Torna A.I. Artisanal Intelligence: a Roma 3 giorni di workshop tra design, moda e artigianato

Nel finesettimana di Altaroma, la nuova edizione del progetto A.I. Artisanal Intelligence è dedicata al saper fare. 3 giorni di laboratori aperti al pubblico per sperimentare tecniche tra moda e
design

Ali Kazma a A.I. Artisanal Intelligence
Ali Kazma a A.I. Artisanal Intelligence

Se è vero che sartorialità e fattura artigianale sono ormai il leit motiv di una moda che cerca nella preziosità imperfetta del capo unico la nuova frontiera del lusso, ad A.I. – Artisanal Intelligence, ideato e curato, nell’ambito di Altaroma Roma, con passione e caparbietà da Clara Tosi Pamphili e Alessio de’Navasques, va riconosciuto di aver colto – e spesso anticipato – questa tendenza, andando ad indagare, riscoprire tecniche e sartorie, supportare nuovi talenti, mischiare le carte – perché di contaminazione è fatta la contemporaneità  – oscillando, ma sempre in equilibrio, tra arte, artigianato e couture. 

IL TAVOLO DELL’ARTISTA

Questa nuova edizione – ambientata negli spazi di Basement, la galleria gestita dalla rivista d’arte contemporanea CURA – non fa eccezione rispetto allo spirito coraggioso che ha sempre animato il progetto: non più mostra, A.I. diventa una tre giorni di workshop, democraticamente (è uno dei pochi eventi che non richiede invito nel calendario di Altaroma) aperti al pubblico. Il titolo The Artist’s Table allude al tavolo da lavoro, quello su cui si crea e si sperimenta, passando da una dimensione ideale ad una empirica:
“Fare un abito o fare un tessuto, costruire e restaurare, curare… sono atti precisi che identificano ruoli e identità, come quelli delle schede elencate nell’Encyclopedié o Dizionario ragionato delle Arti e dei Mestieri di Diderot e d’Alembert”, spiega Clara Tosi Pamphili. “La stessa volontà anima questo progetto che vuole riportare all’Empirismo illuminista, per cui la nostra conoscenza deriva dall’esperienza dei sensi.”  La galleria si trasforma quindi in laboratorio, il progetto da espositivo diventa esperienziale; s’impara e ci si mette alla prova, vedendo e apprendendo dai “maestri” al lavoro: “Toccare per sapere, per ristabilire un rapporto ora pregiudicato dalla conoscenza per immagini, prodotte in una tale quantità da assorbire tutta la memoria necessaria a riflettere, così come assorbono tutta la memoria dei nostri smartphone.” dice ancora la curatrice.

IMPARARE DAI MAESTRI

Dal 24 al 27 gennaio, sarà possibile cimentarsi con le tecniche della ceramica, sotto la guida del designer-filosofo Andrea Anastasio, oppure si potranno sperimentare gli accrochage sartoriali di Paolo di Landro, che con la sua officina “Il Riscatto del Capo”, smonta e rimonta abiti, ricavando pezzi di raffinata e inedita foggia; con Livia Crispolti si potranno approcciare – invece – le tecniche della tessitura, di cui la designer oltreché essere maestra è una fine interprete e studiosa (si è formata a Como, a Firenze e al Textile Museum di Washington ed è stata curatrice, fino al 2014, di un ricercato spazio espositivo articolato nelle vetrine su Via Ripetta dell’Archivio Crispolti, con contaminazioni tra cultura tessile e arti visive).

UN ADDIO ALLE SCENE

L’ultimo dei workshop, infine, segnerà un addio: Le Sorelle Antonini, da 120 anni unica bottega storica specializzata nella tecnica del pieghettato artigianale, saluteranno le scene della couture dando al pubblico un assaggio di un sapere prezioso, apprezzato da stilisti come Valentino, Sarli e Gattinoni e che ha persino contribuito alla costruzione di una icona cinematografica e culturale, come l’immagine di Marilyn Monroe in “Quando la moglie è in vacanza”. L’abito bianco che fascia il corpo della diva e maliziosamente si solleva è stato costruito proprio utilizzando questa tecnica. Accanto al calendario dei workshop, la presenza dell’arte contemporanea è affidata alla doppia installazione video di Ali Kazma, già protagonista del padiglione Turco alla 55° Biennale di Venezia: un racconto visivo incentrato sulle mani e sul lavoro, sul fil rouge di un sapere lento, articolato in gesti controllati. Dal tatuatore, al calligrafo, all’attenta perizia dell’artigiano che lavora il vetro.

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