Il profilo Instagram Fontanesi, seguito da oltre 16mila follower (ma cresceranno, e molto), è emblema dell’influenza esercitata da Internet sulla realtà e viceversa. Offrendo cortocircuiti visivi che stanno diventando una vera e propria forma d’arte. Tutto sull’artista che, prendendo in prestito il nome dall’omonimo pittore e incisore romantico del XIX secolo, non vuole dissolvere l’alone di mistero da cui è avvolto, rifiutandosi di concedere interviste e di parlare del proprio lavoro.

Alludendo agli sviluppi del web all’interno della storia dell’uomo contemporaneo, nel suo celebre Networks without a cause: a critique of social media del 2011 (tradotto in italiano con il titolo Ossessioni collettive), il noto teorico olandese Geert Lovink asseriva che se “una volta Internet cambiava il mondo, oggi è il mondo a cambiare Internet”. È ancora possibile, a distanza di otto anni, adattare questa affermazione alla percezione del concetto di realtà ‒ e dunque di mondo stesso ‒ dopo la predominante espansione dei social network? E se si fosse arrivati a un punto in cui Internet e il mondo oggettivo avanzano di pari passo influenzandosi sovente a vicenda? Sicuramente una piattaforma come quella di Instagram, proprio grazie all’esasperazione del mezzo fotografico, offre ininterrottamente la possibilità di aprire delle finestre rivolte non solo verso i mondi esterni nei quali ogni utente vive (si pensi sia alla modalità del selfie che principalmente a tutte quelle fotografie scattate a tramonti o alle proprie pietanze e contraddistinte dall’hashtag “porn”: come per l’appunto #sunsetporn, #foodporn, etc.), ma soprattutto verso quelle dimensioni interiori popolate da personaggi fantastici o contesti ibridi che attingono dal mondo apparente.
Di account che tentano di creare dei cortocircuiti tra le due dimensioni ve ne sono tantissimi, ma uno su tutti riesce a incarnare perfettamente l’emblema di questo concetto: stiamo parlando di Fontanesi.

IL PROFILO FONTANESI

Nato intorno al 2012, il profilo Fontanesi attualmente consta di circa 6mila immagini con all’attivo più di 16mila follower e si contraddistingue non soltanto per la particolare estetica utilizzata, ma specialmente per le dinamiche che la sua pratica riesce a implicare. Abitanti di questo misterioso account sono dei soggetti estrapolati dalla realtà più schietta e popolare, a tratti molto vicini sia al neorealismo di mostri sacri quali Pasolini o De Sica che ai dipinti di Bosch, reinterpretati e riassemblati però attraverso le funzioni dell’app di Instagram Layout. Nei momenti catturati quasi di nascosto non vi è dunque la postproduzione tipica di software quali Photoshop, bensì l’utilizzo improprio del dispositivo stesso che, dati i suoi limiti, consente al contempo sia di trovare soluzioni rapide e inaspettate che di creare dei veri e propri bestiari fantastici. Il risultato che si ottiene è a dir poco sorprendente, tanto ironico quanto profondo, in grado di far visualizzare delle creature grottesche (termine inteso nella sua accezione etimologica), eternamente sospese tra l’onirico e il tangibile. Un approccio questo che ricorda molto il modus operandi utilizzato da un maestro del Novecento quale Bruno Munari, che vedeva nella fantasia e nella creatività la chiave giusta per comprendere il proprio tempo. Più che a progetti Instagram esteticamente molto vicini alla tecnica del collage (si pensi a Ugurgallen), l’occhio di Fontanesi sembra posizionarsi al limite tra account dove la sperimentazione con il mezzo tecnologico è palese, come nel caso di Cheplero, e altri propriamente monotematici come Scatti Rubati, Postisinceri o Sombrerotwist, dove la realtà viene mostrata per quella che effettivamente è.

REAZIONI E IMPATTO

L’intervento che Fontanesi effettua nei confronti della realtà è però duplice non solo per le modifiche apportate alle foto in questione, ma anche perché oramai il suo nome viene sempre più associato sia a uno stile artistico che a un modo ben preciso di percepire le cose. Esplicativa è infatti la reazione di molti suoi seguaci che lo taggano, quasi come se si trattasse di una sorta di marchio o di un neologismo, all’interno di fotografie scattate personalmente davanti a specchi oppure in contesti che presentano una “frammentazione analogica” dei soggetti immortalati. L’impatto visivo che la pratica fontanesiana sta rappresentando non è dunque da sottovalutare e di questo ne è ben consapevole la casa editrice indipendente Skinnerboox, che ha appena dato alle stampe Grandissima selezione: una raccolta di centinaia di immagini inserite in 420 pagine e accompagnate da testi di Stefano Riba e Matteo Contin. Uno straripamento creativo all’interno di un mondo concreto insomma, una trasposizione dalla dimensione propriamente digitale a una prettamente cartacea (come in realtà era già avvenuto lo scorso anno con la pubblicazione del piccolo volume edito dall’interessante De Press Fontanesi Selezione de press gran riserva 2018), che sancisce ancora una volta la volontà raffinata di creare una connessione intrinseca tra due sfere apparentemente separate nel tentativo di restituire una percezione molteplice di un’unica realtà.

Valerio Veneruso

Fontanesi – Grandissima selezione
Skinnerbox, Jesi 2019
Pagg. 420, € 20
ISBN 9788894895261
https://www.skinnerboox.com/books/fontanesi

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Valerio Veneruso
Esploratore visivo nato a Napoli nel 1984. Si occupa, sia come artista che come curatore indipendente, dell’impatto delle immagini nella società contemporanea e di tutto ciò che è legato alla sperimentazione audiovideo.
Tra le mostre recenti alle quali ha partecipato: Multipli e Unici (Edicola Radetzky, Milano, a cura di REPLICA, 2019), VI Biennale di Incisione e Grafica Contemporanea (Galleria Civica dei Musei di Bassano del Grappa, 2019), Settima edizione del Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee (Villa Brandolini, Pieve di Soligo, a cura di Carlo Sala, 2018). 
Tra le principali esperienze curatoriali: le mostre collettive Le conseguenze dell’errore (TRA Treviso Ricerca Arte, 2019) e L’occhio tagliato (Casa Capra, Schio, 2018), il workshop L’occhio tagliato – il potere della manipolazione dell’immagine nell’era contemporanea (Circolo cinematografico The Last Tycoon, Padova, 2016), il ciclo di incontri TorchioTalks – Dialoghi tra arte grafica e arte contemporanea e la relativa esposizione collettiva TorchioFolks, (atelier Palazzo Carminati della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, 2015/2016). È inoltre fondatore, insieme a Davide Spillari, del progetto editoriale BANANE FANZINE e co-curatore delle prime due edizioni del festival di arti interattive Toolkit Festival (Venezia, 2011 – 2012).
Collabora con Kabul Magazine e NOT. Attualmente vive tra Torino e il web.