Al Temp Studio #3 di Lisbona riuniti new media artists da tutto il mondo. Il report

Il 21 novembre dalle 19 alle 22 Temp Studio ha aperto le porte dello spazio Todos di Marvila nella periferia lisbonese per l’open day in occasione dell’ultimo giorno della residenza. Ecco cosa abbiamo visto

Ivan Stefanac ph T. Mendes
Ivan Stefanac ph T. Mendes

A Lisbona si è svolta la terza edizione della residenza Temp Studio #3, dedicata ad artisti che lavorano con la New Media Art. Il progetto si svolge due volte l’anno dal 2015 ed è organizzato dal team di Temp Studio. 28 artisti da tutto il mondo hanno accolto i visitatori interagendo con tutti e spiegando i processi nati nell’ambito della residenza, occasione di scambio e test preliminare di progetti che continueranno a crescere e a svilupparsi al di là dell’esperienza lisbonese.

I PROGETTI

Durante la residenza in molti hanno sviluppato tecnologie innovative: il soundscape immersivo di Boris Debackere plasma lo spazio espositivo con un audio binaurale, l’installazione di Carlotta Premazzi sfrutta invece le onde cerebrali per creare un visual ipnotico mentre Martin Backes e Laurie Bender donano una nuova esperienza della location attraverso la realtà aumentata; gli ologrammi dei visitatori di Marco Accardi & Nuno Mika dialogano con la realtà virtuale del paesaggio distopico di Ryan Cherewaty & Error-43. Catarina Sampaio e Susana Sanches rendono invece visibili le implicazioni sottese all’utilizzo massivo e massiccio della tecnologie e dei device che ci accompagnano quotidianamente realizzando opere come ritratti o mappe che svelano le tracce digitali dell’uomo e sfidano alla riappropriazione della sfera personale violata attraverso il web, mentre Ivan Stefanac avvia una riflessione sull’empatia sopita dall’uso della tecnologia e Justyna Orłowska, con mezzi analogici, dà suono e voce al network impalpabile e ai nodi che noi stessi creiamo. L’installazione immersiva di S ɅH ɅR mette in scena l’inconscio collettivo del web dove ogni voce e ogni personalità si mescola alle altre. Il sistema realizzatoda Joan Sandoval & Rudolfo Quintas nutre una pianta in base alla negatività o positività dei news feed pubblicati da testate internazionali.Ma poi c’è chi, come il collettivo formato da Andres Villa Torres, Sandro Poli & Simon Schwarz, crea un ponte fra natura e tecnologia facendo interagire bolle di luce con il flusso dell’acqua o chi come Robert Allison ha modellato un vestito di LED che reagisce alla fibra del tessuto.

LE PERFORMANCE

Altri artisti sfruttano la tecnologia per sviluppare la propria poetica in live performance dove codificano l’interazione fra suoni e visual (Stupelab), macchina e artista (Juan Vallejo), corpo e tecnologia (Sol Ey) o creando un poetico storytelling in cui si mescolano frame, elettronica e loop vocali (Sara Persico). Le performer Angela Fegers & Laura André e Anna-Elisabeth Guy interagiscono con il pubblico mettendo in scena stanze performative diverse mentre Elodie Correia danza su proiezioni di linee di luce sconvolgendo l’ambiente dell’audience.

– Martina Lolli

www.temp-studio.com

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Martina Lolli
Curatrice e giornalista freelance nei settori di arte e musica. Dopo aver frequentato “La Sapienza” e l’Accademia di Brera (comunicazione e didattica per l'arte contemporanea) conclude la formazione con il corso per curatori CAMPO 14 alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Attualmente redattrice per Artribune e OUTsider magazine, si dedica a progetti in cui arte, musica e scrittura si contaminano creando cortocircuiti estetici e favorendo una sensibilità allargata. Ha curato "Quello che rimane", prima personale del collettivo minimalista Minus.log al Museolaboratorio di Città S.Angelo (Pescara, 2016); "Our generation. Pittura emergente in Italia" con A. Zimarino (XVIII Biennale dell'Arte di Penne, Pescara, 2015); "Formazioni della luccicanza" con C. Fiasca a Palazzo Parissi di Monteprandone (Ascoli Piceno, 2015); "INCODEC" con I. D'Alberto, G. De Cerchio e M. Sconci al MUSPAC di L'Aquila (2015). Ha contribuito alla pubblicazione del volume "CORPO estraneo/straniero" (ed. Verdone) dedicato alla storia della performance art in Abruzzo con un capitolo sulla città di Teramo.