Avete visto macchie e pelle usurata in passerella? È perché l’imperfezione fa gola al lusso
La perfezione è ormai replicabile, così la moda riscopre l’uso e l’usura come strumenti di stile. Dalle macchie di Prada alle borse effetto used di Gucci e Balenciaga: cosa sta succedendo nel lusso?
In un’epoca in cui la perfezione è facilmente replicabile, la moda sembra aver spostato il proprio interesse: ciò che distingue un capo non è più l’assenza di difetti, ma la loro presenza. L’attenzione crescente verso il second hand ne è un esempio: abiti e accessori acquisiscono valore attraverso l’uso e la storia, entrando in un sistema circolare che unisce estetica ed etica. Questo cambiamento si riflette anche nell’alta moda, dove i capi sembrano vivere e portare con sé le tracce di chi li indossa, lontani dall’idea di perfezione immutabile. Non si tratta di nostalgia o estetica del degrado, ma di una presa di posizione sul presente, in cui il valore del lusso si misura sempre più nella storia che ciascun capo racconta. In parallelo, estetiche più spontanee e disordinate si affermano nella cultura visiva contemporanea: la “Messy Girl Aesthetic”, ispirata allo stile grunge e gothic degli Anni Novanta, celebra look eclettici e volutamente imperfetti. Una tendenza promuove la libertà di esprimere la propria personalità senza vincoli, trasformando l’imperfezione in uno strumento di stile e riconoscibilità.
L’effetto “used” nel lusso
Alla Milano Fashion Week Uomo FW26-27, Prada ha reso visibile ciò che la moda tende tradizionalmente a rimuovere. Camicie con polsini macchiati, cappotti spiegazzati, capi volutamente segnati da macchie che richiamano muffa e usura: il tempo entra in passerella come elemento progettuale non come effetto collaterale. È una scelta che assume un peso specifico perché arriva da una maison che ha costruito la propria autorevolezza sull’uso dell’imperfezione come linguaggio. Dall’uso pionieristico del nylon industriale, materiale tecnico inizialmente considerato inappropriato per il mondo del lusso, fino alla costruzione di un’estetica ugly chic, Miuccia Prada ha sempre sfidato i codici classici dell’eleganza. Questo discorso trova un’eco potente nel dialogo con la location: il Deposito della Fondazione Prada, reinterpretato dallo Studio OMA, appare come una casa in ristrutturazione, fatta di pareti spoglie, caminetti, porte e boiserie che suggeriscono un passato stratificato, uno spazio liminale in cui il non-finito diventa elemento centrale del racconto. In questo contesto gli abiti diventano testimoni del tempo, così come lo spazio conserva tracce di un passato immaginario: architettura e moda condividono la stessa grammatica. La passerella non è più una linea neutra, ma un campo in cui corpo, progetto e storia convivono e dove il tempo non viene né rimosso né celebrato, bensì incluso come elemento narrativo insieme all’usura e alle cicatrici dei tessuti.
La nuova grammatica della moda di lusso
È a partire dalla riflessione proposta da Prada che si possono leggere altri segnali emersi di recente nel mondo della moda. La Birkin di Jane Birkin, segnata dall’uso e venduta da Sotheby’s per oltre 10 milioni di dollari è l’emblema di questo cambiamento: un oggetto di lusso la cui unicità si costruisce attraverso l’uso e l’identità di chi lo ha posseduto. Lo stesso principio emerge in altre proposte del mondo della moda, dalle borse in pelle conciata al vegetale di Saint Laurent, destinate a trasformarsi con il tempo, fino ai modelli effetto used di Balenciaga. Con Gucci, sotto la direzione di Demna Gvsalia, questo discorso diventa ancora più esplicito: le borse nascono già graffiate e stropicciate; il segno non è più un incidente ma una scelta progettuale consapevole.
Ridefinire il concetto di valore
In parallelo, anche la moda più concettuale lavora in questa direzione: dai capi realizzati con lattine di Yohji Yamamoto ad abiti che sembrano già vissuti, il lusso prende le distanze dall’idea di perfezione immutabile per confrontarsi con un presente instabile. Questa estetica divisiva risponde non solo a un clima sociale attraversato da crisi e contraddizioni, ma anche a una ridefinizione del valore del lusso, sempre più legato ai processi, alle competenze e alle lavorazioni difficilmente replicabili. La moda non promette un mondo migliore, non offre risposte salvifiche, ma prende atto del contesto in cui opera. Se il mondo è attraversato da contraddizioni e compromessi anche l’eleganza deve accettare di sporcarsi. Non per provocare, piuttosto per cercare di restare onesta.
Gaia Rotili
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