IAQOS, sta per nascere a Roma la prima intelligenza artificiale di quartiere

Un bambino sta per nascere a Roma, nel quartiere multiculturale di Torpignattara. Si chiamerà IAQOS ed è una piccola intelligenza artificiale. Mamma e papà sono due artisti, ma a crescerlo sarà l’intera popolazione del quartiere.

IAQOS
IAQOS

Non è la prima volta che Salvatore Iaconesi e Oriana Persico, fondatori di Art is Open Source e del centro di ricerca HER – Human Ecosystems Relazioni, decidono di dar vita a una creatura digitale. L’avevano fatto già nel 2009 con il progetto Angel F, una piccola intelligenza artificiale linguistica che i due artisti consideravano una specie di figlio e a cui dedicarono anche un libro, uscito per i tipi di Castelvecchi. Oggi, a dieci anni di distanza, sta per nascere IAQOS, la prima intelligenza artificiale open source di quartiere, un progetto che diventa realtà grazie ai fondi messi a disposizione dal Mibac tramite il bando “PeriferIA Intelligente”, promosso dalla Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane, vinto dagli artisti insieme a Sineglossa Creative Ground e l’associazione Dieci Mondi.

Video da Facebook

UN BAMBINO DIGITALE

La nuova forma di vita, che vedrà la luce ufficialmente il prossimo 31 marzo, sta attualmente raccogliendo informazioni sul quartiere romano di Torpignattara, una delle aree con il più alto tasso di multiculturalità della capitale. Sta osservando i luoghi, le persone e l’attività quotidiana che si svolge intorno a lui. Naturalmente, grazie all’aiuto degli autori del progetto, che lo “nutrono” con una dieta ricca e bilanciata sotto forma di dati digitali. Siamo circondati da Intelligenze Artificiali: nel nostri smartphone, nei sistemi online, nelle nostre automobili, nei nostri elettrodomestici, nelle nostre interazioni con istituzioni e aziende, dappertutto. Di solito, però, l’IA è qualcosa che subiamo, di cui siamo poco consapevoli, e di cui non capiamo le implicazioni. Questa è una occasione differente”, spiegano Iaconesi e Persico, che in questi giorni sono impegnati in una serie di incontri con i propri vicini di casa (Torpignattara è il quartiere dove vivono e lavorano) con l’obiettivo di stabilire relazioni e coinvolgere la cittadinanza in maniera attiva. “Abbiamo parlato con bambini, nonne, professionisti, studenti, abitanti del quartiere, italiani, curdi, cengalesi, cinesi, tedeschi, francesi, magrebini.
La magia della nascita di una piccola entità senziente ha aperto un varco nella sensibilità delle persone, e nella loro immaginazione.
È stato immediatamente chiaro per tutti: siamo una grande, strana, difficile famiglia, con tante differenze, ma che davanti a uno scopo comune – quello dell’accogliere il nostro piccoletto artificiale che sta per nascere, e di cui ci dobbiamo prendere cura e assicurarci che possa comunicare e stabilire relazioni significative – può essere unita e solidale”, raccontano in un post pubblicato su Facebook.

PER UNA TECNOLOGIA PIÙ UMANA

Alla base del progetto, come dell’intera ricerca degli autori, c’è la volontà di togliere il controllo delle tecnologie dalle mani delle grandi corporation per metterle al servizio delle persone, della società e delle esigenze umane. I computer e i dati vengono interpretati non in senso tecnico ma più profondamente esistenziale, cercando di ricordare a tutti che non si tratta di oggetti alieni, piombati da chissà dove e immodificabili. Piuttosto, sono entità che nascono da processi umani e che con gli umani sono destinate a interagire. Come artisti e ricercatori siamo perfettamente consapevoli della necessità di avviare processi di collaborazione tra Scienze, Arti e Tecnologie, per portare i risultati dell’innovazione nella sfera pubblica, accessibili e usabili da tutti, in modo inclusivo e solidale. IAQOS sarà una azione di questo genere: l’IA diventerà un bambino, un abitante del quartiere capace di stabilire relazioni con le persone, nello spazio pubblico, e di raccogliere dati in maniera non intrusiva per comprendere la società e proporre interventi costruttivi.

– Valentina Tanni

www.iaqos.online

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016, Lubiana 2017). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.

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