Nome F.A.T., progetti slim

I “Surfing Bits” stavolta ci portano a New York. Anche se, come sempre in questi casi, fornire una location geografica non ha molto senso. Quel che conta sono i progetti. Che talora durano pochi secondi.

Yahoo is a NARC

F.A.T è stato fondato nel 2007 da Evan Roth e James Powderly, già noti per il progetto Graffiti Research Lab, nato nel contesto delle residenze artistiche del centro di New Media Art Eyebeam a New York. Il nucleo newyorchese si è poi allargato a comprendere una ventina di collaboratori sparsi in tre diversi continenti, che si tengono in contatto e lavorano continuativamente utilizzando il web come piattaforma di sperimentazione, comunicazione e divulgazione.
Obiettivo primario del F.A.T Lab è, come ampiamente dichiarato dai fondatori, quello di “diffondere l’open source e gli ideali di libertà nella cultura popolare”. Per questo, tutte le loro iniziative tendono a mixare con ironia e spregiudicatezza gli elementi della cultura artistica e tecnologica (Net Art, Software Art, performance) con temi, linguaggi e icone della cultura pop, con una particolare predilezione per la cultura urban e hip-hop.

F.A.T.

Tra i loro progetti di maggior successo, vale la pena di citare China Channel, un add-on per Firefox che permette di navigare in un web “censurato” che simula la situazione dei navigatori cinesi, e Fuck Google, serie di performance svoltesi in occasione di Transmediale 2010 – storico new media festival berlinese – che comprendevano la ricostruzione fedele di una “Google Car” (le automobili usate da Google per scattare le fotografie destinate a confluire nel servizio Street View).
Una tradizione del F.A.T Lab sono poi gli ormai famosi Speed Projects, progetti caratterizzati dall’estrema velocità di concezione ed esecuzione (minimo 10 secondi, massimo 8 ore). Tra questi spicca Autosmiley, un’applicazione che intercetta ogni vostro sorriso e lo trasforma automaticamente in una emoticon, da utilizzare su Skype o altri servizi di chat.

Valentina Tanni

www.fffff.at

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #2

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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma e Milano. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020).