesso vale per Ars Electronica.
Ma partiamo dal dato più evidente: il numero di realtà coinvolte in questo festival virtuale è straripante e certamente maggiore rispetto al consueto numero di presenze dei normali festival.

Ars Electronica Lab, Black Lives Matter. Courtesy Ars Elctronica
Ars Electronica Lab, Black Lives Matter. Courtesy Ars Elctronica

I PROTAGONISTI DI ARS ELECTRONICA

I Premi Golden Nika del festival seguono una linea politica: il premio “Digital Communities” viene dato al movimento di protesta di Hong Kong, e l’immagine simbolo, di Eric Siu e Joel Kwong, è un collage di graffiti, manifesti e foto delle sanguinose manifestazioni dell’anno scorso con la definizione di “Art/Artivism”. Il titolo del collage, Be Water, è una frase di un vecchio film di Bruce Lee che invita a “essere come acqua, essere senza forma, essere capace di adattarsi a ogni situazione”, frase assunta a slogan durante i moti.
Un altro premio va alla nota artista austriaca Valie Export che partecipò al gruppo dell’Azionismo Viennese degli Anni Sessanta-Settanta con video e performance come “visionaria pioniera” della Media Art femminista. Mentre la facciata del Centro Ars Electronica riflette sul Danubio sottostante la scritta in loop “Black Lives Matter” a caratteri enormi.
Nel settore arte all’OK Center un progetto semplice ma efficace del tedesco Mario Klingemann: Appropriate Response interroga il senso della parola e della risposta di un computer. Il pubblico si inginocchia in un “confessionale” e un’Intelligenza Artificiale inizia a generare una sequenza di parole, un messaggio, come quelli di certi aforismi, citazioni o messaggi “profetici” dei cioccolatini. Ma anche semplificati i messaggi possono avere un fascino e un mistero. Il lavoro fa pensare in parte alla paurosa crescita di integralismi religiosi all’interno di tutte le religioni, dai terroristi islamici agli “iperreligiosi” che agitano mitra alle manifestazioni pro-Trump. Ma dall’altra parte si pensa al ruolo sempre più pesante dell’Intelligenza Artificiale nella società in questi anni. Nel primo dei film di George Lucas negli Anni Settanta in un contesto di science fiction distopica e post atomica i pochi abitanti della Terra vivono nel sottosuolo e consultano un oracolo per sapere cosa fare. L’oracolo è una Intelligenza Artificiale molto complessa che risponde in toni profondi e pensosi attraverso programmi interattivi. È il futuro?

Naufal Abshar, Prisma Garden. Courtesy Ars Elctronica
Naufal Abshar, Prisma Garden. Courtesy Ars Elctronica

LA NATURA E LA PANDEMIA

Altro grande tema della mostra è naturalmente il nostro rapporto con la natura, ed è oggi a tutti chiaro con la pandemia oggi questo rapporto sia in pericolo. Gli olandesi Sissel Marie Tonn e Jonathan Reus portano avanti una ricerca sui terremoti che avvengono per causa umana nella provincia di Groningen, uno dei maggiori giacimenti di gas in Europa. Per attrarre l’attenzione sul problema delle instabilità create dall’estrazione dei gas, gli autori hanno costruito una installazione di cui fanno parte un Intimate Earthquake Archive, archivio di “deep listening”, i vari livelli delle scosse e una “veste tattile” da indossare per far sentire ai visitatori le registrazioni delle vibrazioni sotterranee dei terremoti che possono così essere percepite e tangibili attraverso la veste. Il corpo, il medium che le prime esperienze new media avevano privilegiato, torna a essere al centro dell’interesse come spazio di comunicazione.
Questo “festival esteso”, dilatato, espanso, molecolare per contenere il mondo intero non sembra più contenere immagini bensì lezioni, informazioni, dibattiti, comizi, informazioni segrete. L’immagine proiettata, interattiva, online o video sembra cedere il passo al testo che la illustra e la spiega. La definizione esatta sembrerebbe “telepresence” e ci porta al problema dello schermo come medium unificante e del ritardo della ricerca su alcuni media come l’olografia, che è considerata una delle soluzioni che possono “forare” lo schermo più in fretta di quanto faccia la lenta affermazione del 3D.

RIDEFINIRE I MEZZI DIGITALI

Al di là dei lavori che hanno vinto vari premi l’opera più importante di questo festival è il festival stesso nella sua capacità di mobilitare energie da tanti Paesi così diversi e nel creare sinergie in un momento di crisi globale dovuto alla pandemia, ma anche a una difficile situazione politica che rimette in questione le ottimistiche previsioni universalizzanti di qualche anno fa. In quest’ottica il festival compie un’azione necessaria: predisporre le coordinate pedagogiche per una ridefinizione dei mezzi digitali.

Lorenzo Taiuti

ars.electronica.art

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Lorenzo Taiuti
Lorenzo Taiuti ha insegnato corsi su Mass media e Arte e Media presso Academie e Università (Accademia di Belle Arti di Torino e Milano, e Facoltà di Architettura Roma). E’ esperto delle problematiche estetiche dei nuovi media. È autore di video, installazioni e website, collabora con musicisti sperimentali in produzioni audiovisive. Ha collaborato sui temi di arte e media con vari periodici, tra cui "Giornale dell’Arte", "Virus", "Alias"", "Terzocchio", "Linea d'Ombra", "Repubblica", “Juliet”, “Exibart”, “Artribune”, “Arte e Critica”, “Digimag”, “Noema”, “D’Ars”. Ha pubblicato i seguenti testi sulle tematiche dell’arte e i nuovi media: Arte e media. Avanguardia e comunicazione di massa (Costa & Nolan 1996), Corpi Sognanti. L’Arte nell’epoca delle tecnologie digitali (Feltrinelli 2001), Multimedia. L’Incrocio dei linguaggi comunicativi (Meltemi 2005), I linguaggi digitali (per la serie XXI secolo - Enciclopedia Treccani 2010).