Mascherine, le grandi assenti. Scatta la solidarietà creativa: ecco chi dà una mano

Uno dei problemi più spinosi, nei giorni durissimi della pandemia, è quello dei dispositivi personali di protezione. Introvabili, mai sufficienti. Qualcuno, con creatività e spirito solidale, si mette al servizio delle comunità locali. Belle storie, da un’Italia in sofferenza che reagisce.

Mascherine 3d e in tessuto, confezionate da Diego Bocelli con la famiglia

Nel cuore dell’emergenza Covid-19, con la durissima crisi economica che si profila all’orizzonte su scala mondiale, l’Italia affronta il grande tema dei presidi di protezione individuale, clamorosamente assenti sull’intero territorio nazionale, da settimane: le ormai mitiche mascherine per proteggere le vie respiratorie mancano nelle case delle persone e mancano nelle aziende (inquietante il servizio di “Piazza Pulita” dello scorso 19 marzo, dedicato al mega hub Amazon di Castel San Giovanni, a Piacenza: distanze tra le migliaia di lavoratori non rispettate e nessun dispositivo in dotazione). Ma soprattutto mancano negli ospedali. Si lavora in affanno, con una situazione di tracollo conclamato nelle zone rosse (tra posti in rianimazione e personale del tutto insufficienti), e si lavora in assenza delle misure minime di salvaguardia, dei pazienti e degli stessi medici, infermieri, oss, esposti a un rischio altissimo.
E mentre sembra che il Governo sia riuscito a sbloccare alcuni carichi di mascherine omologate, dotate di filtro antivirale e destinate all’Italia, in Paesi europei in cui erano state inspiegabilmente sequestrate alla dogana; mentre qualche sciacallo gonfia i prezzi sul web o mette in atto vere e proprie truffe; mentre Stato e singole regioni iniziano a impegnare cifre ad hoc, chiedendo ad alcune aziende di riconvertire temporaneamente la produzione… Ecco che arrivano  piccole, commoventi storie di solidarietà, creatività e intraprendenza spontanea.

Mascherine in tessuto realizzate da Stiltex Group, in Sicilia

PICCOLE AZIENDE E BOTTEGHE: LE MASCHERINE FAI DA TE IN TESSUTO

Le sartorie e le fabbriche tessili sono già un modello. A Roma, in zona Piazza Bologna, una bottega ha chiuso i battenti, in osservanza dei nuovi decreti nazionali, ma le lavoratrici hanno tirato fuori un’idea, accolta con favore dai clienti e poi da tanti utenti sul web: produzione propria di mascherine in stoffa, gratuite e solidali. Le sarte si rimettono a lavoro e forniscono su richiesta questi dispositivi casalinghi, utili a garantire un minimo di protezione. In due giorni, grazie al passaparola, ne sono state sfornate oltre 300, mentre gli ordini continuano a lievitare. Specificano però i responsabili: “non sono mascherine chirurgiche, né hanno il filtro. Chi ha patologie respiratorie o altri problemi deve rivolgersi in farmacia”.
Stessa intuizione a Napoli, dove Massimiliano Sorvino, fondatore del marchio partenopeo Sartoria Italiana, offre il suo contributo alla causa. La sua sartoria produce mascherine in quantità massicce, da donare ai comuni di Afragola, Casoria, Cardito e Villaricca, con cui sono stati presi accordi. E così in provincia di Catania, a Calatabiano, dove la Stiltex Group Tessuti sta mettendo a disposizione della comunità locale il TNT (il classico tessuto-non-tessuto di produzione industriale) per realizzare dei dispositivi da distribuire nelle farmacie e parafarmacie del Comune. Il tutto gratuitamente, s’intende.
Solidarietà e impegno, restituendo il volto migliore di un Paese che non sempre e non dappertutto ha mostrato di aver compreso la natura emergenziale dei provvedimenti in atto e la necessità di rispettarli con rigore. Anche dinanzi a un numero di decessi che ha incredibilmente superato la Cina, tiene banco l’assurda polemica sull’eccessiva limitazione delle libertà individuali, sull’impiego dell’esercito per integrare i controlli territoriali e su una presunta deriva di stampo fascista. Quando la capacità di essere fuori luogo diventa persino pericolosa: l’unico risultato, al limite, è quello di incoraggiare nei cittadini la trasgressione di norme tanto pesanti, quanto necessarie.

Produzione di mascherine da Sartoria Italia, a CasoriaProduzione di mascherine da Sartoria Italia, a Casoria

QUELLE FATTE COL 3D. I GIOVANI MAKER A LAVORO

E intanto, in questo scenario di sacrificio collettivo, di numeri allarmanti e di difficoltà di gestione quotidiana, ci sono anche i giovani creativi, che nel vuoto dell’inattività forzata si mettono all’opera. E danno una mano.
Diego Bocelli, per esempio. Studente all’Accademia di Belle Arti di Carrara, come tutti alle prese con piattaforme di e-lerning e smart working, durante una lezione di storia dell’arte contemporanea racconta del suo esperimento in corso. È la docente a parlarne, con orgoglio, sul suo profilo Facebook: Laura Barreca, direttrice del Museo civico di Castelbuono e del Museo delle Arti di Carrara, scrive di Diego e posta la fotografia di alcune mascherine, realizzate con un materiale rigido. Nulla di industriale però. La filosofia è quella del “do it yourself”, con spirito green e con la precisione di una stampante 3D. Si tratta di dispositivi in pla e tpu, materiali riciclabili e compostabili. “Ogni giorno”, spiega Barreca, il ragazzo “riceve una richiesta di 1000 mascherine, mentre lui riesce a produrne solo 65. Un atto di responsabilità e di amore per il prossimo come questo dobbiamo ricordarcelo quando tutto sarà finito, soprattutto perché proviene da un giovane che mette a frutto le sue competenze tecnologiche. Senza trarne ricavo economico”.
Bocelli non è l’unico a cimentarsi nella lodevole impresa. È lui stesso a raccontarci di come si sia creato, in rete, un network spontaneo di maker, tutti abili nel campo della stampa 3D: scambiandosi progetti, intenzioni e suggestioni, hanno avviato queste produzioni casalinghe, con tanto di distribuzione fai da te nei singoli Comuni di appartenenza, contando sull’aiuto di associazioni di pubblica assistenza, in qualche caso in sinergia con le amministrazioni, oppure col contribuito di amici, reinventatisi corrieri per consegne a domicilio.

Mascherine by Diego Bocelli realizzate con BioMake

LA STORIA DI DIEGO. UN’INTERA FAMIGLIA ALL’OPERA

I dispositivi – che sono oggetti anche esteticamente interessanti – non sono però omologati e non possono dunque sostituirsi ai presidi medici: “come ho sempre scritto nei miei post”, precisa Bocelli, “le mascherine non sono autocertificate. Ma sono un piccolo aiuto per chi è più fragile, ad esempio per chi, come mia madre, è sotto chemioterapia. Facendo parte di diversi gruppi Facebook di stampa 3D, abbiamo deciso di iniziare a stamparle con le nostre stampanti fdm e altre tecnologie. Tutto a nostre spese. Il progetto si trova sul sito www.thingiverse.com, io ultimamente l’ho ridisegnato modificando il porta filtro”.
Una filiera non sempre agevole, con un impegno economico personale e magari con qualche difficoltà logistica: “Le stampanti”, spiega, “sono a casa di mio padre, a Rosignano, mentre io vivo in provincia, a Vada, poco distante. Con i rigidi controlli attuali spostarmi è diventato un problema e il babbo dà una mano a portare avanti il processo. Le macchine adesso sono un po’ in affanno, avendone solo 6 a disposizione sono riuscito a produrre oltre 250 pezzi, mentre il filamento, che ha un suo costo, è quasi finito. Allora ho chiesto aiuto anche a mia madre, perché si mettesse a realizzare quelle usa e getta, confezionate manualmente, in TNT disinfettato o garze sterili, con una graffetta per farle aderire al naso: aveva già creato dei prototipi prima, per sé stessa e per i vicini”.
E ci tiene ancora a precisare di essere solo “uno dei tanti, impegnati con simili produzioni. Non bastiamo, ma stiamo facendo il possibile”. Viste le oggettive limitazioni produttive, Diego comunica quindi su Facebook di voler rilasciare gratuitamente il file della sua mascherina, con le indicazioni per stamparla, così da permettere a tutti, in ottica “open source”, di adoperarsi per la causa. E mentre tutta la famiglia si spende per l’emergenza – inclusa la sorella, impegnata come volontaria in attività di sanificazione delle strade di Rosignano, insieme alle squadre del settore antincendio boschivo – arrivano continue richieste per lui, che annuncia sui social: “da oggi inizio a fornire mascherine con il BioMake dell’azienda www.make-shape.com. In poche parole è lo stesso materiale delle buste biodegradabili”. Ingegno, generosità, intelligenza creativa, solidarietà. L’Italia bella, che resiste e che collabora, facendo rete e impiegando il tempo in modo sano: meno polemiche, più responsabilità.

–       Helga Marsala     

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove è stata anche responsabile dell'ufficio comunicazione. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. Dal 2018 al 2020 ha lavorato come Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana e dell'Assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana.