Burberry Autunno Inverno 2022. La britishness secondo Riccardo Tisci

La collezione lanciata dalla maison inglese, presentata dal vivo dopo i lanci digitalI della pandemia, mescola diverse suggestioni stilistiche fino a restituire l’immagine della Londra contemporanea

Burberry AI 2022 Photo by Tolga Akmen/AFP
Burberry AI 2022 Photo by Tolga Akmen/AFP

Dare corpo al concetto di britishness, consustanziale a un brand che più inglese non si può, compendiando in un clash tra canoni stilistici e suggestioni eterogenee le infinite sfaccettature di Londra. Si può riassumere così l’idea alla base dell’ultimo, doppio défilé (uomo e donna) Autunno/Inverno 2022 di Burberry, tornato lo scorso 11 marzo a sfilare dal vivo nella scenografica cornice della Central Hall Westminster, dopo un biennio di succedanei digitali della passerella. Tradurre premesse simili in una collezione coerente suona complicato, bisogna tuttavia ricordare che il direttore artistico della griffe Riccardo Tisci nel suo lungo periodo alla redini di Givenchy si era rivelato una figura seminale per l’emergere di quella simbiosi tra couture e streetwear “elevato” divenuta, ormai, una prassi nel mondo fashion, ed è dunque perfettamente in grado di conciliare le tante dualità che contraddistinguono la capitale del Regno Unito (regalità e punk, la magistrale sartoria di Savile Row e la stravaganza dei clubber londinesi, la rilassatezza dell’abbigliamento da scampagnata nel countryside e la dirompenza delle subculture), tenendo insieme, in definitiva, il blasone classicheggiante di una maison ultracentenaria e attitudine metropolitana, da lui prediletta da tempi non sospetti.

COME SI PRESENTA LA COLLEZIONE AUTUNNO/INVERNO 2022 DI BURBERRY

Nell’A/I 2022 firmato Burberry i lemmi del vocabolario estetico dell’azienda – il check emblematico nelle nuance del beige, bianco, nero e rosso, l’outerwear, i motivi desunti dagli archivi come il logo del cavaliere equestre o lo stemma con la foglia di quercia – si amalgamano perciò con lo spirito urban infuso negli outfit, insieme giocoso e graffiante, vero leitmotiv di stagione, tanto per il menswear quanto per il womenswear.

Il primo, presentato in apertura dello show, con i modelli (alcuni d’eccezione, vedi Mahmood o il pugile Richard Riakporhe) spediti sulla gradinata a semicerchio del teatro, si risolve in una processione di capispalla archetipici del marchio, dal trench allo spolverino, dal giubbotto trapuntato all’aviator jacket, reinventati attraverso stratificazioni (ad esempio bomber sul soprabito, maglia da rugby imbottita sul car coat, giaccone à la Barbour sul completo di flanella) o soluzioni visivamente d’impatto quali bottoni gioiello lucidi, cinghie in pelle per sostituire gli alamari del montgomery, cappucci rigidi a incorniciare il volto e, sul finire, enormi fasce in tessuto a coste o pelliccia eco, che sezionano la figura all’altezza delle spalle (scoperte). Soluzioni ugualmente insolite vengono utilizzate per modificare la silhouette, delineata da pantaloni dalla gamba larga a vita altissima, issata alle volte fino a lambire il torace (in alternativa, gonne fluenti che sfiorano il pavimento), coulisse, chiusure mutuate dalla corsetteria femminile che assottigliano il punto vita; il capitolo accessori è composto da crossbody bag, buste in nappa rigenerata dai colori sgargianti, sneakers (ipertrofiche, come d’abitudine per Tisci) e cappelli da baseball, sovrastati da simil cerchietti in ton sur ton.

Burberry Donna © Courtesy of Burberry
Burberry Donna © Courtesy of Burberry

LA DECOSTRUZIONE DEL CLASSICO IMPERMEABILE DI BURBERRY

Rientrato nel backstage l’ultimo look uomo, irrompe – è il caso di dirlo, poiché ogni mannequin compie un passaggio obbligato nella platea, salendo sui tavoli al centro dello spazio, imbanditi con posate e ceramiche signé Burberry – il ready-to-wear donna, che condivide con la controparte maschile parecchi elementi, dai guizzi argentei degli anelli di metallo sparsi sui tessuti al layering insistito, dalla tavolozza autunnale (con cromie terragne intervallate da squilli di verde, rosso, giallo, rosa, azzurro polvere) alle illusioni ottiche restituite da ombreggiature e disegni a contrasto, dai berretti con inserti bombati all’abbondanza di stampe che celebrano i fasti passati della griffe.

Il designer di origini tarantine spinge inoltre sull’acceleratore nella decostruzione, scomponendo il classico impermeabile della casa per farne robe bustier dalle monumentali gonne a campana, fendendolo con intricati plissé oppure profilandolo di occhielli metallici. Si diverte, poi, a scompaginare l’aspetto perbenino del twin-set in lana, cospargendolo di punti luce per tratteggiare l’immagine del succitato Equestrian Knight, e lancia nuovi pezzi catchy come gli stivaloni in pelle con tacco massiccio, che inguainano la gamba fin oltre il ginocchio, la borsa Catherine (bauletto dalla forma stondata) e occhiali cat-eye dal flair anni ‘80.

Ad assistere alla sfilata, un parterre de rois con in prima fila, tra gli altri, Adam Driver (già testimonial della fragranza Hero), attrici di rango (Rebecca Hall, Eiza González), l’artista Leone d’Oro alla Biennale veneziana del 2017 Anne Imhof (collaboratrice abituale del direttore creativo), un manipolo di supermodel – quelle per cui era sufficiente il nome (Naomi, Kate, Carla) – e novelli beniamini della serialità televisiva quali Marina Ruy Barbosa o Jacob Elordi di Euphoria, a giudicare dalle reazioni tutti conquistati dal tagliente métissage fra tradizione brit e avanguardia che caratterizza l’operato di Tisci per Burberry.

– Marco Marini

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Marco Marini
Marco Marini è romano e, in quanto tale, ha un rapporto piuttosto complicato con la Città Eterna, tanto che finisce per laurearsi in Scienze umanistiche per la comunicazione a Milano. Da adolescente, arriva la folgorazione sulla via di Damasco, davanti a una vetrina con gli abiti disegnati per Dior Homme da Hedi Slimane: da allora non ha più smesso di seguire – ed, eventualmente, scrivere – di moda, convinto che sia una formidabile lente attraverso cui leggere la contemporaneità, nonché un tramite per parlare en passant delle altre sue passioni, dal costume (in senso lato) all’arte contemporanea, dalla letteratura al cinema, dal design alla fotografia. Editor di Manintown, per il magazine si occupa di menswear, lifestyle, interviste con volti più o meno noti del panorama creativo italiano.