I gilet gialli bloccano la moda. Gli effetti delle proteste sulle sfilate di gennaio

Dior ha ripianificato l’imminente show maschile: da sabato 19 gennaio alle 17 è stato anticipato a venerdì 18 alle 18. L’annuncio è arrivato via e-mail agli invitati, che però non sanno ancora dove si terrà la sfilata della griffe di punta del più potente tra i gruppi del lusso al mondo

Parigi
Parigi

Dior non è solo. Anche di Sacai, Loewe, Thom Browne, White Mountaineering ed Hermès, con show ancora previsti per sabato 19, restano sconosciuti data e location delle sfilate. Il tentativo è quello di scoraggiare eventuali incursioni da parte dei manifestanti, i fantomatici gilet gialli.
La protesta anti-élite che sta terremotando la Francia sfiora dunque anche il mondo del fashion. Negozi saccheggiati e macchine incendiate non sono il panorama ideale nemmeno per lo shopping sugli Champs-Elisées, in Avenue Montaigne o lungo Rue Saint-Honoré solitamente molto animato nei sabati di dicembre.

GLI EFFETTI DELLE PROTESTE SULL’ECONOMIA

Le proteste dei “gilet gialli” hanno messo sottosopra la Francia. Sei weekend di manifestazioni contro le politiche economiche di Emmanuel Macron hanno causato alcuni dei peggiori disordini civili che la Francia abbia vissuto dall’inizio del secolo.
Di sabato in sabato il numero di manifestanti sta diminuendo ma molti negozi, il sesto giorno di ogni settimana, restano chiusi. Tra loro quelli posseduti dal gruppo francese Kering, come Gucci e Balenciaga.
Secondo la French Retail Federation le proteste hanno sino ad ora provocato presso i rivenditori di tutti i settori una perdita di circa 1 miliardo di euro. Bruno Le Maire, il Ministro delle finanze, del governo Macron ha parlato di “una catastrofe” per l’economia francese. Per i piccoli esercenti, infatti, il reddito di dicembre è risultato inferiore del 20-40% rispetto alle aspettative iniziali.
È comprensibile che non ti vada proprio di fare acquisti da Vuitton quando il sabato è presidiato da poliziotti in tenuta anti-sommossa. E la borsa Hermès la lasci nell’armadio quando la strada è percorsa dall’odore acre degli incendi…

– Aldo Premoli

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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive tra Catania e Cernobbio. E poi New York e Londra, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige periodici specializzati nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio, che fornisce consulenze di comunicazione ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte, scienza ed etica. Blogger di Huffington Post e Artribune, ha fondato a Catania, l’Associazione Mediterraneo Sicilia Europa e a Noto il Centro Studi sulle migrazioni che porta lo stesso nome. Dirige inoltre la piattaforma on line SudStyle.it.

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