Human Architecture: alla Biennale di Venezia un progetto d’arte mappa le relazioni tra le persone

Arte, scienza e impegno sociale. Un progetto presentato nel Padiglione Venezia alla Biennale propone un uso diverso dei dati e una visione alternativa delle tecnologie dell’informazione. Un progetto che si rivolge, prima di tutto, alle persone

Progetto Human Architecture
Progetto Human Architecture

Siamo circondati dai dati. Tutto quello che facciamo e vediamo ogni giorno lascia una scia di informazioni dietro di sé, che vengono registrate da computer, telecamere di sorveglianza, cellulari e reti sociali. Spesso però questa grande massa di informazione non è visibile né leggibile, se non in termini esclusivamente numerici. È questo il tema di Human Architecture, progetto presentato dalla Fondazione Alberto Peruzzo in occasione della Biennale di Architettura all’interno del Padiglione Venezia. Si tratta di un’iniziativa a cavallo tra arte, scienza e impegno sociale realizzata con il supporto dalla Commissione Europea attraverso il programma STARTS – Innovation at the nexus of Sciences, Arts and Technologies e curata da Marco Trevisan.

UN PROGETTO FATTO PER LE PERSONE

L’opera in mostra, ideata dagli artisti Salvatore Iaconesi e Oriana Persico del centro di ricerca Human Ecosystems Relazioni (HER), indaga le “architetture umane” generate dalle interazioni delle persone sui social network attorno alla Biennale di Venezia. Il sistema messo a punto da HER raccoglie da Facebook, Twitter e Instagram conversazioni pubbliche in 54 lingue e le trasforma in elaborazioni visive e sonore. I dati, resi completamente anonimi e messi a disposizione di chiunque come set di open data, diventano così il centro di un’azione culturale che vuole promuovere una visione diversa dell’informazione, creando un contesto in cui le persone possano comprenderla, utilizzarla e manipolarla; “un progetto fatto con le persone e non sulle persone, in cui scienza e tecnologia vivono al centro della società attraverso le dimensioni dell’arte, del design e dell’architettura”.

TRE DIVERSE VISUALIZZAZIONI

Il risultato dell’elaborazione in tempo reale dei dati raccolti dà vita, nello spazio espositivo, a tre diverse visualizzazioni video. Nella prima, intitolata “Architecture”, i temi delle conversazioni formano architetture tridimensionali tramite cui esplorare le correlazioni tra le diverse tematiche discusse; in “Influences” invece questi temi vengono indagati nelle loro relazioni, cercando di individuare le influenze reciproche: più le onde si muovono in sincronia, più i temi mostrati sono correlati e attivi. “Idiomatics”, infine, è incentrato sulle lingue in cui le conversazioni vengono svolte. Più sono intensi i collegamenti tra gli idiomi, più alta è l’intensità delle interazioni (direttamente, in base al numero soggetti e di commenti scambiati nelle diverse lingue; indirettamente, quando le conversazioni riguardano gli stessi temi).

– Valentina Tanni

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016, Lubiana 2017). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.