Si svolge nella Capitale il MIA – Mercato Internazionale dell’Audiovisivo. Ecco il programma

Si svolge fino al 20 ottobre il MIA – Mercato Internazionale dell’Audiovisivo, in parallelo con la Festa del Cinema di Roma, promosso da Anica. Ecco cosa succede nelle sedi di Palazzo Barberini, Cinema Barberini, Cinema Quattro Fontane, Hotel Bernini Bristol

MIA - Mercato Internazionale dell'audiovisivo, Roma
MIA - Mercato Internazionale dell'audiovisivo, Roma

Ogni buon mercato per funzionare deve individuare un posizionamento che lo distingua. È vero soprattutto per l’Italia, che da alcuni anni ha avviato un dialogo serrato con altre realtà internazionali, per costituirsi come un sistema in grado di far conoscere le nostre produzioni fuori dai confini nazionali e di accogliere investimenti e opportunità che provengono dall’estero, innescando relazioni virtuose. Se Berlino e Cannes, in Europa, sono luoghi di incontro imprescindibili per i leader mondiali dell’industria audiovisiva, il MIA – Mercato Internazionale Audiovisivo, nato a Roma cinque anni fa, sta crescendo da un lato con lo stesso intento, dall’altro con un obiettivo preciso e necessario: diventare la vetrina principale della produzione italiana di qualità, che va dal cinema al documentario, dalla nuova serialità all’industria videoludica, dai contenuti dedicati a bambini a quelli per gli young adult.

IL PUBBLICO

Pare ci sia prima di tutto la volontà di segmentare il mercato, per riuscire a coprire un pubblico, ormai manifestamente frammentato: diversificato non solo nei gusti – autori e generi non devono entrare in conflitto, bensì coesistere e contaminarsi -, ma anche nell’identità. Certamente l’attualità del tema dell’inclusività, ossia di tutti quei gruppi, rappresentanze e rappresentazioni prima in larga parte escluse, dalle donne alla comunità LGBTQ*, ha contribuito ad ampliare la domanda, e conseguentemente l’offerta, della produzione audiovisiva, spingendo il sistema ad una rapida (per quanto possibile) riconfigurazione. Ecco allora l’importanza di questo mercato, che nell’edizione 2019 vede la partecipazione di più di 2000 professionisti, più di 900 presenze tra buyers e commissioning editors e di 53 paesi. Rispetto al 2018 si registra una crescita: sono il 40% in più i progetti iscritti. Ma i dati che confermano la volontà di attrarre l’attenzione internazionale, sono quelli che riguardano i prodotti presentati: 200 in totale e 97 italiani. Del resto prima di diventare un crocevia di scambi, un mercato, un paese deve investire sul valore e l’innovazione della propria proposta e rappresentazione. È ciò che ha sempre distinto il Made in Italy. Concetto abusato, forse rimpicciolito in un mondo globale, ma non destituito di senso. Anzi, essenzialmente da ripensare, alla luce della domanda: quali caratteristiche deve avere un prodotto italiano per dirsi contemporaneo? Guardare avanti è sempre un guardarsi dentro, che è diverso da guardare indietro.

LE SEZIONI

In che modo quest’anno si cercherà di orientare questa riflessione? Essenzialmente quattro sono le aree di attività: content showcase, ovvero gli appuntamenti dedicati ai prodotti italiani che verranno lanciati sul mercato a partire dal 2020; co-production market e pitching forum, la possibilità che viene data ai progetti selezionati di essere presentati ad un pubblico di key players nazionali e internazionali, emittenti europee e americane, piattaforme OTT, con l’obiettivo di favorirne la co-produzione, il finanziamento e la diffusione; matchmaking, lo spazio di incontro libero offerto ai 2000 accreditati provenienti da 53 paesi; talks, il calendario di incontri di approfondimento, come il panel Creating The World Of Luna Nera, che racconta lo sviluppo dell’attesa serie tutta al femminile, con tanto di streghe, prodotta da Fandango per Netflix. Più in dettaglio la parte di content showcase si divide in tre sezioni: MIA Film, al cui interno troviamo What’s Next Italy, il programma speciale che include i lavori italiani in avanzamento di registi affermati e autori emergenti, e C Eu Soon, la sezione dedicata al nuovo talento europeo: sette progetti da nove paesi che riflettono su tematiche che vanno da terrorismo, alla diversità, alla cultura lgbtq*, di cui è un perfetto esempio è A Perfect Normal Family della giovane regista danese Malou Reymann, che racconta del cambio di sesso di un padre; MIA Drama, al cui interno ritroviamo GREENLIT, la sessione-evento dedicata alle più attese co-produzioni italiane con partner internazionali, ancora inedite per il mercato, come Metamorphosis, serie young adult che narra la storia di un gruppo di adolescenti con superpoteri; MIA DOC, che torna con ITALIANS DOC IT BETTER, unico e principale showcase del documentario italiano.

Carlotta Petracci

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Sempre in bilico tra arte e comunicazione, fonda nel 2007 White, un'agenzia dal taglio editoriale, focalizzata sulla produzione di contenuti verbo-visivi, realizzando negli anni diversi progetti: dai magazine ai documentari. Parallelamente all'attività professionale svolge un lavoro di ricerca sull'immagine prestando particolare attenzione alla sua relazione con altri media e forme espressive, in primo luogo la musica. Di cui ama scrivere ma che rappresenta un elemento essenziale della sua identità di filmmaker, nei documentari quanto nelle videoinstallazioni. Appassionata di filosofia, sociologia, antropologia e, nell'accezione più ampia e nomadica, di tutte le scienze, fa convergere i suoi svariati interessi in un approccio ai contenuti, in uno sguardo e in uno stile di scrittura assolutamente cross-disciplinari.