Tre app da spiaggia. Per giocare con i colori

Riprodurre una corretta sequenza cromatica, mettere alla prova la capacità di calcolo, tenere allenati i riflessi. Se sulla sabbia vi annoiate, scaricate queste tre app. Ma attenzione alla dipendenza.

Huedoku
Huedoku

HUEDOKU
Se Sudoku è il gioco dei numeri e Tetris è il gioco delle forme, è chiaro che Huedoku è il gioco dei colori. Obiettivo: riprodurre una corretta sequenza cromatica a partire da alcuni suggerimenti. Ed è molto più difficile di quanto si creda, mettendo alla prova memoria e acutezza visiva, per non perdere le proprie abilità artistiche con l’età che avanza. Il gioco promette di stimolare la zona della corteccia visiva del nostro cervello, permettendo di migliorare la propria grammatica del colore e la sensibilità alle piccole varietà dello stesso. Interessantissimi i vari livelli aggiuntivi, a pagamento nella app, relativi a palette di colori di quadri o artisti famosi come l’immancabile van Gogh, Annika Banko, Kit Gentry, o approfondimenti sulla palette di colori delle più famose città mondiali.

huedoku.com

costo: free 1 pacchetto colore, gli altri da € 0,99 a 3,99
piattaforme: iOS

Pigments
Pigments

PIGMENTS
Un gioco che mette alla prova la capacità di calcolo non con la matematica, ma con un’appagante esperienza audiovisiva. Si può giocare da soli o con un altro player, e si basa sui colori primari e secondari, sulla capacità di mescolarli per crearne di nuovi in una sfida contro il tempo. Notevole la bellezza dell’interfaccia di gioco. Permette anche di scegliere i giocatori o di osservare sfide in corso in modalità “ospite”. Riuscendo a completare i vari livelli si accumulano punti che permettono di attivare funzioni aggiuntive, come aggiungere 15 secondi a ogni round oppure aumentare i colori da mescolare. Si tratta di un gioco pluripremiato per la sua gradevolezza complessiva, ma anche per la capacità di assorbire i giocatori in una semplice ma intrigante sfida.

ideiaimagem.com.br

costo: free
piattaforme: iOS, Android

Spin
Spin

SPIN
Smettetela di rubare il Nintendo a figli e nipotini per arginare l’inarrestabile decadimento neuronale. L’incubo di perdere la memoria svanisce con l’utilizzo massiccio di questa app. E diciamo anche basta al dover giocare con app che promettono miglioramenti di memoria ma che ci costringono a passare del tempo su interfacce brutte, e con nozioni che non hanno a che fare con l’arte. Spin – a minimal art memory game mette alla prova l’abilità di ricordarsi forme 3D, prevalentemente cubi, e sfaccettature di colore, per costringere il giocatore a usare la propria memoria, migliorandola nel tempo. La sua versione base, invece, sollecita le capacità di richiamare suoni e colori, a discapito della terza dimensione dell’altro prodotto, richiedendo prontezza di riflessi, decisioni veloci, e permettendo di potenziare la capacità di concentrazione.

spin-gmdev.rhcloud.com

costo: free
piattaforme: iOS

Simona Caraceni

Articolo pubblicato in versione ridotta su Artribune Magazine #30

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Simona Caraceni
Simona Caraceni, giornalista pubblicista, si occupa di nuove tecnologie e multimedialità dal 1994, fondando con Pier Luigi Capucci "NetMagazine" poi "MagNet", la prima pubblicazione elettronica in Italia. Ha insegnato all'Università di Bolzano, Macerata, Firenze, lo IED e la NABA di Milano, il DAMS e il Dipartimento di Informatica dell'Università di Bologna, e in numerosi corsi di aggiornamento professionale. Come attività di ricerca fa parte del Planetarium Collegium, il network internazionale di studiosi, artisti e docenti che approfondiscono il rapporto fra arte e tecnologie. È PhD in Aesthetics and Technology per il Planetary Collegium (University of Plymouth). Membro ICOM dal 2007, ha fatto parte dell'Executive Board di AVICOM dal 2010 al 2019 anche come vicepresidente e segretario generale e ha fondato e coordinato la Commissione tematica Audio-Visivi e Nuove Tecnologie di ICOM Italia dal 2007 al 2016 Nell'ambito della ricerca applicata si occupa di "musei virtuali", augmented reality, didattica tramite le nuove tecnologie e interaction design. Insegna “Museology, museography e virtual environments” presso la laurea magistrale internazionale “Digital Humanities Digital Knowledge” dell’Università di Bologna.