Il lido Nabilah a Bacoli diventa un progetto d’artista: Shell di Eugenio Tibaldi

Shell è il progetto che Eugenio Tibaldi ha creato per il lido Nabilah sulla Spiaggia Romana di Bacoli, in Campania. Tra architettura, entertainment e arte contemporanea. L’intervista

Shell © Danilo Donzelli Photography
Shell © Danilo Donzelli Photography

Più che un intervento artistico si tratta di un approccio diverso rispetto alla normale progettazione dei locali, un approccio “informale”. Come ben sai le mie installazioni sono tutt’altro che funzionali per cui è stato molto interessante ragionare per qualcosa che dovesse funzionare realmente ed andare incontro ai futuri fruitori cercando di portarli all’interno di un paesaggio alternativo”. A parlare è l’artista Eugenio Tibaldi che con Luca Iannuzzi, proprietario del NABILAH, un lido presso la Spiaggia Romana di Bacoli, in Campania, ha realizzato il restyling della struttura pensando ad un ambiente di 300 mq non convenzionale, coperti da una tensostruttura di acciaio, legno e PVC, a forma di conchiglia. Il progetto, che coniuga design e tecnologia (ma anche ambiente, con elementi naturali inseriti all’interno di uno spazio pensato per il divertimento con beach club, ristorante, eventi), è stato realizzato sugli sketches di Tibaldi, che ci racconta: “Ho tentato di traslare alcuni aspetti del mio processo artistico all’interno del progetto ed attraverso un dialogo continuo con Luca abbiamo ragionato su un luogo che deve innanzitutto rispondere alla stessa richiesta che ci siamo fatti 15 anni fa”.

Ovvero?
Ovvero creare un ambiente in cui vogliamo stare bene noi, sicuri che per far provare delle emozioni a chi lo sceglierà dobbiamo costruirle sulle nostre sensazioni, sulle nostre percezioni, giocando a carte scoperte, rischiando senza replicare qualcosa di già conosciuto. A posteriori posso dire che quello che ha caratterizzato negli anni le scelte del NABILAH non è un vero e proprio stile architettonico o di design, è più una filosofia. Una filosofia costruita attraverso il dialogo e la stratificazione delle esperienze: con il tempo abbiamo cambiato la percezione della fruizione del mare, testato materiali, sperimentato luci, fallito alcune scelte, lanciato messaggi e fatto bizzarrie, con quest’ultimo e più organico intervento ho cercato di dare un messaggio più profondo, che non miri a stupire, ma a sospendere.

Mi racconti la storia di questo luogo e perché hai deciso di confrontarti con esso?
Per raccontarti la storia del luogo devo raccontarti la storia dell’amicizia che mi lega a Luca da molti anni. Ci siamo conosciuti all’ inizio degli anni 2000, io ero da poco a Napoli e lui era rientrato da Londra, ci siamo incontrati per caso, allora per sbarcare il lunario realizzavo anche collaborazioni nell’ambito del design ma lui da subito si è interessato al mio approccio artistico. Da allora ne abbiamo fatte molte insieme, abbiamo progettato elementi molto singolari, ricordo il bancone bar del 2003 o la capsula modernista sulla piscina del 2005 o ancora i letti matrimoniali in ferro battuto sul mare. Abbiamo lavorato cercando sempre di incuriosire il visitatore del NABILAH, di spiazzarlo e di offrire altre possibili letture del luogo. Inoltre Luca è stato sempre attento e presente nella mia ricerca artistica fino ad essere finanziatore di “SUPERNATURAL” nel 2008, una delle mie installazioni più visionarie.

Quale ruolo ha questo luogo per la comunità e come hai lavorato per interagire con gli abitanti?
A distanza di anni ti direi che è stato il NABILAH a generare una comunità. Torregaveta era percepita come una periferia, nella visione di una Napoli allargata che fagocita tutto ciò che ha intorno. Attraverso un progetto ambizioso ed una programmazione internazionale il NABILAH ha creato un esempio ed è divenuto un luogo del cuore per molti napoletani e non. Oltre aver generato questa comunità  la struttura è cresciuta insieme a lei cambiando di continuo e scardinando tutti i luoghi comuni. La cosa che ci ha spinto all’inizio era l’idea di realizzare un luogo che sfuggisse a tutti gli schemi già conosciuti di lido, ristorante, locale o di discoteca, in tutti questi anni non si è mai fermato ed ha generato un nuovo modo di vivere il mare

Che tipo di dimensione hai creato? Che cosa succederà all’interno?
Questa volta la ricerca è stata mirata, siamo partiti dall’unico dato certo che avevamo, il 1956, l’anno in cui è stato fondato il lido. Da qui è iniziato uno slittamento in una sorta di “nostalgia per il futuro” ovvero costruire un ambiente possibile ma non reale, (da sempre ritengo la realtà molto meno interessante della percezione) fatto di dettagli che rimandano ad un tempo altro, ad un futuro mancato che poteva essere. Un futuro utopico che contempla il passato come bagaglio, che registra gli errori e le incertezze come momenti di costruzione preziosa rivisitandoli in un’atmosfera che con un termine partenopeo unico al mondo si potrebbe definire di dolce “pucundria”.

Spiegaci meglio…
Così la tecnologia industriale richiama delle geometrie vintage e si presta per realizzare utopici fondali di post-modernariato, gli oggetti di culto degli anni 50 alloggiano in teche come reperti, i materiali si fingono altri e la leggerezza di un’architettura fatta di legno e tela diventa una sala elegante con enormi fioriere che abbattono il confine tra interno ed esterno in cui ogni evento è possibile. I materiali e le tecnologie che superano il reale ci trasportano nel mondo del percepito, Shell, in realtà è un gioco alla dissimulazione un luogo in cui i materiali sembrano altri, la pavimentazione è realizzata con le tavole dei cantieri edili trattate come i parquet francesi, i tavoli sembrano in marmo lucidissimo ma sono in gress, la struttura con la copertura che sembra aerea e leggerissima copre 380 mq con la forma della conchiglia tipica dei campi flegrei e le vetrate a filo continuo annullano la divisione fra esterno ed interno regalando una sensazione di sospensione.

E gli arredi?
Sono miscelati, alcuni sono originali dell’epoca e attualizzati con interventi personalizzati ed altri sono stati disegnati da me appositamente per la struttura. Così questo viaggio temporale non è verso il passato e neppure verso il futuro, è una sorta di spostamento laterale in un mondo parallelo in cui il NABILAH assume le sembianze della buca del bianconiglio in cui entrare e poter ridurre la pressione.

-Santa Nastro

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.