Tre app per tre musei

Da Londra a Cracovia, passando per Milano, ecco le app legate a tre musei che hanno puntato sull’interattività come strumento per avvicinare il pubblico alle proprie collezioni.

1. FIDUCIAL VOICE BEACONS

Rafael Lozano-Hemmer, Fiducial Voice Beacons

Il Museo della Scienza di Londra dovrebbe essere preso come esempio per le magnifiche app che ha sempre sviluppato. In genere si tratta di app di giochi per i bambini legate a percorsi espositivi, come quella sul Principio di Archimede (galleggiamento di giocattoli nel bagnetto), sui circuiti elettrici (si chiama Transmit ed è eccellente anche per i grandi), sul funzionamento dei rover su Marte (Rugged Rovers, assolutamente imperdibile sia per i livelli di gioco all’interno del museo che a casa). Il museo si è cimentato su app di arte interattiva come quella basata sull’installazione 1000 Hands del collettivo Universal Everything nel 2014. Quest’ultima app che andiamo a recensire ora è il vero e proprio controller dell’installazione Fiducial Voice Beacons dell’artista Rafael Lozano-Hemmer. L’opera si compone di quaranta trasmettitori audio che possono essere comandati esclusivamente dall’app quando ci si avvicina a essi, andando a riprodurre, o sostituire con proprie registrazioni, i suoni che compongono l’installazione. Quando si dice mettere al centro il pubblico…

www.sciencemuseum.org.uk

costo: free
piattaforme: iOS e Android

2. MOCAK

La app del Mocak di Cracovia

Al contrario delle app che cercano di nascondere il collegamento con l’istituzione che le ha originate, la app del Mocak mette il museo al centro con astuzia. Lontano dall’edificio, si articola in una serie di giochi astratti, alla risoluzione dei quali si hanno piccole informazioni sul museo. Come possono esserci persone con così tanto tempo libero da potersi applicare in questo tipo di attività? Ebbene, i giochi sono talmente diabolici, ben fatti, divertenti e ipnotici che vi troverete a voler assolutamente sapere tutto quello che c’è da sapere su questo piccolo museo polacco. Se la app si comporta così tanto bene lontano da Cracovia, non avete idea di cosa possa fare all’interno del museo: è una guida interattiva avanzatissima che si orienta nelle gallerie grazie all’innovativa tecnologia dei Beacons, piccoli trasmettitori di localizzazione nelle sale, oppure fornisce audioguida e spiegazioni utilizzando i vecchi, cari QR Code. Un esempio da vedere con i propri occhi, se si riesce ad allontanarsi un momento dai giochini che propone.

www.mocak.pl

costo: free
piattaforme: iOS, Android

3. ART STORIES

La app del Muba Museo dei Bambini di Milano

È un interessante caso di business indiretto applicato al settore museale: mesi fa abbiamo recensito la app del Muba, il Museo dei Bambini di Milano, che ha divertito migliaia di bambini che lo hanno visitato o hanno trovato questa risorsa negli store. All’inizio la app aveva due sezioni: una dedicata alla Rotonda della Besana, un’altra all’argomento che ha fatto impazzire tutta Italia nell’anno di Expo: il cibo. La sezione narrativa e storica era dedicata alla storia dell’area dove si trova il Muba: prima cimitero, poi scuderia per i cavalli dell’esercito austriaco e infine museo. Ma la parte più amata dai bambini (e dai genitori) è sempre stata il gioco sui cibi del mondo, con le tavole da imbandire, le ricette da cucinare, le curiosità e i cibi di otto Paesi del mondo. Da dicembre l’app si è slegata dal museo, cambiando nome e logo: ora si chiama Art Stories World Food e il legame con il museo è limitato a un accenno nella descrizione. Come dicevamo, un interessante esempio di business indiretto applicato al settore museale… al contrario.

www.artstories.it

costo: € 2.99 per iOS, € 1.99 per Android
piattaforme: iOS, Android

Simona Caraceni

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #36

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Simona Caraceni
Simona Caraceni, giornalista pubblicista, si occupa di nuove tecnologie e multimedialità dal 1994, fondando con Pier Luigi Capucci "NetMagazine" poi "MagNet", la prima pubblicazione elettronica in Italia. Ha insegnato all'Università di Bolzano, Macerata, Firenze, lo IED e la NABA di Milano, il DAMS e il Dipartimento di Informatica dell'Università di Bologna, e in numerosi corsi di aggiornamento professionale. Come attività di ricerca fa parte del Planetarium Collegium, il network internazionale di studiosi, artisti e docenti che approfondiscono il rapporto fra arte e tecnologie. È PhD in Aesthetics and Technology per il Planetary Collegium (University of Plymouth). Membro ICOM dal 2007, ha fatto parte dell'Executive Board di AVICOM dal 2010 al 2019 anche come vicepresidente e segretario generale e ha fondato e coordinato la Commissione tematica Audio-Visivi e Nuove Tecnologie di ICOM Italia dal 2007 al 2016 Nell'ambito della ricerca applicata si occupa di "musei virtuali", augmented reality, didattica tramite le nuove tecnologie e interaction design. Insegna “Museology, museography e virtual environments” presso la laurea magistrale internazionale “Digital Humanities Digital Knowledge” dell’Università di Bologna.