Tre giovani filmmaker per Kenzo Season Zero: la moda celebra il rapporto con l’altro e il mondo

Kenzo presenta la nuova collezione con tre minifilm che raccontano il rapporto delle nuove generazioni con il pianeta Terra. Le produzioni sono affidate a tre giovani registi provenienti da tutto il mondo.

Mati Diop, Olympe. Still video
Mati Diop, Olympe. Still video

Lo spirito della casa di moda Kenzo incarna in anticipo, e fin dagli albori, il sentimento di libertà artistica e di nomadismo creativo che si manifesta chiaramente anche oggi. Takada Kenzo apre a Parigi nel 1970, comparendo sulla scena insieme ad altri illustri giapponesi come Yohji Yamamoto, Issey Miyake e Rei Kawakubo, ma distinguendosi dal loro atteggiamento profondamente concettuale, con un lavoro che fonde le tradizioni del Sol Levante con i codici dell’alta moda francese. Si tratta del primo mix fra oriente e occidente: la dolcezza stilistica e l’amore per l’arte e la cultura di Takada lo portano a realizzare un dialogo felice con la couture europea. È una rivoluzione che segna un punto di riferimento sia stilistico che sociale: il dna è nuovo perché ibrido.

TANTE COLLABORAZIONI INNOVATIVE

Quel dna continua a generare collezioni e collaborazioni innovative con artisti d’avanguardia, musicisti, attori e designer sotto la guida di Humberto Leon e Carol Lim, co-direttori creativi dal 2011. Loro stessi sono portatori di più radici. I loro viaggi, la loro ricerca si materializza in un profumo come “Kenzo Word” o nella nuova linea “Kenzo- la collezione Memento” che sta per aprire store a Barcellona, Tokyo e Parigi. Così come Kenzo iniziò, mischiando la forza delle immagini giapponesi di Hokusai a quelle di un’alta moda francese toccata dalla rivoluzione culturale del 1968, Humberto Leon e Carol Lim continuano cercando nuove forme di vita: cercano artisti con tanti passaporti, metà e metà, meticci di razza capaci di interpretare il vero mondo in cui viviamo.

KENZO SEASON ZERO

Nasce con quest’anima meticcia anche Kenzo Season Zero, che instaura la collaborazione con tre giovani registi, scelti dai curatori Leon e Lim come testimoni del rapporto di una generazione con il pianeta Terra. I registi hanno prodotto tre minifilm, freschissimi di lancio. Il loro punto di vista appare subito come l’unico autentico, la loro età e il loro stile sono la prima garanzia di verità, lasciati liberi di raccontare i grandi temi che affliggono il nostro futuro dalla loro postazione, dalla loro scrivania, dal loro viaggio in bicicletta. Quella offerta dalle produzioni è una visione straordinaria, finalmente libera dalla retorica. Così Mati Diop, metà senegalese e francese, in “Olympe” segue il fratello, il modello Gard Diop, in una Parigi notturna irriconoscibile, che ha perso le fattezze della Ville Lumière, diventando un non luogo, dove i giovani sembrano extraterrestri. Eduardo Williams, argentino, nomade racconta il viaggio di un elfo dalla metro di Buenos Aires alla Bolivia fino in Francia e gli incontri di una “naturale intelligenza artificiale” con personaggi al limite fra reale e irreale (ad esempio un costruttore di robot). Baptist PenettiCobra è un regista francese già noto per la serie “The Game of Life”: per Kenzo ricrea uno studio dove due personaggi descrivono il loro amore per un succo d’arancia, una “denuncia” della falsità dei messaggi che vendono un finto benessere. Le tre storie sviluppano con efficacia anche il rapporto con la collezione autunno/inverno 2017 che devono raccontare, esprimendo il tema, caro a Kenzo, della relazione con il mondo intero. La presentazione dei tre registi segue il racconto filmico della collezione estate 2017 degli artisti nigeriani Akinola Davies Jr. e Ruth Ossai, un lavoro che si è materializzato anche nel magazine trimestrale Kenzo Folio. L’intelligenza curatoriale dei creativi di Kenzo sta nell’accostare la fragilità della nuova generazione a quella del mondo in cui viviamo, portando ad un risultato artistico che lascia alla moda il compito di “colorare” una esistenza difficile. Il lusso si esprime anche così, nel riuscire ad esorcizzare una condizione con l’abito che indossiamo, che div enta manifesto della volontà di reagire.

– Clara Tosi Pamphili

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Clara Tosi Pamphili
Clara Tosi Pamphili si laurea in Architettura a Roma nel 1987 con Giorgio Muratore con una tesi in Storia delle Arti Industriali. Storica della moda e del costume, ha curato mostre italiane e internazionali, cataloghi e pubblicazioni. Ideatrice e curatrice di A.I.artisanal intelligence, evento che si svolge due volte l'anno per promuovere nuovi designer di moda in collaborazione con gallerie di arte contemporanea. Svolge attività di ricerca delle arti applicate nella moda collaborando con le più importanti sartorie teatrali e di moda italiane e internazionali. Ha diretto didatticamente l'Accademia di Costume e di Moda dal 2005 al 2007. Ha insegnato Storia del Design di Moda e Tecniche di Ricerca all'Accademia di Costume e di Moda e alla Facoltà di Architettura di Roma Ludovico Quaroni fino al 2011. Attualmente è consigliere di amministrazione di Altaroma, dove si occupa di progetti di ricerca e sviluppo delle nuove tendenze con particolare attenzione al legame fra moda e arte. Collabora con il Maxxi e altre istituzioni per la creazione di eventi culturali sulla moda. Risiede e lavora a Roma.