Compasso d’Oro 2020: i vincitori e le novità della XXVI edizione

Il premio dell’Associazione Design Industriale, oltre a individuare i migliori prodotti del biennio precedente, fotografa la società italiana in un dato momento storico. L’edizione 2020, post-pandemica e ospitata per la prima volta nella sede del nuovo ADI Design Museum, non fa eccezione

Il mare a Milano
Il mare a Milano

La parola chiave per raccontare la ventiseiesima edizione del Compasso d’Oro è “nuovo”. Nuovo è lo spazio in cui si è svolta la premiazione, l’ADI Design Museum in cui il pubblico potrà (da adesso e fino al 16 settembre) entrare per la prima volta per vedere i progetti selezionati in attesa della vera e propria inaugurazione prevista per dicembre, e nuova è una categoria di riconoscimenti che applica il concetto di carriera non soltanto alle persone, i nove progettisti e teorici del design italiani (Rossella Bertolazzi, Gilda Bojardi, Marco Ferreri, Carlo Forcolini, Carlo Molteni, Piero Molteni, Anty Pansera, Vanni Pasca, Eugenio Perazza e Nanda Vigo, ricordata con un commovente omaggio) e i tre stranieri (Emilio Ambasz, la coppia formata da Nasir e Nargis Kassamali e Jasper Morrison) premiati con il Compasso d’Oro alla carriera, ma anche ai prodotti.

ARCO, Courtesy Fondazione Achille Castiglioni
ARCO, Courtesy Fondazione Achille Castiglioni

UN PREMIO ALLA LONGEVITÀ: LA POLTRONA SACCO, ARCO E NATHALIE

I premi Compasso d’oro alla carriera del prodotto, questo il titolo, vengono assegnati a oggetti particolarmente longevi, ai quali un’attenta progettazione ha garantito una durata straordinaria e che, decenni dopo essere stati concepiti, sono ancora in produzione. In questa categoria, la giuria internazionale presieduta dal designer Denis Santachiara ha scelto tre prodotti che, oltre a essere tra i più citati e raccontati del design italiano, hanno due elementi in comune oltre alla durata: quando sono usciti hanno rappresentato un elemento di rottura col passato, e hanno contribuito a traghettare il paese nella modernità sostenendo e accompagnando nuovi stili di vita. La poltrona Sacco disegnata nel 1968 da Piero Gatti, Cesare Paolini e Franco Teodoro (e prodotta da Zanotta a partire dall’anno successivo) rompe gli schemi con la sua seduta destrutturata, senza gambe, sedile o schienale, e lascia un’inedita libertà nella scelta della postura. Negli anni è diventata anche un riferimento pop, presente e riconoscibile nelle strisce dei Peanuts come in una scena diventata iconica del film Fracchia la belva umana, in cui la sua forma inconsueta mette in difficoltà il personaggio interpretato da Paolo Villaggio. La lampada Arco dei fratelli Castiglioni – un’altra icona, prodotta da Flos dal 1962 – ha mescolato i criteri di fruizione delle lampade mettendo in questione l’allora rigida divisione tra sospensione, applique e lampada da terra. Nathalie, disegnato da Vico Magistretti per Flou nel 1978, è il capostipite dei letti tessili e aveva come atout principale il poter essere rifatto con semplicità. L’ideale per una nuova generazione di donne lavoratrici ed emancipate, alle quali si rivolgeva molto chiaramente anche la pubblicità dell’epoca.

I COMPASSI D’ORO, TRA NUOVI STILI DI VITA E SCOMMESSE PROFESSIONALI

La seduta Nathalie
La seduta Nathalie

I diciotto Compassi d’Oro tradizionali, assegnati come di consueto dopo un lungo percorso scientifico a prodotti selezionati nel biennio precedente e rappresentati metaforicamente da altrettanti alberi in un’installazione che fa parte della mostra visitabile fino al 16 settembre, compongono un’efficace istantanea del nostro tempo. Si riconosce la necessità di distanziamento fisico figlia della pandemia, per esempio nella scelta del dispositivo medicale D-Heart (Design Group Italia), che permette al paziente di farsi l’elettrocardiogramma in autonomia e al medico di seguirlo a distanza, o del sistema di partizioni per ufficio Chakra di Universal Selecta (design Eugenio Pasta) che separa senza isolare, ma anche l’attenzione per l’inclusione sociale e l’universo della disabilità, e l’affermarsi in maniera sempre più decisa di nuove modalità di trasporto rispettose dell’ambiente. Tra i premiati ci sono, infatti, diversi progetti che ruotano intorno alla mobilità elettrica, dalla panchina multifunzionale E-lounge disegnata dallo studio milanese Antonio Lanzillo & Partners per Repower che permette di ricaricare biciclette e dispositivi elettronici alla colonnina Enel X (Koz Susani Design), pensata per introdursi nel paesaggio con discrezione. Nell’ambito più tradizionale del mobile, c’è la sedia Eutopia disegnata e prodotta da Francisco Gomez Paz che è uno dei progetti più entusiasmanti degli ultimi anni perché nasce lontanissimo dai circuiti blasonati del mobile – a Salta, in Argentina, nello studio del designer – con un approccio a metà strada tra design industriale e artigianato e a partire da materiali poveri e rinnovabili. Un’innovazione progettuale, l’incastro di dodici listelli di legno di soli 6 mm di spessore, consente di ridurre al minimo il materiale e la rende leggerissima.
L’ambito riconoscimento è stato consegnato anche al designer cipriota Micheal Anastassiades, per l’apparecchio illuminante Arrangements frutto del suo rapporto decennale con Flos, e, spostandoci in territori più immateriali, alle Gallerie degli Uffizi per il loro nuovo logo e a Food for Soul, l’associazione no-profit fondata da Massimo Bottura e Lara Gilmore per combattere lo spreco alimentare, apprezzata dalla giuria perché “unisce due mondi che normalmente vengono tenuti a distanza, il mondo del bisogno e quello dell’arte”.

-Giulia Marani

XXVI Compasso d’Oro ADI
Mostra METTERE RADICI
9 – 16 settembre 2020, ore 11 – 20
Ingresso libero
ADI Design Museum – Compasso d’Oro, via Ceresio 7, Milano

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Giulia Marani
Giornalista pubblicista, vive a Milano. Scrive per riviste italiane e straniere e si occupa della promozione di progetti editoriali e culturali. Dopo la laurea in Comunicazione alla Statale di Milano si specializza in editoria a Paris X-Nanterre. La passione per l’universo del progetto nasce proprio a Parigi, dove lavora nella redazione della rivista Architectures à vivre (dal 2007 al 2012) e partecipa al lancio di EcologiK, la prima rivista francese dedicata alla progettazione ecoresponsabile. Collabora con Artribune dal 2013 e coordina le pagine dedicate al design da gennaio 2019.