Per la prima volta la storica maison Balenciaga sarà diretta da una donna. Fuori Pierpaolo Piccioli, arriva Martine Rose
Il direttore creativo Pierpaolo Piccioli è stato accompagnato alla porta da Kering. Subito dopo Martine Rose ne prende il posto da Balenciaga e si prospetta una nuova era
Martine Rose è la nuova direttrice creativa di Balenciaga, annunciata venerdì 6 mattina. La designer britannica di origini giamaicane raccoglie il testimone dell’italiano Pierpaolo Piccioli, il cui percorso alla guida della maison si conclude dopo appena sedici mesi, con un annuncio arrivato nel tardo pomeriggio di giovedì 5. È il segnale di una nuova ridefinizione dell’identità di Balenciaga e, soprattutto, delle strategie creative di Kering. Da una parte Piccioli, couturier italiano, interprete di una cultura sartoriale fondata sulla costruzione, sulla bellezza e sulla centralità dell’abito; dall’altra Rose, designer capace di trasformare le sottoculture londinesi, la musica, il calcio e i codici dell’abbigliamento quotidiano in un linguaggio estetico riconoscibile. Due percorsi differenti, ma accomunati dalla capacità di interrogare il presente attraverso la moda.
Il capitolo di Pierpaolo Piccioli: riportare Balenciaga alla couture
L’uscita di scena di Pierpaolo Piccioli arriva dopo un’esperienza particolarmente breve per gli standard di una grande maison. Entrato in carica nel luglio 2025, lo stilista italiano aveva assunto il compito di succedere a Demna, trasferitosi alla direzione creativa di Gucci dopo dieci anni che avevano profondamente trasformato l’immaginario di Balenciaga. Una successione tutt’altro che semplice. Piccioli arrivava da Valentino, dove aveva trascorso venticinque anni, costruendo un’estetica riconoscibile. Caratterizzata da un uso espressivo del colore, dalla ricerca sulla silhouette e da una concezione della moda profondamente legata all’emozione e alla qualità artigianale. La sua sfida era riportare al centro le origini couture della maison fondata da Cristóbal Balenciaga, senza cancellare l’eredità culturale e commerciale lasciata da Demna.

Chi è Martine Rose
Con Martine Rose, Balenciaga sembra voler recuperare una dimensione più direttamente connessa alla cultura urbana. Nata a Londra da famiglia anglo-giamaicana, la designer ha fondato il proprio marchio omonimo nel 2007, sviluppando un’estetica che attraversa le sottoculture britanniche. Dal football casual allo streetwear, dalla cultura rave alle comunità musicali underground. Il suo lavoro si distingue per silhouette volutamente alterate, proporzioni esasperate, spalle importanti, volumi inaspettati. Una continua rielaborazione dei codici dell’abbigliamento maschile. Il suo rapporto con Balenciaga, peraltro, non comincia oggi. Tra il 2015 e il 2018 ha collaborato con Demna come consulente per il menswear della maison, partecipando a una stagione decisiva per la trasformazione dell’immagine del marchio. Una conoscenza dall’interno che potrebbe rivelarsi preziosa nel nuovo incarico.
Perché Kering ha scelto proprio Martine Rose?
La nomina si inserisce in una fase di ripensamento strategico per il gruppo guidato da Luca de Meo. Dopo un periodo difficile per il mercato del lusso, Kering è chiamata a ridefinire il posizionamento delle proprie maison e a individuare nuovi linguaggi capaci di intercettare consumatori. Soprattutto giovani, sempre meno attratti dai tradizionali codici dell’esclusività. Balenciaga occupa una posizione particolare in questo scenario. Durante l’era Demna il marchio aveva costruito una forte rilevanza culturale, trasformando sneaker, felpe, volumi oversize e oggetti quotidiani in simboli di un nuovo lusso, spesso provocatorio e ironico.
La scelta di Rose sembra indicare una nuova direzione. Il suo linguaggio è indipendente dalle tendenze. Come ha dichiarato Luca de Meo nell’annuncio ufficiale, Rose incarna una visione contemporanea, capace di mettere in discussione le convenzioni e dialogare con le nuove generazioni. Resta però una questione importante: trasformare un linguaggio indipendente in quello di una grande maison internazionale comporta inevitabilmente compromessi. La designer dovrà confrontarsi con una struttura produttiva, commerciale e creativa molto diversa da quella del proprio marchio. E un’altra sfida riguarda la couture e il womenswear. Rose è conosciuta soprattutto per il suo lavoro sull’abbigliamento maschile.
Giulio Solfrizzi
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