AltaRoma e A.I. Re-Action. Gli artigiani del futuro

Durante la kermesse capitolina AltaRoma torna il progetto “A.I. Artisanal Intelligence”, a cura di Clara Tosi Pamphili e Alessio de’ Navasques. Per questa edizione, fra sperimentazione e innovazione, si fondono arte e tecnologia al mondo della moda italiana e internazionale. Attraverso il cinema.

A.I. Artisanal Intelligence. A.I. Re action. Altaroma 2018. Studi di Cinecittà. Photo Lucilla Loiotile
A.I. Artisanal Intelligence. A.I. Re action. Altaroma 2018. Studi di Cinecittà. Photo Lucilla Loiotile

La tecnologia, un nuovo modo di concepire la moda e tanta voglia di fare, grazie agli artigiani del futuro. Durante la kermesse capitolina AltaRoma torna, negli studi di Cinecittà, il progetto A.I. Artisanal Intelligence, a cura di Clara Tosi Pamphili e Alessio de’ Navasques, i quali hanno pensato a un campo base dove i giovani creativi sperimentano look sportswear abbinati a giochi estetici che richiamano le divise da lavoro e ne fanno un laboratorio di ricerca per i designer del futuro. Non è un semplice percorso espositivo, è il frutto di un’attenta analisi che guarda al passato e proietta, con l’edizione estiva di A.I. Re-Action, un gioco di soluzioni fatto da chi vende e produce.
Tra ispirazioni virtuali e romanticismo, ecco una narrazione visiva che racconta storie italiane fatte di competenza e manualità, ma anche sostenibilità produttiva. Dalle reinvenzioni storico-etniche delle donne Masai, Alama è l’espressione ultramoderna di un progetto sostenibile realizzato grazie al ricordo di segni e memorie antiche.
L’edizione di quest’anno di AltaRoma è un campo per trovare una selezione alla moda attraverso una ricerca con nuovi designer selezionati ovunque, ma che hanno studiato in Italia e producono in Italia. Ognuno fa un lavoro di ricerca con abiti che uniscono tessuti tradizionali a tessuti tecnici mediante un processo artigianale di realizzazione. Sembrano però tutti esploratori che vorrebbero andare da un’altra parte”, spiega la curatrice Clara Tosi Pamphili. “Ci sono delle tende, in questo allestimento che si chiama ‘re-action’. Luoghi metaforici del nomadismo della moda di oggi. Nella più grande, che è una tenda militare, abbiamo collocato l’artista Erica Curci, rivelazione con Excuvia, un progetto di produzione bio-materiale, che ha trovato un nuovo tessuto fatto con batteri, una sorta di antidoto. L’heritage sono le tute di Alfredo Grassi, realizzate sin dal 1925, e la parte cinematografica sono calchi fatti da Macchinarium per il Cinema, la stessa società che ha realizzato le teste per Gucci per la famosa sfilata di Milano”.
Un lavoro, quello di A.I. Re-Action, supportato proprio dall’azienda tessile Alfredo Grassi, presente nel percorso espositivo con alcuni pezzi d’archivio.

A.I. Artisanal Intelligence. A.I. Re action. Altaroma 2018. Studi di Cinecittà. Photo Lucilla Loiotile
A.I. Artisanal Intelligence. A.I. Re action. Altaroma 2018. Studi di Cinecittà. Photo Lucilla Loiotile

UNA REINVENZIONE ORIGINALE

Fra storie tutte italiane ma anche straniere, un’originale reinvenzione va in scena agli studi di Cinecittà. Alama, ad esempio, è l’espressione contemporanea di un design green con uso di materiali riciclati e plastica, mantenendo sempre l’obiettivo di produzione al primo posto, così come per GR10K. La tenda è il simbolo del campo base di A.I. Re-Action, che trasforma la sua texture, diventando un oggetto di haute couture da outdoor: è la raffinata tenda realizzata per FieldCandy da Chiara Cola, fashion e textile designer italiana con base a Londra.
Poi la reinvenzione del patrimonio culturale con la sartoria fondata nel 1961 da Michele Canziani, che con il socio Stefano Ghidotti ha realizzato il progetto M140. Dall’Istituto Marangoni di Milano a Roma è arrivato Aigerim Kairat che, ispirato dall’immagine del padre, si lancia alla conquista della libertà e dell’isolamento. L’abito, nonché la divisa, diventa materia e si trasforma diventando un nuovo codice visivo che esprime quasi un senso di ribellione a ruoli definiti.
La maglieria italiana, fatta di intrecci e tessiture, è lo strumento adoperato da Vitelli per produrre due collezioni principali, grazie ai filati vicentini di pregio, tra i quali Loro Piana, Zegna Baruffa e Linea Più. Ispirato alla cultura pacifista Anni Ottanta, il percorso visivo prosegue con Claustrum di Nicola Spinelli, che con il paracadutismo militare crea una collezione street style con i volti coperti e taglie oversize e la fuga dalle ossessioni protettive materne. Giorgia Andreazza disegna capi trasformabili con materiali ibridi mentre la Re-Action di Valentina Ortiz del Polimoda di Firenze fa del suo slogan “I’m not your dream girl but only my own” un inno alla joie de vivre.
E ancora, l’heritage che lega i padri e i figli pescatori di Zhousan, arcipelago della Cina per Bingua Mao dello IED di Milano, mentre Alessia Panza e Giorgia Pizzella dello IED di Roma costruiscono abiti rifugio creando una connessione tra ambiente e individuo per capire come muoversi nel caos metropolitano.

A.I. Artisanal Intelligence. A.I. Re action. Altaroma 2018. Studi di Cinecittà. Photo Lucilla Loiotile
A.I. Artisanal Intelligence. A.I. Re action. Altaroma 2018. Studi di Cinecittà. Photo Lucilla Loiotile

GUARDARE AVANTI

Artigianato e artigianalità insieme alla tecnologia per risolvere dei problemi, per cercare di combattere le difficoltà che ci circondano. Viviamo in un momento storico difficile, ci arrivano continui messaggi di pericolo, per cui le nuove generazioni di designer sentono il bisogno di coprirsi, di cambiare l’abbigliamento, un tipo di abbigliamento posthuman, mutante, un mix di divise da lavoro, di stile militare, di sportswear che ripensa alle uniformi contemporanee”, sottolinea Alessio de’ Navasques, co-curatore del progetto A.I. Re-Action. “Il punto di partenza è la paura di un futuro incerto. L’esigenza è sempre quella di combinare artigianato e tecnologia. L’artigiano nella storia si è sempre combinato con il discorso tecnologico, tecnico, due aspetti diversi che si fondono attraverso una ricerca sul materiale nuovo”.
Tra arte, design, moda e nuove tecnologie la moda guarda avanti e non si ferma mai.

Gustavo Marco P. Cipolla

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Gustavo Marco P. Cipolla
Classe 1984, calabrese di origini, romano di adozione, Gustavo Marco P. Cipolla è un cittadino del mondo. Ama viaggiare, quando gli è possibile, e confrontarsi con realtà e culture sempre differenti. Le sue esperienze formative e professionali sono diverse: dalla Laurea in Relazioni Internazionali ai Master in Marketing e Comunicazione degli Eventi artistici, culturali e dello spettacolo e in Comunicazione e Giornalismo di Moda. Collabora con alcune testate dove scrive, senza la pretesa di essere un critico, di moda, arte e cultura. È stato stagiaire nelle Organizzazioni Internazionali e ha svolto, e svolge, l’attività di press officer nel mondo della musica, nell’universo della moda e ha anche curato l’ufficio stampa di alcune compagnie teatrali indipendenti. Crede fermamente nel talento (degli altri) e sostiene che i giovani di oggi, grazie alle giuste opportunità, diventeranno gli adulti di domani.