Memepropaganda: un progetto artistico collettivo esplora l’universo dei meme

Un po’ sui muri e un po’ sui siti web. #Memepropaganda, il progetto curatoriale e artistico firmato Clusterduck si propone di indagare, sia online che offline, il magmatico universo dei meme, stimolando la creazione di una nuova e più allargata comunità di creatori

Quartostato, Gondola and the Fourth Estate

I meme sono una delle forme di espressione più potenti della nostra epoca. La loro forza comunicativa e la loro capacità di diffusione capillare li caratterizzano come un vero e proprio linguaggio, capace non solo di divertire e far riflettere, ma anche di incidere direttamente sulla realtà sociale e politica. Sotto una facciata spesso frivola, infatti, queste immagini, prodotte da milioni di utenti in tutto il mondo seguendo una grammatica visiva in perenne mutazione, rivelano molteplici affinità (oltre che ovvie divergenze) con l’universo della propaganda, una pratica che affonda le radici nella storia moderna e può vantare uno stretto rapporto con i mass media. Quello che però differenzia il nuovo ecosistema dalle sue numerose fonti di ispirazione e da ogni possibile precedente storico, è il suo carattere instabile, inafferrabile, metamorfico, genuino, intrinsecamente collettivo, impossibile da dominare.

LA MOSTRA

Riflette su questi temi una mostra dal titolo #MEMEPROPAGANDA che si svolge fino al 30 giugno, in contemporanea, sul sito web della greencube.gallery e offline per le strade di tante città del mondo. Curato dal collettivo Clusterduck, gruppo eterogeneo di artisti, designer, registi e studiosi di varia estrazione, il progetto rappresenta un tentativo di indagare il mondo della memetica in tutte le sue ramificazioni – estetiche, concettuali e politiche – cercando anche di dare visibilità e rilievo a quella fetta di memer che non si riconosce nei movimenti della nuova destra come l’Alt Right, divenuti ormai il volto più riconoscibile, anche mediaticamente, di questo universo (The Left Can’t Meme recita un’espressione idiomatica molto popolare nata su 4chan). Un ulteriore muro da abbattere, come spiega il testo che accompagna il progetto, è quello che contrappone e divide “i cosiddetti normie, esponenti del vituperato mainstream, e gli autoproclamati autistici, presunti guardiani di una cultura memetica autentica, approfondendo invece la riflessione sul portato delle varie correnti memetiche, dagli edgy agli wholesome.”

Clusterduck, Pepeshow, Pepe Show or Pepe’s family tree
Clusterduck, Pepeshow, Pepe Show or Pepe’s family tree

 

DAI POSTER SUI MURI ALLE IMAGEBOARD ONLINE

Per raggiungere questi obiettivi, il collettivo non poteva certo servirsi di un format di mostra tradizionale: #MEMEPROPAGANDA usa i luoghi del web tramite un sito dedicato, ma lavora anche, come di dice in gergo, AFK (away from keyboard), cioè lontano dalla tastiera.
Nella prima fase, sei artisti selezionati (Simon Villaret, Jules Durand, David Renaissance man, Shay Ariely, Dottor Pira, Nicole Ruggero, Polyducks con la partecipazione speciale di Pietro Parisi) hanno creato una serie di poster con protagonisti alcuni dei personaggi più famosi tra i meme characters, come Pepe the Frog e Gondola. I poster, che rievocano, nell’estetica e nel linguaggio, i volantini di area Situazionista, sono stati poi diffusi in località selezionate del mondo rappresentando un invito per il pubblico a visitare la mostra e a prendere parte alla sua seconda fase, quella partecipativa. Quest’ultima rappresenta un omaggio al sito web dove i meme sono nati e dove circolavano ben prima di raggiungere il circuito mainstream: parliamo delle imageboard e in particolare di 4chan.org. Il sito clone, non a caso, si chiama 4ducks ed è un luogo in cui gli utenti possono contribuire alla creazione di nuove immagini. Si tratta, nel suo complesso, di un interessante, anche se controverso, esperimento di riproduzione “in vitro” delle dinamiche memetiche: cosa accade quando si trasporta un fenomeno spontaneo all’interno di un ambiente disegnato per uno scopo preciso da un gruppo curatoriale? La risposta la troveremo probabilmente soltanto nella fase finale del progetto, quando una specie di grande disegno collettivo prenderà forma nella “superinternet.space room”.

– Valentina Tanni

Fino al 30 giugno 2018
#MEMEPROPAGANDA
a cura di Clusterduck
http://greencube.gallery

 

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016, Lubiana 2017). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.