Morto l’artista digitale Dario D’Ambra. Un ricordo di Matteo Lupetti

Creatore di You Can’t Go Back, In Her Spirit, Don’t Make Love, D’Ambra era un artista digitale e sviluppatore di videogiochi.

Dario D'Ambra (foto per gentile concessione di Game Happens)

La mattina del 27 luglio, il duo artistico We Are Müesli ha dato pubblicamente notizia della scomparsa dell’amico e collega Dario D’Ambra, “mancato serenamente nel corso della notte”. Dario era un artista digitale, uno sviluppatore di videogiochi, un ricercatore universitario, un divulgatore, un insegnante. Lo ho incontrato la prima volta nel 2016, durante il festival Game Happens a Genova, dove provai le sue opere You Can’t Go Back e In Her Spirit, un racconto sulla violenza realizzato attraverso l’esplorazione di spazi quasi astratti. Ma la sua opera più importante è Don’t Make Love, realizzata insieme a Nina Kiel, che ne ha curato la grafica, e Giorgio Carlino, che ne ha composto la musica. Don’t Make Love è un videogioco nel senso più ampio del termine, è un tentativo di capire la realtà e di riprodurla attraverso il codice per mostrarla sotto una nuova luce. 

DON’T MAKE LOVE: IL CAPOLAVORO DI D’AMBRA

In Don’t Make Love interpretiamo il maschio o la femmina di una coppia di mantidi religiose vagamente antropomorfe impegnate in una discussione che può cambiare la loro relazione e la loro vita: devono decidere se fare sesso, col rischio che, alla fine del rapporto, la femmina uccida il maschio seguendo il suo istinto. Nei videogiochi è comune costruire dialoghi e interazioni come alberi di scelte, come percorsi a bivi: scegliamo cosa fare o dire tra una serie di alternative, e così sblocchiamo un altro bivio. In Don’t Make Love, chi gioca può invece scrivere tutto quello che vuole e farlo dire al suo personaggio, e l’altro personaggio e la storia reagiranno di conseguenza (e a questo si aggiunge la possibilità di comunicazione non verbale, tramite gesti ed emozioni espresse dal volto). Un progetto ambizioso che Dario nella sua umiltà sapeva essere in qualche modo costretto a fallire: l’interpretazione del linguaggio (quella che tecnicamente si chiama “elaborazione del linguaggio naturale”) è una delle sfide più interessanti e difficili dell’interazione tra esseri umani e macchine. Don’t Make Love è un trucco che inganna chi vuole farsi ingannare, chi lo prende sul serio, perché è facile rompere volontariamente l’illusione, forzarla oltre i suoi limiti. Quello che Don’t Make Love chiede è collaborazione: essere umano e macchina devono collaborare nella creazione di una storia.

IL VIDEOGIOCO SISTEMICO

Negli ultimi anni, Dario voleva spingere questo approccio ancora più in là, voleva realizzare un’opera digitale che simulasse il dialogo, la discussione, le interazioni sociali attraverso sistemi complessi capaci di interagire tra loro. Si parla spesso di “videogioco sistemico,” riferendoci appunto a quei videogiochi in cui vari sistemi regolano parti diverse dell’esperienza con la possibilità di interazione tra un sistema e l’altro. Ma normalmente ci riferiamo a sistemi che simulano la fisica o incentrati sull’interazione violenta: possiamo attirare due fazioni di nemici nello stesso luogo e vederle combattere tra loro, possiamo scivolare mentre tentiamo di arrampicarci su una rupe se in quel momento sta piovendo, con la pioggia determinata da un sistema che regola gli effetti meteorologici all’interno del gioco. Dario voleva vedere questa complessità nei modi in cui interagiamo con creature digitali attraverso la parola, nei modi in cui queste conversazioni ci cambiano e in qualche modo cambiano anche la realtà. Dario era noto e amato in tutta la comunità italiana degli sviluppatori indipendenti, era la persona brillante e gentile che eri felice di incontrare ai festival e con cui volevi cenare per poter continuare la conversazione che avevate iniziato sul futuro del videogioco, o sull’architettura brutalista. La sua scomparsa è una perdita non solo per la famiglia, gli affetti, gli amici, ma per tutto il medium videoludico, che cresce solo grazie a persone come lui, un po’ ignorate da pubblico e stampa mainstream ma fondamentali per capire cosa il videogioco sia e possa essere. Potete trovare i videogiochi di Dario D’Ambra sul sito della sua etichetta, Maggese, e sulla piattaforma itch. 

Matteo Lupetti

https://www.maggese-games.com/games
https://maggese.itch.io/

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Matteo Lupetti
Diplomato in Fumetto alla Scuola Internazionale di Comics di Firenze nel 2010, gestisce il collettivo di fumettisti indipendenti Gravure e scrive di videogiochi per varie testate italiane ed estere. È diplomato in sommelerie all’interno dell’associazione FISAR ed è direttore artistico del festival di narrazioni di realtà CreteCon.