Dalla parte degli sconfitti. La moda secondo Grace Wales Bonner

È una giovanissima designer britannica di padre giamaicano e madre inglese. Si chiama Grace Wales Bonner e ha preparato una collezione uomo che ha lasciato il segno.

Grace Wales Bonner
Grace Wales Bonner

Echeggia lo spirito di Buffalo nell’indole e nell’attitudine di Grace Wales Bonner: l’Africa pervade il suo mondo, nella sua interpretazione meno scontata, sempre delicata, sensuale, poetica. Giovanissima designer britannica di padre giamaicano e madre inglese, Grace Wales Bonner debutta alla London Fashion Week, dopo gli studi alla Central Saint Martins, con una collezione uomo colta e profondamente intellettuale, colma di riferimenti alla black culture, anche a quella più antagonista, sovvertendone però qualsiasi estetica machista, liberandosi da qualsiasi riferimento iconografico allo street style da cui in tanti sembrano pescare in modo compulsivo e apatico. Solo tre anni dopo aver lanciato la sua etichetta, nel 2014, è la nuova promessa della settimana della moda uomo a Londra; nel 2015 vince ai British Fashion Awards come miglior designer emergente per l’uomo, l’anno successivo l’LVMH Prize come miglior talento emergente. “Sono molto interessata alla teoria postcoloniale, alla letteratura nera e alla letteratura post-nera”, ha dichiarato. “La scrittura, la ricerca in questi mondi vanno insieme alla progettazione di ogni mia collezione”.

Grace Wales Bonner, collezione primavera 2017
Grace Wales Bonner, collezione primavera 2017

UNA MODA CONSAPEVOLE

L’uomo di Grace Wales Boner ha un profilo sottile, smilzo, veste abiti dai tagli sartoriali (tutti realizzati in Italia), dai tessuti preziosi, morbidi e fluidi che provengono dal guardaroba femminile. Non è queer, gioca invece con l’unione dei generi in una commistione di romanticismo nostalgico degli Anni Settanta e potente sensualità, un uomo decorato da gioielli sul viso, che porta spille militari e ornamenti cerimoniali, come i modelli e le icone di Ray Petri. Nessun disagio e nessuna protesta, ma l’orgoglio nero che si legge nella citazioni della collezione 2016, dove la designer esprime una potente forza immaginativa, che si affianca ai meccanismi narrativi della citazione: dall’orientalismo del XIX secolo all’iconografia dell’Africa Nord Orientale, all’intensa storia dell’etiope Malik Ambar, portato in India Occidentale come schiavo nel XVII secolo e divenuto poi un imperatore nella regione del Deccan.
Nel suo ultimo, toccante show, Blue Duets, diversi sono stati i riferimenti, i rimandi, le sovrapposizioni colte e quasi accademiche, inusuali per consapevolezza e profondità, da un testo dello scrittore afroamericano James Baldwin all’artista Chris Ofili, uniti ai nudi di Carl Van Vechten nella Harlem degli Anni Venti.
Grace Wales Bonner con le sue collezioni sta reinterpretando la storia postcoloniale cercandola nelle sue lontane origini, nella sua memoria visiva, nella letteratura. Esprimendola in uno stile difficilmente classificabile: una storia di sconfitti, perché è quello il lato da cui guarda.

Stefania Seoni

http://walesbonner.net/

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #40

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Stefania Seoni
Stefania Seoni è una giornalista freelance e docente nel corso di Art Direction nel master di Fashion and Texile design in Naba. Dopo le prime collaborazioni con varie testate di moda (Elle Italia, Zero, Cabinet Corea)ha iniziato il suo percorso con Diane Pernet, curando la prima edizione alla Triennale di Milano di ASVOFF, il primo festival itinerante di Cinema e Moda. Con Diane Pernet ha inoltre curato la sezione emergenti di Asvoff, realizzato in collaborazione con Vogue Italia. Reporter per cinque anni in Italia per il blog Asvof, ha seguito e segue i designer emergenti. Si occupa attualmente di copywriting per diversi brand, scrive di moda e arte per il magazine tedesco Zoo.