Il design ritrova una rinnovata attenzione verso la materia. Filati, tessuti e tecniche artigianali hanno compiuto un passaggio significativo: dal territorio consueto della moda a quello del design, diventando elementi costitutivi di mobili, oggetti e opere. Non si tratta semplicemente di utilizzare un tessuto per rivestire una poltrona o di introdurre una superficie morbida in un interno. Il filo viene trattato come una materia autonoma, capace di costruire forme, occupare lo spazio, raccontare un processo.
I nuovi trend del design
Il tessile diventa struttura, superficie, volume. E in alcuni casi il processo di realizzazione torna persino a essere protagonista: li abbiamo visti alla Paris Design Week 2026. È il caso della galleria La Lune con A Certain Desire for Silence, progetto della tessitrice Iris Drouet che realizza un’opera direttamente sul telaio, nell’arco di tre giorni, davanti ai visitatori. Il gesto della tessitura non viene nascosto dietro l’oggetto finito, ma diventa parte dell’esperienza espositiva, accanto a mobili, opere d’arte e oggetti d’uso. Il telaio entra nello spazio della galleria e la produzione dell’opera diventa essa stessa una forma di esposizione. In questo passaggio dalla moda al design cambia anche la percezione del tempo. Il tessuto non è più soltanto qualcosa che si indossa o una superficie destinata a un consumo rapido. La sua costruzione diventa visibile, e con essa il lavoro della mano. Il valore dell’oggetto non risiede quindi esclusivamente nella forma conclusa, ma anche nelle ore, nelle competenze e nei gesti necessari a produrla. La manualità non viene presentata come una sopravvivenza del passato, ma come uno strumento che il design contemporaneo può utilizzare per interrogare nuovamente il rapporto tra materia e tempo.
Il tessuto come memoria
Una dimensione ancora diversa emerge alla galleria Maria Lund con Le Mur vert bouteille, prima mostra in Francia dell’artista danese Maria Zahle. Qui le opere tessili sono intrecciate con una dimensione profondamente autobiografica. Il titolo richiama il muro che la nonna dell’artista aveva dipinto nella propria casa sul mare, uno spazio associato all’indipendenza e alla creatività, ma anche alla solitudine, alle assenze e alle storie delle donne della famiglia. Nella serie Længsel, la tessitura diventa così una forma di memoria. Fili sottili di colore attraversano composizioni divise orizzontalmente, sostenute da elementi in bronzo. Per Maria Zahle il colore non è soltanto un elemento pittorico ma una presenza fisica, una materia che può essere tessuta, sospesa, attraversata dalla luce. La tecnica tessile diventa un dispositivo narrativo: la trama non serve semplicemente a costruire una superficie, ma permette di dare forma a qualcosa di immateriale. Anche in questo caso il tessile si allontana dalla sua funzione tradizionale e si avvicina al territorio dell’arte e del design da collezione.
Quando la maglia diventa vaso
Se con Iris Drouet il telaio entra nella galleria e per Maria Zahle il tessuto diventa dispositivo della memoria, nell’esposizione Matière Vive il confine tra artigianato, arte e design viene ulteriormente messo in discussione. La mostra riunisce pratiche differenti intorno a una ricerca comune sulla materia e sul gesto. Legno, tessile e ceramica costruiscono un universo dove l’oggetto d’uso può assumere una dimensione scultorea. È il caso di Mariadela Araujo, che trasforma le lavorazioni a maglia in vasi: una tecnica normalmente associata all’abbigliamento viene trasferita nell’ambiente domestico e utilizzata per costruire oggetti tridimensionali. Alla base di Matière Vive c’è l’idea di riunire pratiche diverse accomunate dall’attenzione verso il gesto, il savoir-faire e la materia. Le irregolarità non vengono corrette e le tracce della produzione non vengono cancellate: diventano parte dell’identità dell’oggetto. La funzione non viene contrapposta all’espressione artistica, ma fatta convivere con essa. È una posizione che attraversa molti degli appuntamenti della Paris Design Week 2026: l’oggetto contemporaneo sembra acquistare valore proprio quando rende leggibile il processo che lo ha prodotto.
La lana al centro della scena
La centralità del tessile trova una declinazione particolarmente evidente in Oh my laine, progetto dedicato alle arti tessili e alle lane naturali francesi che riunisce 13 artigiani-creatori provenienti da diverse regioni della Francia. Tappezzeria di Aubusson, tufting, feltro, tessitura e altre tecniche mostrano quanto sia ampio oggi il vocabolario della fibra. La lana viene presentata non come un materiale nostalgico, legato esclusivamente all’artigianato tradizionale, ma come una risorsa per il progetto contemporaneo. Provenienza, filiera, trasformazione e colore diventano elementi del processo creativo, mentre le fibre naturali e le lavorazioni francesi vengono messe in relazione con il mondo dei designer, delle gallerie, dei curatori e dell’interior design. Il fenomeno non riguarda però soltanto il tessile. Anche quando fili e tessuti scompaiono, rimane una predilezione per materiali naturali, caldi, tattili e riconoscibili. Legno, pietra, ceramica e metalli vengono spesso lasciati parlare attraverso le loro caratteristiche fisiche, senza essere completamente subordinati alla forma progettata. E quando la materia non è nuova, il progetto interviene per restituirle una seconda possibilità. Il tema del recupero diventa così un’altra faccia della stessa ricerca: non cancellare la storia del materiale, ma utilizzarla come parte del progetto.
Dai cantieri all’oggetto
È il principio alla base del lavoro di MVE, studio fondato nel 2023 dal designer Mattéo Lécuru e dall’architetto Vincent Eschalier, che sviluppa collezioni di arredi e oggetti utilizzando soprattutto materiali recuperati dai cantieri francesi. Mattoni, alluminio, cemento, legno e minerali vengono raccolti e trasformati in nuovi pezzi. Ma il recupero non coincide con una semplice operazione di riciclo: tracce, vincoli, imperfezioni e proprietà dei materiali diventano il punto di partenza del disegno. Nel lavoro di MVE, come nelle esperienze tessili incontrate a Parigi, il materiale non viene azzerato per diventare qualcos’altro. Al contrario, conserva una parte della propria storia. Un mattone resta riconoscibile come mattone; una fibra mantiene la propria tattilità; una trama continua a raccontare il gesto di chi l’ha costruita. Il progetto interviene senza cancellare completamente ciò che esisteva prima. È una concezione dell’oggetto dove la materia non è soltanto il supporto della forma, ma una componente attiva del processo creativo.
Mariacristina Righi
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