10 mostre di design da vedere nel 2026 in Italia (e nel mondo)

Dagli sport invernali al centro delle Olimpiadi di Milano-Cortina al rapporto tra blackness e design, dal potenziale di una risorsa inaspettata come i funghi al lavoro delle designer Es Devlin, Hella Jongerius e Patricia Urquiola. Tanti temi per le mostre da segnare in agenda quest’anno

Da Milano, in fibrillazione per l’avvio dei Giochi Olimpici Invernali, a Venezia, da Londra a Rotterdam e fino a New York: i prossimi dodici mesi saranno ricchi di appuntamenti per chi ama il design, l’alto artigianato e la grafica. Alle retrospettive dedicate ad alcune tra le più famose “signore del design” internazionali si affiancano rassegne tematiche dedicate al rapporto tra la progettazione e universi molto specifici come quello dello sport o della musica e riflessioni sull’evoluzione della società contemporanea che contengono elementi di carattere filosofico o antropologico. Se gli argomenti sono disparati,il minimo comune denominatore tra tutte queste proposte sta proprio nella convinzione che quello del progetto non sia un recinto chiuso, e che, anzi, le contaminazioni tra discipline e sguardi diversi siano essenziali per affrontare la complessità.

Presente e futuro degli sport invernali alla Triennale di Milano

Suit designer Matt Millette; photo Nate Athay, courtesy Akwasi Frimpong
Suit designer Matt Millette. Photo Nate Athay, courtesy Akwasi Frimpong

In questo inizio anno, Milano vede tutto bianco. Non si tratta di un effetto “white out”, il fenomeno ottico per cui, in alta montagna, il cielo e il paesaggio innevato possono apparire come un tutt’uno, disorientando l’osservatore che si trova senza punti di riferimento, ma dell’attesa per le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina in programma dal 6 al 22 febbraio. La Triennale, il tempio cittadino del design, ospiterà il quartier generale dei Giochi e una serie di iniziative a tema. White Out. The Future of Winter Sports, la mostra curata dal designer Konstantin Grcic e da Marco Sammicheli e realizzata in collaborazione con la Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, visitabile dal 28 gennaio al 29 marzo, indaga il rapporto tra gli sport invernali e il mondo del progetto. In esposizione non ci saranno solo tute, caschi e altre attrezzature sportive, ma anche arredi, architetture e, più in generale, tutte quelle intuizioni progettuali che, nate nel mondo dello sport, si sono successivamente diffuse in altri ambiti. All’orizzonte, le ricerche più avanzate che coinvolgono l’intelligenza artificiale e, soprattutto, la grande questione sul futuro della montagna legata al riscaldamento climatico: che ne sarà del suo paesaggio e delle sue attività sportive se (e quando) non ci sarà più un inverno vero e proprio?

White Out. The Future of Winter Sports
Triennale di Milano
dal 28 gennaio al 29 marzo 2026

Il design per lo sport tra ergonomia e spettacolo all’ADI Design Museum di Milano

X-Dream, C.A.M.P., courtesy ADI Design Museum
X-Dream, C.A.M.P., courtesy ADI Design Museum

A raccontare il legame tra il design e gli sport olimpici e paralimpici durante il periodo dei Giochi di Milano-Cortina ci sarà anche IN-PLAY. Design for Sport all’ADI Design Museum, un percorso curato da Davide Fabio Colaci e Giulia Novati in cui la ricerca di soluzioni sempre più innovative per aiutare gli sportivi a migliorare i loro risultati verrà analizzata in parallelo con la trasformazione del contesto sociale e culturale in cui atleti, progettisti e aziende si trovano a operare. “Dai materiali alle interfacce, dagli strumenti alle protesi, dall’equipaggiamento agli oggetti di gara, il design contribuisce a ridefinire il rapporto tra performance ed ergonomia, restituendo allo sport il suo ruolo di linguaggio universale e piattaforma di confronto globale”, spiegano i curatori. La mostra, che non si limiterà alle discipline più note ma includerà anche quelle riconosciute solo di recente dal Comitato Olimpico internazionale, come lo sci alpinismo o lo squash, e quelle in attesa di ammissione come il parkour o il drone racing, cioè le corse di droni radiocomandati, rimarrà aperta al pubblico dal 3 febbraio al 6 aprile.

IN-PLAY. Design for Sport. Sport is a human right. Design opens the game
ADI Design Museum, Milano
dal 3 febbraio al 6 aprile 2026

Il Munari grafico editoriale alla Fabbrica del Vapore di Milano

L'allestimento della mostra curata da David Reinfurt a New York, courtesy Corraini
L’allestimento della mostra curata da David Reinfurt a New York, courtesy Corraini

Un sistema di regole ben definite, che però lascia spazio a infinite variazioni sul tema creando opere dinamiche nelle quali il processo conta almeno quanto il risultato finale: è il principio sul quale si basava l’arte programmata, la corrente degli anni Cinquanta e Sessanta alla quale aderirono anche due tra i più importanti designer del Novecento, Bruno Munari e Enzo Mari. Il primo, in particolare, ha dedicato moltissimo tempo e attenzione alla progettazione di libri, in continuità con la sua attività di artista e applicando al progetto grafico gli stessi criteri che stavano dietro la creazione delle sue opere. A metà gennaio, una piccola mostra allestita negli spazi di Careof all’interno del complesso della Fabbrica del Vapore approfondirà questo aspetto del suo lavoro attraverso una selezione di copertine disegnate negli anni Sessanta e Settanta per storiche collane come I Satelliti di Bompiani e le einudiane Nuovo Politecnico, Il Menabò e Collezione di poesia, e delle mattonelle di ceramica figlie delle stesse ricerche. Design come arte (programmata)/Design as (programmed) art è curata da David Reinfurt, già autore di un libro sul tema edito da Corraini, e realizzata in collaborazione con Spazio Munari.

Design come arte (programmata)/Design as (programmed) art
Careof, Fabbrica del Vapore, Milano
dal 14 al 25 gennaio 2026

I tanti volti dell’artigianato nella nuova Fondazione Dries Van Noten a Venezia

Uno scatto di Palazzo Pisani Moretta. Photo Camilla Glorioso, courtesy Fondazione Dries Van Noten
Uno scatto di Palazzo Pisani Moretta. Photo Camilla Glorioso, courtesy Fondazione Dries Van Noten

In primavera, invece, un nuovo spazio aprirà le sue porte al pubblico all’interno di una dimora storica sulla riva del Canal Grande: si tratta della sede della Fondazione Dries Van Noten, concepita dallo stilista insieme al compagno Patrick Vangeluwe. La location, Palazzo Pisani Moretta, è di sicuro impatto, con la sua facciata tardogotica e i suoi imponenti lampadari di vetro di Murano, e l’ambizione è di dare vita a una “casa per l’artigianato” dove accogliere, con le loro opere, creativi affermati ed emergenti nei campi dell’arte, del design, dell’architettura e della moda incoraggiando le pratiche ibride a cavallo tra diversi settori. La “dimensione umana del creare” e la “cultura del fare in chiave contemporanea” verranno celebrate, secondo le prime notizie lasciate filtrare dalla neonata Fondazione, ospitando artisti e designer in residenza e organizzando mostre, eventi speciali e presentazioni. Il programma non è stato ancora svelato, a differenza del mese nel quale avverrà l’inaugurazione, cioè aprile 2026, e del progetto di aprire un secondo spazio, sempre nel sestiere di San Polo, entro la fine dell’anno.

Fondazione Dries Van Noten, Venezia
da aprile 2026

Le architetture da palcoscenico (e non) di Es Devlin al Design Museum di Londra

Memory Palace, Es Devlin, 2019 -® PETER MALLET
Memory Palace, Es Devlin, 2019 -® PETER MALLET

Le creazioni di Es Devlin sono sotto gli occhi di tutti, anche di chi magari non conosce il suo nome. Le abbiamo viste sui palchi dei tour mondiali di cantanti e performer famosissimi, da Adele a Lady Gaga, nei teatri di Londra, in musei e gallerie come la Serpentine e la Tate Modern, durante le cerimonie che hanno inaugurato due diverse edizioni dei Giochi Olimpici, all’intervallo del super bowl (nel 2022, con una ricostruzione del quartiere losangelino di Compton, culla di talenti del rap) e perfino a Milano durante l’ultima design week, con l’affascinante “libreria di luce” allestita nel cortile della Pinacoteca di Brera. Il Design Museum della capitale britannica, famoso per le sue incursioni nella cultura pop, ospiterà in autunno una grande retrospettiva dedicata al suo lavoro. I visitatori avranno modo di ripercorrere la sua fortunata carriera e di passare dall’altro lato del palco sbirciando il “dietro le quinte” della sua attività di scenografa e artista pluripremiata con l’aiuto di numerosi materiali: modellini, disegni con le sue annotazioni e nuove installazioni cinetiche realizzate appositamente per la mostra.

Es Devlin
The Design Museum, Londra
dal 18 settembre 2026 all’8 agosto 2027

Cent’anni di design “black”, sempre al Design Museum di Londra

Strange Notes by Giles Tettey Nartey, Nue Black Aesthetic. Photo credit Giles Tettey Nartey 4
Strange Notes by Giles Tettey Nartey, Nue Black Aesthetic. Photo Giles Tettey Nartey 4

Che cosa significa, oggi, essere un designer con la pelle scura? Esiste un design “nero”, cioè fatto da persone appartenenti a quelle che nel mondo anglosassone vengono chiamate comunità BIPOC (acronimo di Black, Indigenous and People of Color), con delle caratteristiche e un’estetica proprie? 
In che modo la blackness e l’eredità culturale africana e afroamericana di chi progetta si riflettono in ciò che viene progettato? A tutte queste domande cercherà di rispondere un’altra mostra organizzata dall’istituzione londinese, The Nue Black Aesthetic, in programma a partire dal 6 novembre. La curatrice è Charlene Prempeh, giornalista e fondatrice di un’agenzia creativa caratterizzata da un approccio inclusivo e intersezionale, già autrice di un libro dal titolo Now You See Me: An Introduction to 100 Years of Black Design (Adesso mi vedi: un’introduzione a cent’anni di design nero). Tra i designer selezionati per raccontare la scena “black” contemporanea ci saranno i nigeriani Ini Archibong e Nifemi Marcus-Bello, i britannici di origini caraibiche Samuel Ross e Bianca Saunders e Giles Tettey Nartey, nato a Londra e cresciuto ad Accra, in Ghana.

The Nue Black Aesthetic
The Design Museum, Londra
dal 6 novembre 2026 all’8 agosto 2027

Gli “oggetti che sussurrano” di Hella Jongerius al Vitra Design Museum di Weil-am-Rhein

Hella Jongerius, Colour recipe research, 2016 © Jongerius Lab. Photo Mathijs Labadie / Roel van Tour
Hella Jongerius, Colour recipe research, 2016 © Jongerius Lab. Photo Mathijs Labadie / Roel van Tour

La designer olandese Hella Jongerius non è affatto mediatica, si dice che non ami apparire né parlare di sé in pubblico, però è una professionista che ha fatto carriera in un universo ancora molto maschile e che ha saputo, e sa, coniugare in modo magistrale essenzialità e calore, linearità e guizzo personale. Inoltre, il suo fare design è sempre accompagnato da una riflessione più profonda sul ruolo del progettista nella società che non esita talvolta a sfociare nell’autocritica. Il Vitra Design Museum di Weil-am-Rhein, il museo dell’azienda per la quale ricopre da quasi vent’anni l’incarico di direttrice artistica per colori e materiali, dove dall’anno scorso è conservato anche l’archivio del suo studio JongeriusLab, le renderà omaggio in primavera con una retrospettiva, la prima di questa ampiezza e importanza. Ha un titolo suggestivo, Hella Jongerius: Whispering Things, ed è in programma dal 14 marzo al 6 settembre.

Hella Jongerius: Whispering Things
Vitra Design Museum, Weil-am-Rhein, Germania
dal 14 marzo al 6 settembre 2026

Una Patricia Urquiola filosofa al CID del Grand-Hornu, in Belgio

Patricia Urquiola, collezione Hybrida in collaborazione con la Real Fabbrica di Capodimonte, 2022. Photo Francesco Squeglia
Patricia Urquiola, collezione Hybrida in collaborazione con la Real Fabbrica di Capodimonte, 2022. Photo Francesco Squeglia

C’è tempo fino al 26 aprile, invece, per tuffarsi nell’universo di un’altra grande e apprezzata progettista, la spagnola (ma italiana d’adozione) Patricia Urquiola. Quella in corso al CID del Grand-Hornu, il Centro per l’Innovazione e il Design nato in un ex complesso minerario, non è una  vera e propria retrospettiva, ma più che altro un affondo sulle ricerche portate avanti dalla designer con il suo studio negli ultimi cinque anni in diversi ambiti, dai materiali ai tessuti, dall’arredo alle installazioni. Il filo conduttore, che corre lungo tutta la mostra, nata come parte del festival internazionale Europalia España, è quello della metamorfosi come condizione inevitabile per qualunque essere vivente e piena di ricadute positive. La continua trasformazione della materia, e quindi della società umana, è anche al centro della conversazione tra Urquiola e il filosofo Emanuele Coccia che accompagna il movimento dei visitatori tra le sale facendo da contraltare teorico ai pezzi esposti. 

Patricia Urquiola. Meta-morphosa
CID del Grand-Hornu, Belgio
fino al 26 aprile 2026

Tutto sui funghi, risorsa inaspettata e “designer anarchici”, al Niewe Instituut di Rotterdam

Una veduta della mostra. Photo Aad Hoogendoorn
Una veduta della mostra. Photo Aad Hoogendoorn

Ha inaugurato alla fine del 2025, ma rimarrà aperta al pubblico fino al 9 agosto 2026 la mostra FUNGI: Anarchist Designers al Nieuwe Instituut, il museo di architettura, design e cultura digitale di Rotterdam che si distingue per la sua attenzione all’attualità e ai problemi contemporanei. Protagonisti, come è evidente già a partire dal titolo, sono i funghi, organismi viventi che in Olanda sono talvolta fonte di grosse seccature – per esempio, mettono a rischio l’integrità di circa un milione di case poiché si depositano sui pali di legno che le sostengono erodendoli piano piano – ma negli ultimi anni si sono rivelati anche una risorsa nuova e interessante da incorporare nella progettazione di oggetti e perfino edifici. Curata a quattro mani da un’antropologa, Anna Tsing, e da un’architetta e artista, Feifei Zhou, l’esposizione cerca di fare il punto su caratteristiche e potenzialità di questi “designer anarchici” attraverso una serie di installazioni, per lo più interattive, opere d’arte e ricerche.

FUNGI: Anarchist Designers
Nieuwe Instituut, Rotterdam
fino al 6 agosto 2026

Musica e design al Cooper Hewitt di New York

Verner Panton, 3300 Stereo, 1963; San Francisco Museum of Modern Art, Accessories, Committee Purchase, by exchange, through a gift of Micheal D. Abrams. Photo Don Ross
Verner Panton, 3300 Stereo, 1963; San Francisco Museum of Modern Art, Accessories, Committee Purchase, by exchange, through a gift of Micheal D. Abrams. Photo Don Ross

Una mostra per melomani e per appassionati di design e tecnologia: Art of Noise, prodotta dal MoMA di San Francisco con la curatela di Joseph Becker e già proposta sulla West Coast, arriva a New York, al Cooper Hewitt, Smithsonian Design Museum, dove aprirà in una nuova veste il 13 febbraio. L’obiettivo è raccontare come sia cambiato il modo di ascoltare musica, e più in generale di interagire con essa, nel corso dell’ultimo secolo abbondante. Si va, quindi, dai fonografi di inizio Novecento agli strumenti più evoluti di oggi passando per icone come la radio stereofonica RR-126 di Achille e Pier Giacomo Castiglioni per Brionvega e la Wega 3300 progettata da Verner Panton nel 1963, i poster disegnati da Milton Glaser per i concerti di Bob Dylan e Aretha Franklin e il primo iPod. “La musica è la colonna sonora delle nostre vite, e il design è al centro dell’esperienza che ne facciamo”, spiega la direttrice del museo Maria Nicanor. “Per questo siamo convinti che molti visitatori, ammirando i pezzi in mostra, potranno ripercorrere momenti del loro passato riprovando le stesse emozioni di allora”.

Art of Noise, Cooper Hewitt
Smithsonian Design Museum, New York
dal 13 febbraio al 16 agosto

Giulia Marani

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Giulia Marani

Giulia Marani

Giornalista pubblicista, vive a Milano. Scrive per riviste italiane e straniere e si occupa della promozione di progetti editoriali e culturali. Dopo la laurea in Comunicazione alla Statale di Milano si specializza in editoria a Paris X-Nanterre. La passione per…

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