Alfabeto Pandemico: nasce il nuovo vocabolario per riflettere sul domani. Intervista doppia

Un progetto per scrivere i nuovi paradigmi del tempo presente e quello post-pandemia: ce ne ha parlato Emmanuele Curti, membro di un grande network italiano che comprende organizzazioni e promotori di spazi rigenerati. Il dialogo prosegue con i fondatori di Terzo Paesaggio, gruppo attivo nella campagna di Milano a Chiaravalle.

Alfabeto Pandemico, cuore Story
Alfabeto Pandemico, cuore Story

“Aufräumen”, “denaturazione”, “microcosmo”, “oblomov”, “solitudine”, “zoo”. Se in seguito a questo episodio storico di pandemia globale il mondo è cambiato, differente sarà anche il paradigma che lo descrive e il rinnovato valore delle parole. A proposito di questo, nasce Alfabeto pandemico, un vocabolario in divenire – ad oggi conta oltre 500 termini – concepito da Lo Stato dei Luoghi, ovvero la prima rete nazionale di attivatori di luoghi e gestori di spazi rigenerati a base culturale. Abbiamo intervistato Emmanuele Curti, coordinatore del progetto, per farci spiegare l’origine e la finalità di questa nuova scrittura collettiva che abbraccia lo scenario futuro.

Alfabeto Pandemico, Mare story
Alfabeto Pandemico, Mare story

ALFABETO PANDEMICO: INTERVISTA A EMMANUELE CURTI

Il lockdown è stata la sventura, ma allo stesso tempo ci ha dato la possibilità di fare una riflessione concreta”, ci dice Emmanuele Curti, che il 29 febbraio 2020 si sarebbe dovuto trovare a Milano per firmare l’atto costitutivo de Lo Stato dei Luoghi – dopo un percorso di preparazione lungo oltre due anni – assieme a tutti i soci partecipanti di questa rete. E prosegue, “il tempo dell’isolamento è un tempo molto curioso, in cui ognuno agisce da casa propria ma al contempo si verifica un fenomeno di iper-connettività. Abbiamo capito che nell’ottica di una crisi stavano cambiando i valori e abbiamo avvertito la necessità di lanciare tutti quei vocaboli che stanno assumendo ruoli semantici diversi. Alfabeto Pandemico, pensato assieme a Ilda Curti, è un’idea ispirata dal concetto dell’abecedario, il codice primario che apprendiamo alle elementari. Siamo contenti di come sta andando per la grossa propagazione che sta avendo. Abbiamo anche avuto un’adesione da parte di una fondazione olandese e quindi ci stiamo aprendo all’Europa, cercando di rispondere alla necessità di scrivere collettivamente del nostro tempo”.

Alfabeto Pandemico, Mare story, Cuore story
Alfabeto Pandemico, Mare story, Cuore story

IL VOCABOLARIO DELLA POST PANDEMIA

Così si va formando questo nuovo vocabolario del presente in continuo divenire, scritto grazie ai contributi di artisti, intellettuali e operatori culturali. Ma quale sarà il suo seguito quando il tempo dell’isolamento sarà terminato? “Stiamo già lavorando su un seguito post-pandemico dell’Alfabeto. Con il suo crescere ci siamo accorti della necessità di lavorare su campi semantici e abbiamo deciso di coinvolgere il socio-linguista Federico Faloppa, dell’Università di Reading, curatore di una rivista sulla Treccani, con il quale inizieremo a fare questa analisi. Vogliamo che esca uno strumento utile, anche da punto di vista educativo, per capire in quale scenario ci stanno portando queste parole”. Un progetto che confluirà in una missione anche politica, che rientra nell’identità della rete Lo Stato dei Luoghi, con la partecipazione ai tavoli nazionali di lavoro e al dialogo con le Istituzioni. “Per questo, l’Alfabeto Pandemico ha anche lo scopo di nutrire un cambio, declinato sul welfare culturale, con le relative necessità di fondi e campagne di investimento”, prosegue Curti. E proprio a proposito del welfare culturale, conclude illustrandoci la sua visione sul rapporto tra cultura e società: “Penso che siamo abituati a un concetto di cultura ancora molto novecentesca: la cultura del tempo libero, del dopolavoro. Musei, mostre e concerti come strumento di ozio. Invece noi vogliamo lavorare nella direzione in cui la cultura torni ad essere l’elemento fondante del nostro abitare i luoghi e del nostro essere. Capire come, in particolare in questo momento, prendersi cura della comunità. Anche noi lamentiamo del fatto che a questo grande tavolo della ripresa manchi la voce culturale, che invece può fare molto da questo punto di vista”.

Terzo Paesaggio, Chiaravalle credits Imagonirmia / Site Specific Listening / Alessandro Perini
Terzo Paesaggio, Chiaravalle credits Imagonirmia / Site Specific Listening / Alessandro Perini

TERZO PAESAGGIO NELL’ALFABETO PANDEMICO

Tra i partecipanti di Alfabeto Pandemico ci sono anche Marta Bertani e Andrea Perini, gestori di spazi rigenerati, fondatori di Terzo Paesaggio, che hanno contribuito con il termine “metànoia”, “una parola potente che non abbiamo mai usato prima, perché mai avevamo vissuto qualcosa come questo momento”, spiegano a Artribune. “La metànoia è un mutamento profondo del proprio modo di pensare, implica vivere un accadimento eccezionale, per poter accogliere ciò che mai avresti potuto accettare. Oggi è un augurio, perché si possa trasformare radicalmente il modo con cui stiamo abitando il nostro pianeta”. Terzo Paesaggio è un’organizzazione non profit, attiva dal 2015 e fondata da un gruppo interdisciplinare di professionisti con la visione condivisa del “paesaggio come ambito di relazione”. Progetti e iniziative vengono svolte soprattutto nel territorio sud-orientale di Milano, dove la grande città incontra la campagna, nota per l’omonima abbazia cistercense fondata nel 1135. Qui, Terzo Paesaggio sta rigenerando uno spazio dismesso a vocazione culturale.

Terzo Paesaggio, Chiaravalle credits Urban Games Factory / Lumina / ph Camilla Cerea
Terzo Paesaggio, Chiaravalle credits Urban Games Factory / Lumina / ph Camilla Cerea

LE ATTIVITÀ DI TERZO PAESAGGIO A CHIARAVALLE DURANTE LA QUARANTENA

Il progetto di rigenerazione che terzo paesaggio conduce per Chiaravalle interpreta e espande la vocazione del luogo”, proseguono Marta Bertani e Andrea Perini. “Qui la sapiente opera di disegno del paesaggio degli antichi monaci ha trasformato il territorio da palude a valle-di-luce. Oggi Chiaravalle, se saprà ancora cogliere l’opportunità trasformativa, potrà tornare a risplendere, per orientare l’idea di città che vogliamo abitare in questo nuovo futuro post-pandemico. Pensiamo alla ri-progettazione del nostro spazio culturale, attraverso tre linee di indirizzo che già erano presenti ma che stiamo radicalizzando: l’abitare, la formazione e i servizi per la salute e il benessere della persona. Ma come sono cambiate le attività di terzo paesaggio quando l’emergenza sanitaria ha chiuso tutte le attività a favore di una prolungata quarantena? “La potenza degli spazi rigenerati, messi in rete da Lo Stato dei Luoghi, sta proprio nel progetto di cittadinanza e prossimità che queste nuove istituzioni culturali ibride sono capaci di generare, più delle istituzioni culturali classiche che svolgono altre funzioni note. Tuttavia a questi spazi è ancora negato il riconoscimento di pubblica utilità da parte dei decisori. Terzo Paesaggio, sin da subito, ha riunito le forze attive che operano a Chiaravalle per offrire un servizio di aiuto-spesa per le persone più vulnerabili e ancora in queste ore ci stiamo adoperando per integrare i pacchi alimentari in distribuzione al quartiere Corvetto, nelle case di edilizia pubblica. Ma il tema su cui porre attenzione è il come lo facciamo, per mettere al centro i desideri delle persone, non soltanto i puri bisogni. È una questione di approccio e accento che possiamo dare ai servizi delle nostre nuove istituzioni culturali, con alleanze inedite con il terzo settore classico e l’istruzione. Quello che con Lo Stato dei Luoghi stiamo iniziando a chiamare welfare culturale. Ad esempio, nel pacco alimentare mettiamo il pane del maestro panificatore Davide Longoni, non un semplice alimento, bensì un simbolo che racconta l’idea di Chiaravalle: un pane bello, nutriente e sano”.

terzo paesaggio / La Repubblica di Chiaravalle - Lessico di Chiaravalle, a cura di Isabella Bordoni e Marianna Frangipane
terzo paesaggio / La Repubblica di Chiaravalle – Lessico di Chiaravalle, a cura di Isabella Bordoni e Marianna Frangipane

DALL’ALFABETO PANDEMICO AL LESSICO DI CHIARAVALLE

L’esperienza vissuta dalla comunità si è poi legata alla necessità di raccontare, quindi definire, quindi capire cosa sta succedendo nel tempo presente e in un luogo definito. E qui torna il concetto di Alfabeto Pandemico, di cui è stata creata una declinazione territoriale per Chiaravalle. “Abbiamo chiesto alla nostra comunità di sentimento di partecipare a Alfabeto Pandemico, hackerando il progetto artistico dall’interno”, concludono i fondatori di terzo paesaggio. “Così è nato, con la cura di Isabella Bordoni e Marianna Frangipane, Lessico di Chiaravalle, un progetto artistico che invita alla metànoia, chiama le persone a riconoscersi come corpo attivo della Repubblica di Chiaravalle, per avere le parole per dire il nuovo futuro di Chiaravalle” Non resta che andare sulla pagina Instagram dedicata, @larepubblicadichiaravalle e scoprire il cammino percorso finora.

– Giulia Ronchi

www.lostatodeiluoghi.com
https://terzopaesaggio.org/
https://www.instagram.com/larepubblicadichiaravalle/

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.