Alexa, Siri e gli altri. Tutte le potenzialità degli assistenti vocali

Dal suo arrivo sul mercato di Amazon, Alexa è diventata un “must have”. Ma che cosa può fare per le nostre vite questo nuovo assistente vocale?

Apple HomePod vs. Google Home vs. Amazon Echo
Apple HomePod vs. Google Home vs. Amazon Echo

Da pochissimo tempo su Amazon è possibile acquistare dei dispositivi che utilizzano Alexa, l’assistente vocale sviluppata dai laboratori di Jeff Bezos, e la lista di attesa per aggiudicarsi uno di questi dispositivi è molto lunga, forse per l’effetto novità. Ma si tratta davvero di una così grande novità? Su che principio si basa e cosa può davvero fare per noi, ma soprattutto, quanto può fare in ambito artistico?
I prodotti della serie Amazon Echo nascono per la casa, e per offrire delle funzionalità “hands and eyes free” che possono essere attivate senza l’uso delle mani e senza attenzione visiva, e quindi mentre si stanno facendo altre cose come le faccende in casa, appena alzati o per addormentarsi. Le funzionalità di base sono quelle di leggere le principali notizie del giorno, alcuni contenuti aggregati secondo i nostri interessi, e anche le notizie di Artribune. Queste “abilità” di Alexa si possono attivare scaricandole gratuitamente nel nostro account in cloud, oppure acquistandole dallo shop di Amazon, e vengono attivate su tutti i nostri device Amazon. Le abilità sono piccole applicazioni che devono essere sviluppate da dei programmatori oppure ci si può affidare alla propria esperienza di navigazione e di aggregazione di risultati di ricerca in Internet e possono essere richieste ad Alexa, come andare a pescare i titoli di siti web di nostro gradimento oppure cercare qualcosa in Internet.
In effetti da molti più anni è disponibile per tutti i device Apple Siri e Siri può fare molto per la nostra vita di tutti i giorni. Così come per i dispositivi Android è disponibile l’assistente vocale di Google che risponde al richiamo di “Ok, Google”, ma attenzione a non confondervi chiamando Siri Google o Alexa, addirittura Cortana (la sfortunata assistente vocale di Microsoft) o viceversa: gli effetti vanno dall’esilarante alla lite vera e propria. Gli assistenti vocali Siri e Google sono molto più specializzati per fornirci assistenza nella vita di tutti i giorni in mobilità. Nonostante la preparazione di Siri, che è stato il primo assistente vocale a essere stato realizzato, Alexa ha acquisito popolarità: è possibile utilizzarla sugli smartphone, anche per governare la casa provvista di domotica in nostra assenza. Tutto dipende dal nostro stile di vita: siamo persone sedentarie? Allora Alexa è quello che fa per noi. Viviamo sempre in mobilità? Allora Siri è la migliore. Siamo degli smanettoni e abbiamo molti dispositivi fra cui Google Home su cui fare affidamento? Google è quindi la nostra scelta obbligata. Ma esistono altre questioni da considerare. Potendo fare dei confronti con device impostati su differenti lingue, la Siri italiana è decisamente più babbea rispetto alla sua versione in lingua inglese, e questo dipende dal livello di “istruzione” della intelligenza artificiale, oltre che dalla nostra capacità di pronuncia corretta. Siri, Alexa, Google e Cortana sono agenti di reti neurali che hanno appreso tutto quello che sanno dai programmatori, ma soprattutto dalla banca di memoria su cui sono state istruite: tutte le foto che abbiamo taggato sui dispositivi Apple di tutto il mondo, o sui servizi Google e Microsoft, e via dicendo.

ALEXA

Per quanto riguarda Alexa il discorso è un po’ differente, ma estremamente affascinante. Posto che Amazon è un fornitore di servizi informatici di alto livello, prima ancora di un sistema di shopping mondiale di successo, da anni è presente un servizio che si chiama “Amazon Mechanical Turk”. Esso prende il nome da un automa molto famoso nei secoli scorsi che pretendeva di poter giocare a scacchi con un umano ed era, se vogliamo tradurlo con termini attuali, un’intelligenza artificiale, in quanto governata da un umano (seppur di piccole dimensioni). Il turco meccanico di Amazon è un servizio internet di crowdsourcing che permette ai programmatori informatici (conosciuti come requester) di coordinare l’uso di intelligenze umane per eseguire compiti che i computer, a oggi, non sono in grado di fare. È una delle suite di Amazon Web Services. I requester possono pubblicare obiettivi conosciuti come HIT (Human Intelligence Tasks), come identificare gli artisti in un cd musicale, le migliori fotografie di un negozio, la scrittura delle descrizioni di un prodotto. I worker (lavoratori o provider, come vengono chiamati nei termini di servizio), o informalmente Turker, possono ricercare tra gli obiettivi esistenti e completarli in cambio di un pagamento deciso dal requester. Il servizio è nato il 2 novembre 2005, e quindi i “turchi” taggano contenuti da anni senza che noi lo sappiamo, partendo proprio dai nostri contenuti che tanto inconsapevolmente mettiamo a disposizione gratuitamente sui social e sul web.

DALLE CORTI GIUDIZIARIE AI MUSEI

Oltre alla potenzialità di “istruzione” di Alexa, esiste un’altra questione di grande interesse, utile per scegliere l’assistente vocale che fa al caso nostro. Dal momento del suo rilascio, Alexa è stata chiamata a testimoniare varie volte in processi penali discussi nelle corti giudiziarie degli Stati Uniti, perché Alexa è un dispositivo che registra costantemente e interrottamente tutto quello che accade nelle nostre case, trasmettendolo ai server di Amazon (e probabilmente, proprio ora, c’è un “turco” che sta completando dei task su qualcosa che ci riguarda). Ovviamente nessuno di noi ha nulla da nascondere, e a differenza di un umano Alexa non potrebbe mai mentire volontariamente, ma tutto questo ci porta a gravi riflessioni sul panopticon tecnologico e su tutto quello che abbiamo venduto per un piatto di lenticchie.
Per tornare a noi, Alexa è stata impiegata in qualche sperimentazione in ambito museale al MoMA, in cui si è sempre prestata un’enorme attenzione ai contenuti vocali mettendo per primi a disposizione le audioguide in podcast, e poi tramite l’app, con continue aggiunte di contenuti interessanti per gli appassionati d’arte contemporanea. Questo esempio di utilizzo si è allargato a numerosissimi musei di molti continenti, ma senza integrare le funzionalità audio degli assistenti vocali in ambito artistico, che rimangono finora un territorio parzialmente inesplorato.

Simona Caraceni

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Simona Caraceni
Simona Caraceni, giornalista pubblicista, si occupa di nuove tecnologie e multimedialità dal 1994, fondando con Pier Luigi Capucci NetMagazine poi MagNet, la prima pubblicazione elettronica in Italia. Ha insegnato all'Università di Bolzano, Macerata, Firenze, lo IED e la NABA di Milano, il DAMS ed il Dipartimento di Informatica dell'Università di Bologna, ed in numerosi corsi di aggiornamento professionale. Come attività di ricerca fa parte del Planetarium Collegium, il network internazionale di studiosi, artisti e docenti che approfondiscono il rapporto fra arte e tecnologie. E' M. Phil. in Technology e Ph.D. Researcher in Aesthetics and Technology per il Planetary Collegium (University of Plymouth). Membro ICOM, fa parte dell'Executive Board di AVICOM ed è Coordinatore della Commissione Audio-Visivi e Nuove Tecnologie di ICOM Italia. Nell'ambito della ricerca applicata si occupa di "musei virtuali", augmented reality, didattica tramite le nuove tecnologie e interaction design.