Il report della sfilata Dior a Marrakech che apre la stagione delle Cruise

Dior apre a Marrakech la stagione delle Cruise con una Sfilata Manifesto che celebra l’unione di culture artistiche e artigianali. Qui tutta la spiegazione

Dior, Cruise, Marrakech
Dior, Cruise, Marrakech

Esce in passerella a salutare con un look evidentemente ispirato agli anni ‘70, all’informale femminismo del foulard che diventa bandana, dei jeans per stare comoda, per lavorare, per viaggiare, per fare. Maria Grazia Chiuri, la donna italiana alla guida di Dior, apre la stagione delle Cruise, quelle sfilate speciali dedicate alle pre-collezioni che stanno togliendo e drenando sempre più fascino alle fashion-week tradizionali. Veri e propri show che garantiscono una nuova attenzione mediatica, camminano su accordi economici consolidati da politiche turistiche e economiche, avvengono in località esotiche o città d’arte e generano un traffico web di milioni di follower. Queste pre-collezioni sono produzioni speciali che non subiscono il vincolo del tempo, non sono definite stagionalmente, quindi rimangono più a lungo sul mercato e rappresentano la fascia più alta del fatturato annuale.

Dior, Cruise, Marrakech
Dior, Cruise, Marrakech

COSA SONO LE CRUISE

Le Cruisegenerano un nuovo calendario, molto meno accessibile di quelli di Parigi o Milano, un vero e proprio spettacolo per invitati da tutto il mondo, con ingenti spese economiche: un calendario annuale di quasi venti sfilate e eventi che si sposta da Marrakech, a Shanghai, a Roma, a Firenze, a Tokyo, a New York, a Los Angeles… Maria Grazia Chiuri con Dior ha messo in scena la prima Cruise il 30 aprile a Marrakech, in uno scenario spettacolare come può esserlo il El Badi Palace, dove ottocento invitati hanno vissuto l’esperienza del fascino e della cultura del luogo oltre che della sfilata. Un fascino colto già subito anni fa da personaggi come Paul Bowles, Irving Penn, Jean Cocteau. Dior è così anche il primo a sfilare nella prima città africana nominata capitale della cultura 2020, un primato che rievoca una liason tra quei luoghi e la Francia, ampiamente testimoniato, nella storia della moda, dalla casa museo di Yves Saint Laurent.  Quindi un evento importante che Dior affronta con ogni strategia creativa, apportando anche cambiamenti alla loro tradizione, mettendosi in una posizione di condivisione con un’altra tradizione quella artigianale africana, rigenerandosi in una identità contemporanea decisamente inclusiva. Una identità che si avvale della guida manageriale di Pietro Beccari e di quella creativa di Maria Grazia Chiuri, che concepiscono un evento che aggiunge contenuto al marchio storico, proiettandolo nell’oggi a pieni voti.

LA VISIONE CREATIVA DI DIOR

Come nei migliori rapporti fra regista e produttore, la visione creativa trova sostegno in quella manageriale che sostiene lo spirito e la filosofia della direzione artistica. Va ricordato che Maria Grazia Chiuri sta portando avanti un discorso politico serio, espresso in tante sedi come la mostra “Il Soggetto Imprevisto: 1978 arte e femminismo in Italia”curata da Marco Scotini e Raffaella Perna” sostenuta da Dior al FM Centro per l’Arte Contemporanea di Milano. Sostiene intellettuali e operazioni capaci di riattivare la cultura, ma opera anche lei stessa, con i suoi strumenti. È come quelle grandi giornaliste di moda che scrivevano negli anni 50, tra le righe dei commenti agli abiti, sottili ma con evidenti cenni alla condizione femminile: come Irene Brin, Maria Grazia Chiuri mette sempre più a fuoco infatti l’attenzione a temi come il Femminismo o integrazione fra i popoli. Veri e propri manifesti lanciati in forma di T-Shirt con le frasi antirazziste dello scrittore franco-marocchino Tahar Ben Jelloun, o con la dichiarata ispirazione della sfilata agli scritti femministi di Naomi Zack. Ma è la collezione stessa a rappresentare il processo di unione e ascolto reciproco fra Dior e l’Africa: per la prima volta la haute couture ha collaborato con altri artigiani, altre ricamatrici, altri disegnatori di tessuti.

Dior, Cruise, Marrakech
Dior, Cruise, Marrakech

IL PROGETTO SULLA MODA AFRICANA

Ispirata dalla lettura del libro di Anne Grosfilley “African Wax Print Textiles”, ha iniziato questo progetto chiamando proprio l’autrice a collaborare, in quanto antropologa nonché curatrice ed esperta di tessuti e moda africana. Nasce così una trama che tesse contemporaneamente fili di segno africano con quelli francesi, la couture con l’etnico autentico, la stampa della Toile de Jouie con quelle del designer Pathé Ouédraogo, PathéO, famoso per le sue camicie colorate per Nelson Mandela. Un laboratorio nuovo dove hanno collaborato creativi capaci di condividere storia, idee, passato e futuro. Grazie alla associazione Sumano che si occupa di salvaguardare la tradizione artigiana delle tessitrici e dei ceramisti africani, Dior ha coinvolto i migliori talenti del luogo come Uniwax che crea in Costa d’Avorio tessuti wax 100% made in Africa. Il wax africano è una tecnica di stampa simile al batik: si ottiene con la cera e risulta alla fine con una irregolarità che fa di ognuno un pezzo unico, artistico perché artigianale, lussuoso perché irripetibile. Tutto questo ha generato più di cento abiti e accessori che hanno sfilato come un nuovo esercito buono, fatto di donne, alcune in divisa, altre come raffinate viaggiatrici ma, la maggior parte di loro erano vestite di nuovo, da più mani e da più culture

LE TESTIMONIAL DI DIOR

I pezzi iconici di Dior come il tailleur Bar sono stati riletti dall’artista afro-americana Mickalene Thomase dalla giovane stilista vincitrice del premio LVMH Grace Wales Bonner. Le silhouette restano fedeli a Dior, prestano la loro forza iconica ad un processo di sperimentazione che propone eleganza e stile secondo Christian Dior e secondo Maria Grazia Chiuri. La Couture realizzata in materiali preziosi come seta écru, shantung di seta, garza di seta ma anche il denim veste donne naturali, belle e molto lontane dal trasformismo che va di moda negli altri continenti.Donne che vivono un quotidiano con la bellezza dell’intelligenza e dell’impegno, come Shailene Woodley tra le guest testimonial Dior. L’attrice è inoltre tra le protagoniste della serie HBO “Big Little Eyes”, che uscirà il 9 giugno con una nuova stagione e Meryl Streep che completa un cast femminile straordinario, con Nicole Kidman, Rheese Witherspoon, Laura Dern e Zoe Kravitz.

Clara Tosi Pamphili

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Clara Tosi Pamphili
Clara Tosi Pamphili si laurea in Architettura a Roma nel 1987 con Giorgio Muratore con una tesi in Storia delle Arti Industriali. Storica della moda e del costume, ha curato mostre italiane e internazionali, cataloghi e pubblicazioni. Ideatrice e curatrice di A.I.artisanal intelligence, evento che si svolge due volte l'anno per promuovere nuovi designer di moda in collaborazione con gallerie di arte contemporanea. Svolge attività di ricerca delle arti applicate nella moda collaborando con le più importanti sartorie teatrali e di moda italiane e internazionali. Ha diretto didatticamente l'Accademia di Costume e di Moda dal 2005 al 2007. Ha insegnato Storia del Design di Moda e Tecniche di Ricerca all'Accademia di Costume e di Moda e alla Facoltà di Architettura di Roma Ludovico Quaroni fino al 2011. Attualmente è consigliere di amministrazione di Altaroma, dove si occupa di progetti di ricerca e sviluppo delle nuove tendenze con particolare attenzione al legame fra moda e arte. Collabora con il Maxxi e altre istituzioni per la creazione di eventi culturali sulla moda. Risiede e lavora a Roma.

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