DNArt: in scena un nuovo sistema di anticontraffazione delle opere d’arte. Cos’è e come funziona

Un codice invisibile e irriproducibile viene inserito nelle opere d’arte (anche nelle pagine fragilissime dei volumi antichi) e può essere “letto” in ogni momento da appositi software. Una soluzione per non perderne mai la tracciabilità e riconoscere i falsi dagli originali.

Opera Alessio B marcata con DNArt, dettaglio
Opera Alessio B marcata con DNArt, dettaglio

Presentata durante la Fiera di ArtePadova 2019, vuole essere l’ultima frontiera dell’anticontraffazione. DNArt, sviluppata dallo spin-off dell’Università Ca’ Foscari di Venezia Aries, è un codice non replicabile che viene inserito sulla superficie di un’opera d’arte per renderla riconoscibile e tracciabile. Incolore e invisibile, non può essere letta se non dagli appositi software. Un’innovazione tecnologica che si spera possa avere una forte incisione sul sistema dell’arte e dare del filo da torcere al mercato nero che genera furti, truffe e contraffazione. La prima opera ad essere marcata ufficialmente è stata una tela dello street artist Alessio-B,con una dimostrazione live che ne ha illustrato il funzionamento al pubblico.

DNART: NUOVA TECONOLOGIA DI ANTICONTRAFFAZIONE

DNArt è il frutto di anni di ricerche e vuole rappresentare un’evoluzione del concetto di sistema anticontraffazione. La nostra tecnologia è utilissima per catalogare e rendere riconoscibile univocamente l’immenso patrimonio artistico del nostro Paese. Può anche essere associata ai sistemi di tracciamento già presenti sul mercato”, spiega Alessandro De Toni, CEO di Aries, riferendosi a tecnologie già collaudate da qualche tempo, capaci di intervenire a favore del sistema artistico. Come la blockchain, un registro aperto che annota le transazioni internet tra due parti in modo efficiente, tracciabile, verificabile e permanente: applicata all’opera d’arte, essa permette di conservarne la storia della proprietà e, in tal modo, il suo valore effettivo. Nel caso di DNArt, invece, il dispositivo potrebbe arginare l’emorragia economica che il sistema subisce ogni volta che un’opera viene rubata o copiata e reimmessa sul mercato come originale. Un fatto reale testimoniato dall’Attività Operativa del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale: nel 2018 sono stati 1232 i falsi sequestrati (con un lieve aumento di furti rispetto all’anno precedente), per un valore stimato di oltre 422 milioni.

DNART: COME FUNZIONA

Tutto parte da un tag, ovvero un codice unico e irriproducibile che contiene tutte le informazioni e lo storico dell’opera. È completamente invisibile sia a occhio nudo che con tecnologie come lampada di Wood, microscopio ottico e microscopio elettronico. Anche la sua esatta posizione rimane ignota, rendendone impossibile la manipolazione o la rimozione. Inoltre, il DNA sintetico non è deperibile e non danneggia le opere, non le altera e non provoca alcuna modifica strutturale della loro superficie; un traguardo che permette di tutelare anche gli oggetti più antichi, come le pagine di antichi volumi (come mostrato nel video in alto). “Questa tecnologia potenzia, arricchisce e valorizza la documentazione di certificazione di un’opera”, aggiunge Erica Cretaio, R&D Manager di Aries, “poiché aggiunge a questa documentazione un sistema univoco di riconoscimento del bene, che diventa parte integrante dell’opera. A differenza di altri sistemi, DNArt è l’unica applicabile anche su opere d’arte antiche, perché sviluppata in accordo con le linee guida fornite dal Ministero per i Beni Culturali e approvata da diverse Istituzioni”. Al momento, il sistema è stato collaudato su tela, carta e legno, ma sono in fase di sviluppo le tecniche per renderlo efficace anche su altri materiali, tra cui il vetro, la ceramica, il metallo e la plastica.

DNART: I SUOI CREATORI

A concepire questo sistema di anticontraffazione è un team tutto italiano, composto dall’ingegnere Alessandro De Toni, la biotecnologa Erica Cretaio e il professore Alvise Benedetti, docente del Dipartimento di Scienze Molecolari e Nanosistemi di Ca’ Foscari ed esperto di restauro. Insieme hanno fondato Aries che nel 2014 ha vinto la Start Cup e oggi è attiva all’interno dell’incubatore Arcadia Hub di Padova. Le ricerche dello staff scientifico di Aries, composto da tecnici specializzati nella biologia molecolare, sono dedicate alle tecnologie finalizzate al restauro e alla conservazione dei beni culturali.

– Giulia Ronchi

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Ha collaborato con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne.