Nomi propri e impropri. Una conferenza a Lubiana indaga il tema dell’identità nell’era digitale

In che modo ci rapportiamo oggi con il tema dell’identità? Cosa significa avere un nome, una faccia e un documento di riconoscimento? Una conferenza e una mostra a Lubiana cercano di esplorare il lato politico ed estetico della questione.

Proper and Improper Names
Proper and Improper Names

Quali strategie è possibile mettere in atto oggi per combattere le politiche del controllo e il tentativo di anticipare, utilizzando la raccolta di dati sensibili, i comportamenti umani? Questa la complessa domanda alla base della conferenza Proper and Improper Names. Identity in the information Society, che si svolgerà a Lubiana il prossimo 17 e 18 ottobre. L’incontro, curato da Marco Deseriis, che sull’argomento ha scritto un interessante volume edito dalla University of Minnesota Press nel 2015, indagherà il tema dell’identità e dell’autorialità nell’epoca delle reti, passando al vaglio esperienze passate e presenti che implicano l’utilizzo di nomi collettivi e identità fluide. Il convegno, al termine del quale si svolgerà l’inaugurazione della mostra Janez Janša® al MSUM Museum of Contemporary Art Metelkova, curata da Domenico Quaranta – una sorta di antologica del progetto omonimo – rappresenta un nuovo tassello di una ricerca ormai pluriennale che l’associazione culturale Aksioma, responsabile dell’iniziativa, svolge su questo tema. Come si legge nella presentazione: “Proper and Improper Names esplora quelle modalità di intervento che non possono essere ricondotte a semplici identità individuali oppure collettive. Piuttosto, muovendosi avanti e indietro tra l’Io e il Noi, e tra le molteplici dimensioni del sé, questi esperimenti riescono ad aggirare i tentativi dello stato e del mercato di misurare e identificare i soggetti come unità politiche, biologiche ed epistemologiche stabili”.

ARTISTI, FILOSOFI, ATTIVISTI

Gli ospiti che si alterneranno davanti ai microfoni nelle sale del Kino Šiška, da soli o in conversazione con Deseriis, sono artisti, teorici, attivisti e scrittori. Si parte, nella prima giornata, con l’artista americana Kristin Sue Lucas, famosa per aver legalmente cambiato il proprio nome con un altro identico per il suo progetto Refresh; il filosofo austriaco Gerald Raunig, autore del saggio Dividuum, e la proiezione del film I-Be Area di Ryan Trecartin, un’opera in cui personaggi e voci differenti sono in realtà la manifestazione di un’unica persona: un’efficace rappresentazione del tema della frammentazione dell’io nell’era delle reti sociali.
La seconda parte della conferenza vedrà l’intervento di un rappresentante del collettivo Wu-Ming e della media artist americana Natalie Bookchin, che esplora il tema dell’identità collettiva attraverso opere di net art e video installazioni.

– Valentina Tanni

http://aksioma.org/im-propernames

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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020). Collabora con la redazione di Artribune dalla sua fondazione.