Lettere dal fronte domestico. La quarantena di Maria Luisa Frisa

Amici e colleghi condividono con la redazione di Artribune piccoli racconti ed esperienze dalla quarantena. Uno spazio di condivisione di idee, pensieri, speranze.

La quarantena di Maria Luisa Frisa
La quarantena di Maria Luisa Frisa

In questi giorni difficili, nei quali tutta l’Italia è bloccata, i musei sono chiusi, i luoghi di ritrovo scomparsi, a causa dell’emergenza Coronavirus, l’isolamento fisico necessario a proteggerci è indispensabile ma non deve limitare le nostre relazioni emotive, ancora più importanti per sostenerci l’un l’altro. Per dare un segno della nostra volontà di stare insieme abbiamo chiesto a tanti intellettuali di scrivere una lettera che inizi semplicemente con “Cari”, perché è rivolta a tanti, una lettera breve che dica cosa si sta facendo, che libro si sta leggendo o rileggendo, che racconti le difficoltà, le scoperte e le riscoperte. Abbiamo chiesto loro una visione e una idea per una vita futura. Dopo la prima lettera scritta da Antonio Mancinelli, Caporedattore di Marie Claire, sono seguiti i dispacci della giornalista e critica d’arte Alessandra Mammì,  della curatrice Domitilla Dardi, dell’architetto Antonio Forcellino, della corrispondente dalla Spagna di Artribune Federica Lonati. Oggi a raccontarci il suo isolamento è la curatrice e docente IUAV Maria Luisa Frisa. Ma aspettiamo tante altre lettere dal fronte domestico (Clara Tosi Pamphili). 

Prendo in mano il libro di Susan Sontag Sotto il segno di Saturno e leggo la citazione da Finale di partita che lo apre: “HAMM: Mi piacciono le vecchie domande. (Con slancio) Ah, le vecchie domande, le vecchie risposte, che c’è di più bello!”. È arrivato, inaspettato (ma perché non eravamo pronti?), quel futuro distopico dei romanzi di fantascienza che tanto spazio hanno avuto nelle mie letture. E nella mia immaginazione. Stanno sempre lì, a portata di mano, in una serie di pile, strette l’una accanto all’altra sotto la finestra dello studio. C’è di tutto, dai tascabili Urania alla saga completa di Dune di Frank Herbert, ad alimentare una passione senza gerarchie. Li ho ripresi in mano in questi giorni. Soprattutto però i libri dell’amatissimo Philip Dick: Un oscuro scrutare (A Scanner Darkly) è il mio preferito tra i suoi tanti. Portato sugli schermi nel 2006 da Richard Linklater in un bellissimo film d’animazione. Protagonista, anche se disegnato, il solito Keanu Reeves, sì, sempre lui, con quella faccia un po’ così che lo ha reso il protagonista perfetto di Matrix oppure di Johnny Mnemonic dell’artista Robert Longo.

IL SORRISO DI RACHAEL

Le immagini di come eravamo che costellano i diversi Instagram in questi giorni di #iorestoacasa mi fanno pensare alle fotografie che Rachael, l’ultimo sofisticato modello di replicante in Blade Runner, fa vedere al cacciatore Rick Deckard, alias Harrison Ford, per convincerlo di essere umana, di avere dei ricordi. Così noi guardiamo quelle foto per convincerci che tutto tornerà uguale al passato. Torneremo ai nostri stili vita. E mentre lo scrivo mi rendo conto di quanto questa espressione sia ormai lontana. E non abbia più senso. Io non sono nostalgica. Certo, mentre rifletto, chiusa dentro casa, rannicchiata nel mio studio, seduta al mio tavolo, in quest’ambiente che mi fa sentire al sicuro come nessun altro posto al mondo, penso che mi mancheranno delle cose. Come a volte sento la mancanza di certe emozioni violente e scellerate che appartengono a un passato remoto. Ma adesso sono diversa, il tempo le cose che ho fatto mi hanno cambiato e quello che mi interessa sono i territori che non conosco e a cui non sono preparata. Questo tempo sospeso è uno straordinario esercizio. Ogni giorno con noi stessi senza distrazione di sorta. A fare i conti con la noia, la paura e la solitudine. Penso a Dune. Ancora fantascienza. Opera epica e filosofica di Frank Herbert pubblicata nel 1965. Un pianeta fatto di deserti che ci introduce alle visioni dei miraggi o della fata morgana. Dune è un testo mistico e difficile che ci obbliga al confronto con un futuro sconfinato e solitario. Ma, come dicono le potenti madri dell’ordine Bene Gesserit, “la paura uccide la mente. La paura è la piccola morte che porta con sé l’annullamento totale. Guarderò in faccia la mia paura. Permetterò che mi calpesti e mi attraversi, e quando sarà passata non ci sarà più nulla, soltanto io ci sarò”. Impariamo a convivere con il futuro appena cominciato.

Maria Luisa Frisa

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Maria Luisa Frisa
Maria Luisa Frisa, critico e curatore, è professore ordinario all'Università Iuav di Venezia, dove dirige il corso di laurea in Design della moda e Arti Multimediali. Fra le pubblicazioni recenti: Le forme della moda (Il Mulino, 2015), Desire and Discipline: Designing Fashion at Iuav (Marsilio, 2016). Tra i lavori più recenti: la mostra e il libro Bellissima. L’Italia dell’alta moda 1945-1968 (Roma, MAXXI, 2014-15; Bruxelles, BOZAR, 2015; Monza, Villa Reale, 2015-16; Fort Lauderdale, NSU Art Museum, 2016), la mostra e il libro Italiana. L’Italia vista dalla moda 1971-2001 (Milano, Palazzo Reale, 2018), la mostra e il libro Memos. A proposito della moda in questo millennio (Milano, Museo Poldi Pezzoli, 2020).