È morto a 94 anni lo stilista Valentino Garavani, l’ultimo couturier italiano amato dall’alta società
Parte da un boutique per poi arrivare a Parigi. Conquista lo showbiz e l’alta società della Dolce Vita. Oggi lo ricordiamo per l’eleganza in perfetto stile italiano. E per la tonalità di rosso più famosa di sempre
Il 19 gennaio 2026, all’età di 94 anni, si è spento lo stilista Valentino Garavani. Classe 1932, nato a Voghera, è ritenuto l’ultimo custode dell’haute couture. A lui è dedicato il documentario di Matt Tyrnauer, Valentino, L’Ultimo Imperatore (2008), che ha celebrato i suoi 45 anni di carriera come arbiter elegantiae. Nel corso del tempo non è mancata l’occasione per dimostrare cosa fosse per lui la bellezza: fiocchi, lunghezze, tagli, trasparenze, asimmetrie e pochi (ma buoni e ben selezionati) colori. Le dive lo hanno amato, da Elizabeth Taylor con l’abito bianco bordato di piume, ed indossato per la prima di Spartacus, fino a Jackie Kennedy e Audrey Hepburn. Ma non ha collaborato solo con attrici e personaggi pubblici, ma anche con fotografi come Gian Paolo Barbieri. Il quale ha rappresentato l’eleganza della maison Valentino attraverso la campagna pubblicitaria del 1967. E anche se è stato incoronato Ultimo Imperatore della moda, non si è mai sottratto alla cultura popolare apparendo nella pellicolaIl diavolo veste Prada. Rendendo il suo stile distintivo ed intergenerazionale.

Le origini di Valentino Garavani
Ma ritorniamo alle origini di Valentino Garavani. Fonda il proprio marchio nel Sessanta insieme al compagno Giancarlo Giammetti. Ed esordisce due anni dopo presso la Sala Bianca di Firenze, quando le sfilate avvenivano nel capoluogo toscano grazie allo spirito imprenditoriale di Giovanni Battista Giorgini. Seppur facesse parte della seconda generazione di stilisti italiani, quella che partiva da Laura Biagiotti e Krizia per finire con Giorgio Armani, Gianni Versace e Franco Moschino, non seguì nel 1975 i suoi colleghi a Milano. Annata nota per lo spostamento delle presentazioni di moda nel capoluogo lombardo da quello toscano. Piuttosto decise di organizzare le proprie sfilate a Parigi, che valorizzava l’alta moda aprendola ad un pubblico ancora più internazionale.

Rosso Valentino: la tonalità più famosa di sempre
A suo nome esiste anche una tonalità di rosso, appunto Rosso Valentino, particolarmente brillante. “Fra tutti i colori indossati dalle altre donne, mi è sembrata unica, isolata nel suo splendore. Non l’ho mai dimenticata. Penso che una donna vestita di rosso sia sempre meravigliosa, è la perfetta immagine dell’eroina”. Così parlava il compianto couturier dell’anziana signora vista fra la folla dell’Opera di Barcellona che lo ha ispirato da ragazzo, a tal punto da creare un colore. Più volte apparso in passerella, fu dedicata a questo la collezione Haute Couture Autunno Inverno 2007-2008. Poi ritrovato nell’ultima, la Primavera Estate 2008, con cui Valentino Garavani ha salutato i suoi amatori.

Valentino e la Dolce Vita
Eppure non esiste solo il rosso nell’archivio della maison più amata durante la Dolce Vita, perché lo stilista riteneva signorile anche il bianco. A cui dedica una sfilata nel ‘68, di pari passo alla ciclica rivisitazione dell’avorio abbinato al nero. Comprendendo che lo showbiz e l’alta società volessero la stessa cosa: abiti semplici ma scenici ed eleganti. Oggi Pierpaolo Piccioli, direttore creativo del marchio, fa lo stesso in chiave contemporanea, onorando il fondatore.
Valentino Gravami: simbolo indiscusso della creatività italiana
“Una storia grandiosa di caratura internazionale, di ingegno, professionalità e dedizione al lavoro: Valentino Garavani è stato per oltre mezzo secolo un simbolo indiscusso della creatività italiana”, così si esprime il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli. “Con quel ‘rosso’ unico, divenuto cifra inconfondibile del suo stile, ha costruito un marchio inarrivabile. Non sarà mai dimenticato”.
Giulio Solfrizzi
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