Visioni curatoriali in scatole da scarpe. Il progetto di Extraperlo al Madrid Design Festival

Jorge Penadès e Maria Cristina Didero hanno chiesto a 14 curatori di design di realizzare un progetto esemplare del loro approccio alla professione, con due soli vincoli: dimensioni contenute e prezzo mini. In mostra – e in vendita – a Madrid dal 18 al 21 febbraio.

EXTRAPERLO 2021, Madrid, TULGA BEYERLE
EXTRAPERLO 2021, Madrid, TULGA BEYERLE

In spagnolo, il termine estraperlo – che a sua volta discende da Straperlo, la marca di una roulette elettrica e facilmente manipolabile che venne introdotta in Spagna negli anni Trenta e fu all’origine di un grave scandalo – è diventato praticamente sinonimo di contrabbando, o comunque di qualunque commercio illegale che cerchi di aggirare il pagamento di tasse o di imposte allo Stato. A quell’immaginario fatto di sale da gioco nascoste e intrighi si ispira, con irriverenza e con una buona dose di senso dell’umorismo, il lavoro di Extraperlo, piattaforma curatoriale “non ortodossa” fondata dal designer andaluso Jorge Penadés.

EXTRAPERLO: LE ORIGINI DEL PROGETTO

Nel 2019, Penadés ha chiesto a 14 colleghi di spedirgli un progetto ciascuno per una mostra da allestire nella capitale spagnola durante il Madrid Design Festival. Le uniche clausole erano che il pezzo unico o il prototipo presentato fosse di piccole dimensioni e potesse viaggiare in una scatola da scarpe, e che la sua realizzazione non comportasse costi eccessivi, con l’invito a non concentrarsi troppo sulla perfezione dell’esecuzione e a non escludere ipotesi, prove scartate ed errori. In linea con il nome della piattaforma, gli oggetti sarebbero stati esposti e venduti, a prezzi ragionevoli, a un indirizzo comunicato soltanto all’ultimo momento.

ESTRAPERLO: IL NUOVO FORMAT

Per la quarta edizione della rassegna, in corso fino al 14 marzo con una serie di iniziative online e in presenza (e con un focus dedicato a Valencia, che nel 2022 sarà Capitale Mondiale del Design), Extraperlo ci riprova con un nuovo format che sostituisce ai designer i curatori. Affiancato per l’occasione da Maria Cristina Didero, il designer spagnolo ha chiesto questa volta a 14 figure di primo piano del mondo curatoriale legato al design, indipendenti o attive all’interno di musei o istituzioni, di inviare un progetto che fosse rappresentativo del loro approccio alla professione e della loro visione, e che rispettasse i due requisiti già imposti ai designer in passato: le dimensioni contenute, tali da consentire la spedizione in una scatola da scarpe, e un costo di realizzo, comunque sostenuto dagli stessi partecipanti, non eccessivo. I progetti saranno esposti dal 18 al 21 febbraio e venduti al pubblico al prezzo – uguale per tutti, più o meno elaborati che siano – di 500 euro. “Se curare significa selezionare, correggere, scegliere e guidare qualcuno lungo uno specifico cammino o processo, noi non abbiamo fatto niente di tutto ciò” spiegano Jorge Penadès e Maria Cristina Didero nella loro veste di curatori di curatori (curatori al quadrato?), che aggiungono che “ci vuole senz’altro un certo senso dell’umorismo per accettare di essere parte di un’operazione come questa”.

EXTRAPERLO: LE RIFLESSIONI

A un brief così aperto, i curatori coinvolti hanno risposto con riflessioni che si muovono in direzioni anche molto diverse tra loro. Aric Chen, il direttore di Design Miami-Basel, gioca con le sue origini cinesi e con gli stereotipi associati al paese con una serie di adesivi che problematizzano il rapporto tra “originale” e “copia”. La curatrice britannica Libby Sellers rispolvera un vecchio gioco fatto con la carta – l’origami indovino o “inferno e paradiso”, in inglese fortune teller – per fantasticare su possibili, o impossibili, campi di indagine e titoli per mostre future. Ana Domínguez Siemens, dal Brasile, ha spedito degli artefatti realizzati con due manifatture diverse, istruendo gli addetti soltanto attraverso una serie di messaggi vocali. Tulga Beyerle, la direttrice del Museo di Arti Applicate di Amburgo, mostra la sua “scatola dei pensieri”, un contenitore nel quale raccoglie appunti e idee in vista di una mostra, mentre la curatrice italiana Annalisa Rosso propone una serie di tessuti stampati ai quali ha lavorato con lo studio di design Parasite mettendo in pratica quella che è una parte importante del lavoro di curatore, il commissionare opere ad altri.

– Giulia Marani

EXTRAPERLO 2021 – CURATING CURATORS / Madrid, dal 18 al 21 febbraio 2021
A cura di Maria Cristina Didero e Jorge Penadés
Antonio Ulloa 36, Bajo Izquierda, Madrid
Extraperlo.org 

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Giulia Marani
Giornalista pubblicista, vive a Milano. Scrive per riviste italiane e straniere e si occupa della promozione di progetti editoriali e culturali. Dopo la laurea in Comunicazione alla Statale di Milano si specializza in editoria a Paris X-Nanterre. La passione per l’universo del progetto nasce proprio a Parigi, dove lavora nella redazione della rivista Architectures à vivre (dal 2007 al 2012) e partecipa al lancio di EcologiK, la prima rivista francese dedicata alla progettazione ecoresponsabile. Collabora con Artribune dal 2013 e coordina le pagine dedicate al design da gennaio 2019.