Tre musei e le loro app

Si chiama edutainment. A qualcuno non piace, a moltissimi altri invece piace eccome. Questo è il racconto di tre musei che, con app intelligenti e ben fatte, riescono a far divertire il pubblico.

1. FATHER AND SON

Father and Son

Dicono di sé che è il primo videogioco mai pubblicato da un museo archeologico: a noi sembra eccessivo ma li perdoniamo, perché in effetti Father and Son colloca il MANN di Napoli nel gotha delle migliori app prodotte dai musei italiani. Si tratta di un gioco narrativo 2D a scorrimento laterale, che esplora sentimenti quali amore, sogni, paura, attraverso il viaggio di un figlio alla scoperta di un padre archeologo che non ha mai conosciuto. Durante l’esperienza, il protagonista attraversa diverse epoche storiche: dall’Antica Roma all’Egitto, arrivando all’età borbonica fino alla Napoli di oggi. Quella che inizia come un’esperienza personale diviene così una storia universale, dove presente e passato si alternano in una serie di scelte significative per il giocatore stesso. L’app si snoda attraverso diversi livelli temporali: ad esempio, si verrà catapultati nel 79 d.C. a Pompei nelle ventiquattro ore che precedettero la devastante eruzione del Vesuvio, per poi ritornare nel 2017 presso le rovine della città romana, nella veste di un turista che scatta una foto proprio sul luogo delle ultime ore di vita di una famiglia incontrata in precedenza.

www.fatherandsongame.com

costo: free
piattaforme: iOS, Android

2. LOUVRE – THE MESSENGER

Louvre – The Messenger

Questo è un gioco che ha una lunga storia alle spalle. Inizia nel 2001 con una produzione Canal+, che aveva realizzato un videogame per computer ambientato nel celebre museo, con una serie di enigmi da sciogliere da parte di un agente segreto in un intrigante viaggio nel tempo. Intrigante fino a un certo punto, visto che in quegli anni ebbe una valutazione di solo 61/100 su un celebre sito di recensioni. Ebbene, chi non muore si rivede: ecco ricomparire nel 2012 questo videogioco su App store, da parte di una società che poco sembra avere a che fare con la produzione originale. Ciò che fa riflettere è che questo gioco ha valutazioni stellari da parte dei singoli utilizzatori e che, nel panorama dell’App store, un gioco poco più che mediocre per videogamer incalliti risulta essere di gran successo – e non è nemmeno gratuito. Quale lezione possiamo imparare? Che con un buon materiale di partenza si possono adattare buoni prodotti multimediali, magari lasciati nel cassetto per anni, e avere successo fra il pubblico odierno limitandosi a un buon adattamento sulle piattaforme odierne. In tutto questo, il museo come istituzione pare non abbia alcun ruolo.

www.microids.com

costo: € 3,99
piattaforme: iOS

3. WEAPONS HEROES

Weapons Heroes

I musei conservano e veicolano la memoria, e a volte conservano oggetti di grande valore. In questo caso il museo ha fatto tesoro della specificità degli oggetti che possiede, creando un gioco che può rendere felici innumerevoli grandi e bambini. Si tratta di armi in uso nella Repubblica Federale Sovietica, ma anche nell’Urss e ai tempi dell’Impero, e buona parte delle armi di questo museo sono state modellate in 3D con un pregevole livello di dettaglio. È possibile smontare e rimontare le singole armi o vedere il dettaglio delle operazioni in slow motion e a raggi X, per poter meglio apprezzare le finezze tecniche. Naturalmente si può sparare, ma anche apportare modifiche, avendo a disposizione le schede tecniche e storiche di approfondimento. Queste ultime in particolare non si riferiscono solo alla singola arma, ma si addentrano nella storia russa, con addentellati nelle battaglie e nelle strategie politiche di questa grande nazione. Senza addentrarci in questioni etiche, si può ben dire che il museo è riuscito, con il solo investimento di un’ottima modellazione 3D dei propri oggetti, a creare un piccolo capolavoro, accattivante e senza età.

http://heroes-arms.ru/

costo: free
piattaforme: iOS, Android

Simona Caraceni

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #39

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Simona Caraceni
Simona Caraceni, giornalista pubblicista, si occupa di nuove tecnologie e multimedialità dal 1994, fondando con Pier Luigi Capucci NetMagazine poi MagNet, la prima pubblicazione elettronica in Italia. Ha insegnato all'Università di Bolzano, Macerata, Firenze, lo IED e la NABA di Milano, il DAMS ed il Dipartimento di Informatica dell'Università di Bologna, ed in numerosi corsi di aggiornamento professionale. Come attività di ricerca fa parte del Planetarium Collegium, il network internazionale di studiosi, artisti e docenti che approfondiscono il rapporto fra arte e tecnologie. E' M. Phil. in Technology e Ph.D. Researcher in Aesthetics and Technology per il Planetary Collegium (University of Plymouth). Membro ICOM, fa parte dell'Executive Board di AVICOM ed è Coordinatore della Commissione Audio-Visivi e Nuove Tecnologie di ICOM Italia. Nell'ambito della ricerca applicata si occupa di "musei virtuali", augmented reality, didattica tramite le nuove tecnologie e interaction design.